GENTE DI CAMPO. Vigna che passione. Maria Pia Castelli

C’è da alzarsi molto presto in certi mesi dell’anno. È notte quando si affronta freddo pioggia fango. Eppure lo si fa. Per lavoro e per passione.

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Nei mesi invernali la vigna dorme, poi i primi segnali: foglie, tralci, infine gli acini. Allora, si spera nel sole. Ci si augura che le nuvolaglie all’orizzonte non siano grandine.

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Maria Pia Castelli e la sua famiglia gestiscono a Monte Urano l’azienda agricola omonima. Domani (sabato 28 e domenica 29 gennaio) apriranno la cantina per l’annuale appuntamento de I Giorni della merla.

Venderanno vino sfuso, quella parte, minoritaria, che non viene imbottigliata. Con loro ci saranno anche diversi piccoli produttori della nostra montagna, con formaggi, pane, dolci e salumi. Una chiamata a raccolta per solidarietà e condivisione.

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Come di consueto, nell’attrezzata cantina si ritroveranno acquirenti comuni e poi artisti, maestri concertatori, docenti universitari. Tra botti e bottiglie si muoverà l’ultimo arrivato in azienda: il figlio Alessandro (26 anni) che ha frequentato l’Istituto Tarantelli di Sant’Elpidio a Mare, indirizzo turistico commerciale, e poi ha iniziato a lavorare in vigna. Non se ne starà lontano neppure Edoardo (23 anni), iscritto a Scienze Bancarie e Assicurative, che non fa mancare, all’occorrenza, le sue braccia in campagna, e la cura dei social. Né mancherà l’occhio del regista: Enrico Bartoletti, marito di Maria Pia.

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Lei è laureata alla Scuola per Interpreti e Traduttori, ha lavorato in Inghilterra. Parla inglese con scioltezza. Portentosa con le scolaresche estere.

Moglie e marito hanno iniziato nel 1992. Sposati da tre anni, partono in camper alla scoperta della Borgogna e dei suoi vini. Rientrati in Italia, visitano il Piemonte e la sua realtà viti-vinicola. Nasce il progetto di impiantare una vigna sul terreno che circonda la loro casa di campagna. Non è semplice. La passione ha bisogno di professionalità. Ed ecco il maestro: Erasmo, padre di Maria Pia, un «contadino di elevata esperienza e anche vignaiolo». Sarà lui a benedire e consigliare. Sarà lui a piantare prima 4 ettari di vigna con Montepulciano e Sangiovese e poi, nel 1999, altri 4 ettari a Montepulciano e a vitigni a bacca bianca. Maria Pia ed Enrico cambiano però logica: meno prodotto, più qualità. La svolta è nel 2000 con Marco Casolanetti, giovane produttore di grande esperienza. Felice il connubio anche tra Erasmo e Marco. L’azienda prende forma. È dura, ma si procede. Erasmo, nonostante la malattia, vigilia. Marco è un vulcano di idee. Si sceglie il legno migliore per le botti. Nel 2001, il primo vino. Nel 20002 la piccola vera produzione. Il 2002 è anche l’anno di una impietosa grandinata che rovina il Sangiovese. Il Montepulciano però è salvo e una parte dei vitigni a bacca bianca pure. Erasmo muore il 15 Gennaio 2003 lasciando soli Maria Pia ed Enrico. Il cammino però è tracciato L’obiettivo della coppia è sempre lo stesso: produrre vini sinceri, ricchi di personalità, praticando un’agricoltura «pulita». Di Erasmo non rimane solo il profondo affetto ed il vivo ricordo, ma un Montepulciano in purezza a lui dedicato che prende proprio il suo nome: Erasmo Castelli.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 27 gennaio 2017

#vino #Borgogna #igiornidellamerla #MonteUrano

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