CAMMINO LA TERRA DI MARCA. Il nostro lupo. I nostri lupi tra mito e realtà

Lone Wolf è il lupo solitario di una serie di romanzi fantasy dello scrittore inglese Joe Dever.

Il lupo solitario è anche quello che i montanari dei Sibillini hanno incontrato nei boschi. Senza branco, gli occhi che scintillano nella notte, le impronte inconfutabili che lo contraddistinguono.

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Anche i carabinieri forestali di Amandola e Montefortino lo hanno visto. Orgoglioso, bello. E affamato. Tanto da scendere sino ai paesi. Il sindaco di Ussita ne ha filmati quattro.

Anche Emanuele Luciani, guida naturalistica e vice presidente dell’Associazione Antichi sentieri Nuovi cammini ne fotografò due sopra Cessapalombo. Lungo la Valle del Fiastrone venne ripreso un «nucleo familiare».

Ma la normalità, da noi, non è questa. La normalità è il lupo solo.

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Alberto Mandozzi, montanaro, tartufaio di prim’ordine e conoscitore di funghi e sentieri, frequentatore di boschi e di picchi ha avuto due incontri, entrambi con un unico esemplare.

Quanti ce ne sono sulla nostra montagna? I dati del monitoraggio diffusi dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini indicano che «nel 2016 il numero di lupi nel territorio del Parco era compreso tra 35 e 43, suddivisi in gruppi familiari ciascuno composto da un numero di individui variabile da 2 a 9».

La leggenda nera parla invece di un numero ben più considerevole. Ma così non è. Se lo fosse, gli avvistamenti sarebbero maggiori e frequentissimi.

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«Generalmente sono giovani in cerca di formare un nuovo branco, ma che appunto hanno difficoltà a farlo per la scarsità di individui in circolazione» spiega Mandozzi, cui non piace il ventilato Piano Lupo del Ministero dell’Ambiente.

La leggenda nera accredita wolf come nemico dell’uomo.

È invece solo un «animale riservato», spiega un carabiniere forestale donna che ammette di ammirarlo. Quante storie su di lui.

«Io sono il lupo solitario, mi aggiro in paesi diversi» recita un canto di guerra dei pellerossa.

Rea Silvia si era trasformata in lupa per allattare i figli Romolo e Remo, avuti da Marte (Saremmo tutti figli della… lupa. Ma l’immagine ci riporta ad un passato prossimo non proprio esaltante).

Il lupo era animale sacro per il dio della guerra. Aristotele insegnava ad Alessandro il macedone, Magno più tardi, che la lupa Leto aveva generato Apollo e Artemide, gemelli.

Ad Agobbio (l’attuale Gubbio), San Francesco il lupo lo aveva ammansito, come narravano i Fioretti e come canta Angelo Branduardi.

Racconta l’ANSA che «Mauro Bassano, educatore cinofilo e studioso di lupi, nonché autore del libro “Il passo del lupo”, edito da La Nottola» ha lanciato un appello per la tutela degli animali selvatici dei Monti Sibillini. Tra questi c’è «Merlino, un esemplare di lupo che vive da sei anni in semi-cattività nel Parco, dopo esser stato recuperato quando aveva pochi mesi di vita».

Mito, storia, realtà, contingenze. Come sempre, occorre restare in equilibrio. Anche con il Piano nazionale. «Che poi i Lupi – conclude Mandozzi – creino qualche danno agli allevatori è vero! Però credo che bisognerebbe adottare sistemi di lotta consoni all’epoca in cui viviamo. Il ‘prelievo’ del 5% serve solo ad esacerbare gli animi, sia da una parte che dall’altra».

Mi piaci, nobile lupo.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 5 febbraio 2017

#lupo #MontiSibillini #Gubbio #Reasilvia #Roma


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