MINORI… PER MODO DI DIRE. Dal calcio alla pasta della domenica: Barbara Marcozzi da Campofilone

La guardo e penso: è un giunco, che si flette ma è pieno d’energia.

Barbara Marcozzi non ama i riflettori. Lavoro, famiglia, nipoti: questa la sua vita. Poi, approfondendo si apre un mondo.

Barbara è stata una mezzofondista, un’atleta che ha fatto agonismo. Le piaceva. Poteva essere una prospettiva. Poi, un infortunio la costringe al riposo. Ma la porta anche in un campetto, a Marina d’Altidpona, per seguire una partita di beneficenza. Quel giorno, ad una squadra manca un giocatore. «Vieni, Barbara, scendi in campo». Glielo chiedono le amiche. Lei il fiato ce l’ha per via dell’atletica. A pallone ci sa giocare perché da bambina si scontrava con fratelli e cugini. Scende in campo e ci rimane per… dieci anni, militando anche con la femminile dell’Ascoli. Oggi a pallone ci gioca ancora ma con suo nipote Jacopo, e tifa l’Inter. In auto però il borsone con la tuta per la palestra c’è sempre.

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«Energia», dicevamo, e allo stato puro, con capacità di adattarsi. Da studentessa alla Ragioneria di Fermo, pagava libri, trasporti e vacanze con piccoli lavoretti. Sua nonna Adelina le aveva insegnato a riconoscere le erbe spontanee, così Barbara le raccoglieva, le puliva, le sistemava e le vendeva. E nei ritagli di tempo intrecciava strisce di cuoio da offrire ai tomaifici.

Suo padre Secondo è stato, se non l’ultimo, il penultimo mezzadro del Fermano. Un uomo che «con umiltà ha costantemente vissuto la vita come una sfida in cui tutto è possibile, che mi ha sempre appoggiato non mettendomi nessun limite o costrizione» . Una vita dura, di sacrifici, che ha forgiato i figli (Barbara ha due fratelli: Giacomo e Attilio). Ma che ha cementato il senso della famiglia e la cultura delle tradizioni. Anche mamma Luisetta ha fatto la sua parte, «testarda come me: siamo entrambe Capricorno, mi ha inculcato il valore di “andare a testa alta ” e poter guardare sempre le persone negli occhi». Una grande maestra di vita è stata nonna Adelina che le ha insegnato a cucinare, imbandire la tavola, essere ospitale, ricordandole sempre: «impara l’arte e mettila da parte». Oggi Barbara, insieme ai fratelli, conduce l’azienda Marcozzi srl di Campofilone. È l’Antica Pasta secca conosciuta nel mondo. Lei si occupa del commerciale e dell’internazionalizzazione, correndo da un posto all’altro e partecipando a tutti i corsi che ritiene importanti. L’impresa nasce nel 1995, in un piccolo laboratorio di Campofilone. Quella che si produceva era la pasta della domenica, la pasta della festa. Barbara lavorava lì al mattino e arrotondava facendo la cassiera al pomeriggio presso un centro commerciale, e la gelatai il dopo cena.

Oggi è tutto diverso. Ma lei no. È rimasta quel che era: semplice, concreta. Un giunco di energia.

La Scheda:

Barbara Marcozzi, anno 1973. Nasce a Porto San Giorgio, seguendo poi la famiglia a Campofilone. Anzi, la precede di due anni, vivendo quel periodo con la nonna, per iniziare le scuole elementari proprio a Campofilone. Oggi si occupa del commerciale della Marcozzi Srl. La passione per lo sport la porta a sostenere aziendalmente associazioni sportive giovanili. La Marcozzi srl affianca, tra gli altri, la Croce Verde Valdaso, l’associazione missionaria Aloe aiutando due orfanotrofi e supportando banchi alimentari e case famiglie del territorio .

Da buona zia, segue la nipote Morgana che manifesta interesse per l’Antica Pasta.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino di sabato 11 febbraio 2017

#pastamarcozzi #Campofilone #Inter


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