GENTE DI CAMPO. Pochi ma buoni. I vini di Properzi

 

La chiamano San Simone. È la chiesa di Santa Maria in Muris. Si trova alla periferia di Belmonte Piceno. Giorni fa alcuni sindaci del cratere vi hanno presentato un progetto turistico. Il sindaco Ivano Bascioni ha offerto un aperitivo. I vini erano di una minuscola azienda locale. Ottimi. Sabato scorso sono andato a visitarla. Sul biglietto da visita si legge: Marcello Properzi produzione e vendita di vino.

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Casa e cantina distano poche decine di metri dalla chiesa-torre dei Farfensi. Il colore è rosa: difficile confonderlo con altri cascinali. Marcello Properzi ha 56 anni. Il suo mestiere è diviso tra l’asfaltatura delle strade e le due vigne.

properzi-bottiglie

La viticoltura è una sua vecchia passione. Risale a quando era adolescente. Suo zio Nello Verducci possiede una tenuta viti-vinicola a Vinci, in Toscana. Marcello andava a visitarla e a soggiornarvi. Campagna, viti, uva, vino, profumi e feste gli sono rimasti nella mente.

A Belmonte Piceno ha un piccolo appezzamento. I vitigni sono quelli del Sangiovese e del Trebbiamo. Più di recente ha impiantato la Passerina. Nel 2006 ha iniziato a imbottigliare. Non una grande quantità. Una cosa piccola ma di valore qualitativo. Per le bottiglie ha scelto due etichette: Trebbiano IGT e Castellarso Marche Rosso Piceno doc. Castellarso, se diviso in due, dà Castello Arso, un antico maniero bruciato di cui si sono perse le storie ma non la toponomastica. Bere quel rosso è sorbire anche il genius loci.

properzi-vigna

Il vino sfuso – che è la gran parte della produzione – viene acquistato dai residenti e dalla gente dei dintorni con il passaparola. Diverso per l’imbottigliato. Nei mesi estivi e in quelli di fine primavera arrivano i tedeschi. Sono attratti da una loro connazionale che ha preso casa a Belmonte e, dopo aver visitato il Museo dei Piceni e gli altri reperti dell’antica nostra civiltà, vanno da Marcello e acquistano bottiglie. In Germania dunque si beve Trebbiano e Castellarso soprattutto.

Nella piccola cantina sotto casa, Marcello mostra con orgoglio una fiaschetta di vino cotto, debitamente registrata. La cantina più grande si trova in un altro edificio. Si fa subito ad arrivarci, dopo aver svoltato notando un’enorme mimosa già fioritissima.

L’azienda fa parte del circuito di Campagna Amica della Coldiretti ed è presente in un portale di vini marchigiani.

Il lavoro si fa tutto in casa. Con l’apporto, in tempo di vendemmia, della signora Giuliana, moglie di Marcello. Anche Fabiana, figlia della coppia, dà il suo contributo. Fabiana è laureata in geologia. Suo padre spera che possa un giorno dedicarsi all’azienda di famiglia.

Mentre mi racconta questo, indica gli ottanta giovanissimi ulivi, la cui produzione al momento è solo per l’olio di casa.

Tra l’oliveto, la vigna più a est e la quercia solitaria ci sono parecchi segni nella terra. «Sono il risultato del continuo passaggio dei cinghiali. Il mio cane lupo abbaglia tutte le notti».

Tra qualche tempo Marcello andrà in pensione dedicandosi completamente alla vigna «per mantenerla, svilupparla e lasciarla… nelle mani di Fabiana».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 3 marzo 2017

#destinazionemarche #Piceni #BelmontePiceno #mediterraneandiet

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