La Biblioteca di Fermo. Giacimento di tesori e di passioni

Camminare nella storia, tra genti del passato, cogliendo spunto per l’avvenire.

La Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo lo consente. Più che altrove.

Non solo libri muti, nelle grandi stanze, in scaffali di legno. Ma qualcosa di vivo, con tante storie intrecciate e consegnate al futuro, cui domandare. Una corda ideale che lega generazioni, e che sembra dire: la vita ha un prima e avrà un dopo. Un legame.

Lo dimostra il nucleo originario della Biblioteca fermana – donato dal patrizio Paolo Ruffo (fine 1600) -, o i volumi acquistati dal cardinal Ricci, oppure il fondo più prestigioso, quello di Romolo Spezioli; o, molto più prossimo a noi, quello dello scrittore, poeta e docente Alvaro Valentini.

Bibliotecarie

Le bibliotecarie: da dx Leonori, Jommi e Tizi

Lo dimostra la Lettera di Cristoforo Colombo o il Libro delle Ore di Cristina di Svezia, o gli Erbari, o i numerosi testi di medicina. Lo dicono gli Incunaboli e le Cinquecentine. Vita vissuta. E tramandata.

Libri (e documenti) amati, sfogliati, accarezzati, che raccontano anche animo e carattere di chi li scrisse, li possedette, li copiò. Li legge.

Si entra nel Palazzo degli studi da piazza del Popolo ascoltando i bambini che frequentano la Biblioteca per ragazzi, piena di racconti. Si sale accolti da un salottino rosso, moderno, che ha come sotto-pavimento, ben evidenziati, i resti, probabili, delle mura medievali che limitavano piazza San Martino. Poi si snoda il corridoio, dove modernissimi tubolari in ferro conducono alle diverse sale: la più maestosa è quella di San Sebastiano perché ospitava la statua del santo trafitto.

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Le tre bibliotecarie: Maria Chiara Leonori (direttrice), Natalia Tizi, Cristiana Iommi non fanno mancare sorriso e competenza. Si percepisce passione – starei per dire: amore – per un lavoro che non è solo lavoro. Anzi

Quando, due settimane fa, il più famoso glottologo italiano prof. Augusto Ancillotti parlò delle Tavole eugubine, la dottoressa Iommi corse via dalla Sala grande per scovare e porgere al relatore, stupito, 12 foto ottocentesche (introvabili) delle tavole bronzee.

A cosa serve una Biblioteca ricchissima (350 mila volumi, 15 mila Cinquecentine, 600 Incunabuli, più stampe e disegni, più miscellaneee che contengono dagli inviti all’Opera ai matrimoni, alle tesi di laurea) se non a fornire spunti e carburante per l’oggi culturale e civile. Ecco allora le iniziative degli ultimi anni: 68, di generi diversi: dagli Antichi Globi Terrestri e Celesti nelle Marche, allo Sport tra Letteratura e Scienza, dalla Tecnica e Arte nel Restauro del Taccuino di Cola dell’Amatrice, ai Vasi di Farmacia, dalle Cartoline antiche ai Mari Laghi Fiumi e Paesaggi d’acqua, dalle foto ottocentesche sino a Neonati e Bambini nei Libri di Medicina e nelle Stampe. Proposte originali, tratte da documenti che riemergono dal silenzio. E prendono vita.

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C’è un giacimento enorme ancora da scoprire, studiare, catalogare. Perché accada occorre anche una sorta di alleanza tra le infaticabili bibliotecarie e i frequentatori. Più questi ultimi chiederanno e si faranno esigenti, più sosterranno, motivando, la ricerca interna. E i libri, le lettere, le stampe lasceranno i loro scaffali e riprenderanno a parlare. E a raccontare.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 19 marzo 2017

#Biblioteca #libri #CristoforoColombo #Fermo #destinazionemarche

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