GENTE DI CAMPO. I bovini di Scibé

Il vitellino di tre giorni è acciambellato sulla lettiera. È di color caffellatte, esattamente: fromentino, il colore dorato del frumento. A quattro mesi diverrà bianco. Come tutta la razza marchigiana.

Il toro Artù ha cinque anni, è possente e pesa 12 quintali circa. È il «fratello» di Uragano: il toro numero uno della razza marchigiana.

Scibè titolari

Barbara e Roberto Scibé

Sulle pareti sono affisse le schede della genealogia. Di ogni capo si conoscono genitori, nonni e indietro così. È la razza marchigiana in selezione iscritta nel libro genealogico italiano.

Sono nella stalla completamente in legno dell’Azienda Scibé, società agricola semplice, di Rapagnano, contrada Logognano.

Ad accompagnarmi è il titolare Roberto Scibé.

Scibé stalla

Roberto alleva bovini e produce per essi fieno e farina di favino, orzo, mais e grano. Pensa anche alla lavorazione delle carni e alla vendita. In macelleria lavora la moglie: la signora Barbara Ferracuti che confeziona pacchi famiglia con tutti i tagli.

La stalla è il fiore all’occhiello di questa impresa agricola familiare. I capi sono 45, «secondo la linea vacca-vitello» spiega Roberto.

Gli scompartimenti ospitano mucche gravide,  vitelli, toro. C’è pure una pezzata rossa svizzera. «Il suo compito è far da balia, ha parecchio latte ».

scibé svizzera

La “svizzera”

«I bovini sono molto delicati, si ammalano mangiando cose non buone – spiega Scibé – ed è per questo che preferisco fare tutto in casa». La lettiera dove vivono i bovini è in pendenza per favorire lo scivolamento del letame ripreso poi da un meccanismo che lo trasporta all’esterno dove viene ammonticchiato per poi essere sparso sui campi per il ciclo dell’azoto.

Scibé bovini

L’azienda Scibé produce tutto in proprio. 50 gli ettari di terreno, tra quelli di proprietà e quelli in affitto.

Gli appezzamenti si trovano su una collina in territorio di Rapagnano e arrivano sino al fosso che quasi confina con Torre San Patrizio. Da qui si vede la famosa Villa Zara che ospitò  a fine Ottocento la nobildonna inglese Margareth Collier.

Scibè interno stalla

Le “marchigiane”

La macelleria sorge dove un tempo si trovava il fienile. Il vecchio casale del babbo di Roberto, Bruno, è stato restaurato nel 2008. Ora è diventato un bellissimo B&B che ospita turisti stranieri e italiani. In campagna occorre far di tutto per quadrare i conti.

«Io sono nato in campagna. La terra ce l’ho nel cuore. Mio padre Bruno (mia madre si chiama Ivana Franceschetti) andò a garzone che aveva 12 anni. Pian piano è riuscito, con un mutuo a 40 anni, ad acquistare la casa e 10 ettari di terra. Poi l’età è avanzata sia per lui che per gli edifici. E per questi ultimi c’era bisogno di metter mano al restauro».  E così, accanto alla stalla, al bestiame, al foraggio, ai trattori, è nato il B&B La Perla con i suoi appartamentini Topazio, Ambra, Smeraldo, Rubino…

Scibè casa

Il B&B La Perla

Mentre parliamo, si presentano alcune delle dieci pecore di casa. «Ci danno gli agnellini, ma soprattutto fungono da decespugliatori», mangiano l’erba senza bisogno di interventi d’altro genere. Roberto possiede anche 300 ulivi, che producono, quando va bene, 50 quintali d’olio.

Accanto all’ex fienile vorrebbe allestire un piccolo ristoro. Progetto per il prossimo futuro.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino venerdì 7 aprile 2017

#Bovini #Agricoltura #RazzaMarchigiana #Rapagnano

 

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