Crisi o trasformazione. Fermo, Italia. Da dove ripartire? Non solo una mostra

Fermo, 2016: la morte del giovane nigeriano profugo Emmanuel; il caso Amedeo Mancini; il racconto spesso distorto delle tv; le bombe dinanzi alle chiese. La comunità cittadina spaccata, lacerata, le divisioni.

Centro Italia, 2016/2017: il terremoto, i cadaveri sotto i calcinacci, le distruzioni, gli sfollati, la paura, l’insicurezza, l’incertezza per l’avvenire. Che ne sarà di noi?

vio

L’on. Luciano Violante

«Da dove ripartire?». È la domanda che ieri (sabato) pomeriggio, dal palcoscenico di un Teatro dell’Aquila di Fermo gremito (non è bastata la platea, non è bastato il primo ordine dei palchi), ha posto l’ing. Marco Tricase. Il responsabile diocesano della Fraternità di Comunione e Liberazione ha citato il responsabile nazionale, Julian Carron: «Occorre capire cosa stia accadendo», ha ripreso le parole di papa Francesco: «Ci troviamo dinanzi ad un cambiamento d’epoca, a tutti i livelli». Ed ancora, con Massimo Recalcati: «Se fallisce l’io esplode la violenza». Servono anche le parole del Presidente della Repubblica Mattarella al Meeting di Rimini, estate 2016: «Abbiamo un’unica possibilità: ritrovare le ragioni di un impegno condiviso». Lo stesso impegno condiviso che nel 1946, dopo le macerie della guerra, dopo la spaccatura della guerra civile, dopo l’estrema indigenza e la fame portò l’Italia alla rinascita. Lo documenta la mostra, voluta dall’Associazione Il Raggio, Centro culturale Il Portico e Comune di Fermo, «L’incontro con l’altro: Genio della Repubblica dal 1946 ad oggi» aperta da ieri sino al 25 aprile alle Piccole cisterne.

Ma non il Genio inteso come il vip, il demiurgo, l’uomo della provvidenza. Ma la persona, un io qualsiasi ma pur sempre un io (unico, irripetibile e in rapporto con l’atro, per dirla con Sant’Agostino).

vitta

Il prof. Giorgio Vittadini

L’incontro al Teatro ne è stata la premessa.

Il sindaco Calcinaro ammette: «Il 2016 è stato un banco di prova per un amministratore. Il fattore critico di oggi è la diffidenza verso l’altro. Ci sono cattivi maestri in Italia. C’è una insofferenza diffusa».

Il Presidente emerito della Camera Luciano Violante entra subito nel merito: «Per costruire il futuro occorre ricostruire il passato, riprendere la memoria della fatica per costruire la democrazia che non esiste in natura ma è frutto di ragione e intelligenza… che va curata altrimenti si affloscia». Come una pianta non più innaffiata. Si sente l’eco di una grande lezione dell’allora cardinale Ratzinger agli universitari: la democrazia va incrementata ogni giorno e sostenuta, e difesa, e amata.

Nel mondo i paesi democratici sono solo il 40%. Negli ultimi dieci anni sono aumentati i regimi autoritari che riscuotono però consenso popolare.

La democrazia – ripete Violante – non è una conquista ottenuta una volta per sempre, né una pura tecnica di governo. Se fosse solo tecnica, gli autocrati avrebbero il vantaggio di decidere da soli, come più gli piace, e più rapidamente.

La democrazia, aggiunge, è invece dialogo, capacità di ricucire legami, costruire comunità, rapporti. Lavoro, fatica, impegno. Nessuna scorciatoia.

Le nuove generazioni la danno per scontata, la democrazia. Quelli nati dopo il ’50 la considerano acquisita una volta per tutte. Così non è.

Violante, che viene dal PCI, che ha amato Berlinguer e l’eurocomunismo e il coraggio del distacco dall’URSS e l’autonomia nazionale (quando Berlinguer parlò ai Sovietici l’aula piombò in un silenzio glaciale, tombale), racconta di De Gasperi, Togliatti, Moro, personaggi che vollero il bene del paese prima che della propria parte politica. Racconta dell’attentato a Togliatti (il leader dal letto d’ospedale chiese calma e ragionevolezza), di quella che fu definita la legge truffa (De Gasperi, battuto, poteva far ricontare il milione di voti bianchi e nulli, non volle per non spaccare il Paese). Oggi imperano invece l’emozione del momento, la politica fatta con un twit, la banalizzazione che non è semplificazione («semplificare è togliere il superfluo, banalizzare è togliere l’essenziale»). La classe dirigente non è più selezionata («non abbiamo più il setaccio»), si chiedono sempre più  diritti (dettati da impulsi personali) senza più alcun senso del dovere, il popolo rimane estraneo, non partecipa.

Eppure, «possiamo farcela». Se accadde nel 1946, se accadde nel 1977 (uccisione di Moro, brigatismo, terrorismo) può accadere ancora oggi.

Per Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, si tratta di ripartire dal «cuore ovvero dal desiderio di verità, giustizia, bellezza», da quell’ideale di solidarietà e bene comune che caratterizzò cattolici, comunisti, liberali. C’erano luoghi, ha detto Vittadini, dove questo si viveva e si viveva da subito: c’era l’oratorio, c’era la Casa del Popolo, c’erano le cooperative bianche o rosse. C’era l’impegno a rendere giustizia fatto concreto, quotidiano.

Oggi ci sono invece le corporazioni (ma non quelle medievali) che brigano per il solo e proprio interesse, che mangiano pezzetti di stato, e ci sono i pre-concetti che impediscono il confronto con la realtà, con l’altro.

Luciano, Giorgio, Giorgio, Luciano. Luciano Violante, della sinistra già comunista; Giorgio Vittadini del mondo cattolico si stimano, si chiamano per nome, si contaminano. Sono già un fatto di bene l’uno per l’altro

Da dove ripartire, allora? Dall’ideale «che rinasce come esperienza vissuta, dal riconoscere che l’altro è un bene per me». Basta piangersi addosso, grida Vittadini, basta con il difendere i privilegi, basta con gli interessi particolari.

C’è da ricominciare da zero. E subito. Per una trasformazione (Violante ha detto che il bivio è tra declino e trasformazione), per qualcosa di nuovo e anche di inedito.

Adolfo Leoni, domenica 9 aprile 2017

#Repubblica #Giustizia #Solidarietà #FondazioneperlaSussidiarietà

 

 

Annunci

One thought on “Crisi o trasformazione. Fermo, Italia. Da dove ripartire? Non solo una mostra

  1. Davvero un bel convegno, ricco di richiami, ricordi e motivi di riflessione; fa bene sentire ogni tanto gente seria che parla di “politica” e ti spiega cosa è effetttivamente: una delle attività umane più difficili complicate e per certi versi ingrata – con legioni di colleghi più o meno invidiosi del fatto che l’ incarico sia stato dato a Tizio invece che a Caio, o che l’ elettorato – dimostrando regolarmente “scarsa maturità ” – abbia votato Sempronio invece che Terenzio – e comunque tutti pronti a saltarti addosso perchè gli attesi miracoli non sono avvenuti o non avvengono con quella ampiezza che tutti vorrebbero…. In fondo pure Quello che faceva i miracoli abitudinariamente ha finito per scontentare talmente tanto che lo hanno messo in Croce… Fa bene sentirsi ricordare che la democrazia è solo una costruzione intellettiva umana – non istintiva nè naturale: istintivamente un gruppo si organizza dietro ad un capo, in genere il più grosso o quello che ci sa fare meglio: quando si gioca tra bambini è uno solo che decide di fare lo sceriffo, gli altri sette fanno gli aiuto sceriffo e l’ ottavo più piccolo fa il bandito….almeno più di cinquanta anni fa all’ epoca mia usava così ( io preferivo giocare ai Marines, ma non trovavo mai nessuno che fosse disposto a fare i Giapponesi, da allora sviluppai il ruolo dell’ incursore solitario). Le parole di Violante mi richiamavano parecchi elementi: ha insistito molto sulla natura non scontata della democrazia: lui nato in un campo di prigionia da genitori rinchiusi dal nemico; mi veniva da pensare ai cimiteri di guerra, definiti “il prezzo della liberta’ ” il prezzo da pagare quando vuoi riprenderti quella libertà o quella democrazia che ti sei giocato contando su una maggiore “efficienza amministrativa”. Ma allora dobbiamo accettare che la democrazia sia sempre inefficiente, con treni in ritardo, sanità disorganizzata e sicurezza pubblica affidata alla buona volontà ? Ma il terrorismo non lo hanno mica sconfitto con i carri armati nelle strade: lo hanno sconfitto con una azione intelligente di investigazioni preventive e successive, con processi fatti anche da cittadini che scelsero di fare i componenti della giuria popolare, con Marescialli dei Carabinieri che accettarono di partecipare all’ ultima azione di notte prima di andare in pensione la settimana dopo…. e che invece della pensione ottennero la medaglia d’ oro…. alla memoria…. Certo, è molto più comodo mandare tutto al diavolo invocando uomini forti e metodi spicci, è umano protestare perchè Don Vinicio prende i soldi e mio figlio disoccupato no…. ed è proprio del moderno intellettualoide progressista di 4′ categoria tacciare questi comportamenti di “sciocco populismo”, facendo imbestialire gli interessanti che a quel punto ti mandano al diavolo e votano Salvini. Un politico serio ti dice che quei ragionamenti sono normali negli uomini ed anche accettabili, perchè pongono questioni serie, che devi ragionare con le persone, mettendo nel conto la cagnara con annesso “vaffa” reciproco ma arrivando infine ad una conclusione produttiva: Don Camillo e Peppone facevano pure volare i tavoli ma alla fine si curavano reciprocamente i bozzi in testa ed andavano a lavorare insieme per risolvere qualche questione: magari la Cat che aveva combinato il guaio con il figlio del Tugnin, e li hanno cacciati di casa e quei due ragazzi che sono sempre stati insieme fin da bambini adesso dobbiamo aiutarli, lui l’ è un lavoratore con due braccia che sposta le montagne e lei c’ ha le mani d’ oro e fa certi ricami che manco con la lente d’ ingradimento… quindi Peppone va a parlare con quel testone del Tugnin e il Don si scotica quella matta della madre della Cat, poi tra sei mesi tutti a festeggiare in chiesa il matrimonio e conseguente Battesimo del piccolo Lenin Angelo Libero Michele Camillo Bakunin Tugnin…
    Oggi l’ intellettuaolide di cui sopra sbuffa con sufficienza di fronte a quei racconti ed ai film di Duvivier con Gino Cervi e Fernandel – due tra i migliori attori di teatro e cinema del loro tempo – commentando che quella era un’ altra epoca, un’ Italia passata e superata. Vero, di sicuro un’ altra epoca, quella dell’ Italia più povera, più ingenua (e non solo l’ Italia), più arretrata…. e della politica più seria e più vera.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...