CAMMINO LA TERRA DI MARCA. La Pasqua e l’ulivo

L’erba è bagnata. È piovuto stanotte. Cammino tra gli ulivi dell’amico Bruno Sponza, nelle campagne di Falerone, a due passi dall’incredibile – e ancora non del tutto decifrata – chiesa di San Paolino. I simboli incastonati alle pareti del piccolo e solitario tempio invitano a «esoteriche» interpretazioni quando forse sono il portato di un pensiero e di un’arte inclusivi.

È mercoledì santo, come ricorda il calendario cristiano. Dalle olive di queste piante si ricava il famoso Piantone.

olivo

Reminiscenze scolastiche materializzano la dea Atena in competizione con Poseidone per dar nome e protezione ad una città greca. Lo scontro era sul dono da offrire alla popolazione. Poseidone conficcò il tridente in terra facendone scaturire acqua… ma salmastra. Inutile, quindi. Atena offrì invece «il primo albero di ulivo adatto ad essere coltivato. Gli Ateniesi scelsero l’ulivo e Atena come patrona della città, perché l’ulivo avrebbe procurato loro legname, olio e cibo».

L’ulivo ha molto a che fare anche con il Cristianesimo. La volta stupenda della Cappella farfense di Montegiorgio, oggi impraticabile causa terremoto, oltre che di Elena alla ricerca della vera croce dove si compì lo strazio di Gesù, racconta di Adamo sulla cui tomba era germogliato un ulivo. Da quella pianta era stato staccato il ramoscello che la bianca colomba, nel becco, aveva consegnato a Noè. Segno che le acque s’erano ritirate e la vita poteva riprendere dopo il diluvio. Patto tra cielo e terra. Macro e micro che s’abbracciano.

A Monterubbiano, il pomeriggio del venerdì santo, la bara con il Crocefisso attraversa il centro storico. A Montegiorgio, uomini invisibili, nascosti da un drappo nero, strusciando la terra, trasportano una pesante bara con il dio annientato ma pronto a risorgere.

Tre croci, sulla collina dinanzi al Santuario di Santa Maria a mare e Sant’Anna, rievocano passione e morte. «La lancia e i chiodi attendevano. –scriveva Peguy – Il miracolo e la natura attendevano ugualmente».

Ancora ulivi in quelle campagne.  E sempre dall’ulivo sarebbe stato tagliato il legno per la croce di Cristo. «Ma la croce – scriveva Alfredo Cattabiani – è simbolicamente il Cristo stesso, sicché l’olivo trasformato nella Croce allude al Salvatore come Albero Cosmico, Asse del Mondo che collega cielo, terra e inferi».

Alcuni nostri grandi pittori: Simone Martini o Taddeo di Bartolo – come ricordava il grande studioso di tradizioni – nelle loro Annunciazioni raffiguravano l’angelo con un ramo d’ulivo invece che con il consueto giglio: «quel rametto era l’annuncio della nascita del Cristo-Olivo».

In un suo libro, lo storico montegiorgese Mario Liberati riportava che, nei giorni del giovedì, venerdì e sabato santo, al termine delle Lodi, avveniva lu vattesté, il battere. I sacerdoti, finita la preghiera, cominciavano a battere sui leggii con un rametto di ulivo, seguiti dai ragazzini che usavano invece bastoni con cui picchiavano, e con forza, sui banchi e sulle predelle. Immaginabile il rumore.

È Pasqua: Resurrezione del Cristo, per chi ci crede; occasione di  riflessione, per gli altri.

Auguri di vita buona a tutti. Perché ce n’è proprio bisogno.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 16 aprile 2017

#Pasqua #Ulivo #Olio #Gesù

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