GENTE DI CAMPO. Gabriele Mancini, tra frutteti e teatri. Accade a Belmonte Piceno (Italia)

La strada era di terra: vicinale. Poi è diventata comunale. Ora è della Provincia. Striscia d’asfalto che collega Belmonte Piceno a Servigliano, sponda destra del fiume Tenna, con a volte auto troppo veloci.

Abbarbicata alla collina che sale a Belmonte e lungo la piana che raggiunge il fiume, c’è una fila continua e ordinata di alberi. Sono circa quattromila: si srotolano per 22 ettari di terra, l’ottanta per cento dei quali è costituito da frutteti. Pesche soprattutto: Big Top, Big Bang, Saturnine, California. Poi, il restante 20 per cento, è costituito da meleti (la mela Armony quasi per nulla trattata), e le albicocche, le prugne, le ciliegie… 1400 quintali di prodotto l’anno, quando tutto va bene.

Mancini G.

Gabriele Mancini agricoltore e attore

Ne parlo con uno dei titolari dell’azienda: Gabriele Mancini (l’altro è suo fratello Primo), 58 anni, occhi azzurri inteerroganti, sguardo sveglio. Sediamo su due cassette, davanti al magazzino. «La campagna è sudore, fatica, incertezza». Ma anche libertà, «come quella – spiega – di parlare ora con te, tranquilli, o di fare una passeggiata al fiume». Gabriele è persona conosciuta: scrive commedie in dialetto, è attore e regista, nel 2002 ha fondato la Compagnia La Nuova. Intendo coglierlo però nella sua professione. Credo che il contatto con la terra sia la molla e l’ antenna del suo scrivere. E del successo in teatro.

Mancini magazzini

Da luglio a settembre, la sua frutta viene portata al mercato all’ingrosso di Macerata. Detta così sembra nulla. Pensate invece che ogni due giorni Gabriele si alzerà alle due e trenta (di notte) per partire un’ora dopo. Poi c’è la consegna diretta ai super-mercati e la vendita nel negozio di Servigliano gestito da sua moglie: la signora Mariangela Levantesi.

Gabriele ha imparato tutto da suo padre Giuseppe e dal lavoro sul campo. Giuseppe/Peppe ha compiuto 90 anni il 13 maggio scorso. Era mezzadro ad Ortezzano. Acquistò un pezzo di terra negli anni Sessanta a Belmonte. Vi si trasferì con la famiglia. Piantò il frutteto negli anni ‘67-‘68. Ora spetta a Gabriele e Primo tirare avanti. Da qualche tempo s’è aggiunto anche Marco (figlio di Gabriele), anzi: il dr Marco, perché laureato in Economia e Commercio. Scelta di libertà. Cosa che più lo ha attirato.

Gabriele

«Si lavora sodo, e a volte, nei periodi di raccolta da fine giugno ai primi di ottobre, anche 20 ore al giorno» precisa Gabriele. E sempre con l’incognita tempo. Un detto spiega meglio il suo pensiero: «Il frutto non è salvo fino a quando non è in magazzino». Gli agricoltori guardano spesso il cielo, «perché un forte temporale e la grandine possono compromettere un anno di fatiche».

E quando non si raccoglie? «Negli altri periodi si pota, si concima, si sistema il terreno, si fa il diradamento».

Mancini ciclabile

Una mai terminata ciclabile che raggiunge il frutteto dei Mancini

Ci avviamo al fiume. Gabriele vuole bene al Tenna, lo ricorda quando vi faceva il bagno e prendeva i pesci con le mani. Gli ha dedicato anche un racconto Tenna miu… te vojo vene ripensandosi ragazzino.

 «Oggi il fiume è stato dimenticato, i giovani neppure lo conoscono». Sarà bello allora andarci in comitiva, assaporare una pesca e guardarlo scorrere.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino di venerdì 19 maggio 2017

#Piceni #destinazioneMarche #BelmontePiceno #fareteatro #LaNuova

 

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