MINORI… PER MODO DI DIRE. Basilio Ciaffardoni, il palombaro. Da Ustica a Porto San Giorgio (ITALIA)

Aria possente da Nettuno, scapigliato come una Medusa brizzolata, vociante come chi ha mille cose da dire e da fare. In dosso, una maglietta maniche corte con la scritta «cozzaro nero» e due spade incrociate.

È lui: Basilio Ciaffardoni, al tavolo del Tropical, a Porto San Giorgio, che gusta pesce insieme ad un collega sommozzatore. Il mare è la sua professione e la sua passione. L’una e l’altra gli derivano da quando svolse il servizio militare in Marina. Correva l’anno 1980, Basilio aveva 20 anni.

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Ciaffardoni, il primo da sx dinanzi al Mercato ittico di Porto San Giorgio

Imbarcato sull’incrociatore lanciamissili Andrea Doria ha compiuto un’esperienza indimenticabile. Indimenticabile anche nella tragedia. È stato uno dei sommozzatori – lui usa spesso la parola «palombaro» – che, nel braccio di mare compreso tra le isole tirreniche di Ustica e Ponza, chiamata posizione Condor, recuperarono 39 corpi di passeggeri del Douglas DC-9-15 della compagnia aerea italiana Itavia. Era la strage di Ustica.

ciaffa

L’attività di sommozzatore se l’è portata dietro anche nella vita civile, sino ad oggi. Basilio ha lavorato e lavora per grandi società petrolifere e non solo, scandagliando i fondali, verificando attrezzature in mare, all’ombra delle piattaforme. Il suo è il mestiere del subacqueo con immersioni in basso, medio e alto mare. Il primo scafandro lo ha indossato a 15 anni. Glielo mise addosso il sangiorgese Umberto Di Stefano, meglio conosciuto come «ganasciò», che pescava cozze dal pontile di Porto San Giorgio. Un cozzaro dunque che ha trasmesso l’arte della pesca al giovane Basilio, e il brand «cozzaro nero» in onore di «ganasciò» da parte dell’adulto Ciaffardoni.

12 anni fa Basilio ha investito in un vivaio di cozze nello specchio d’acqua dinanzi al grattacielo, zona nord di Porto San Giorgio. Luogo non scelto a caso, ma studiato per la tipicità dei venti.

Ciaffar sub

Tra i suoi vanti innocenti c’è quello di aver posato, in acqua, la prima pietra dei lavori del nuovo porto sangiorgese. Anno 1982.

Quella pietra, più tardi recuperata, è stata incastonata nel muraglione che protegge il porto peschereccio, ed oggi è sormontata da una lapide che ricorda la fatica e il sacrificio dei pescatori.

La sera d’apertura (2 maggio scorso) dell’International Student Competition, nei locali del Mercato ittico, Ciaffardoni ha cucinato cozze per i settanta universitari e docenti stranieri, raccontando loro, in inglese, del pescato e del porto.

Ciaffardoni mercato

Oggi responsabile tecnico – ma lo chiamano «comandante» – del porto peschereccio e di quello turistico, Basilio spera che i lavori in queste due strutture vengano completati, che la Regione porti a termine il suo intervento per risolvere l’insabbiamento dell’imbocco, che la burocrazia sia meno asfissiante nei confronti dei pescatori a e che la politica si rende conto che investire nella pesca significa dare lavoro ai giovani.

La Scheda:

Basilio Ciaffardoni è nato ad Ascoli Piceno il 5 ottobre del 1960.

La sua famiglia (padre: Adriano, madre: Liliana Sabatucci) abitava il comune di San Vito, lungo la Valle Castellana, in Abruzzo. Poteva essere un pastore delle montagne dannunziane, è diventato sommozzatore nel Mediterraneo.

Diplomato come Perito in Telecomunicazioni presso L’ITI Montani di Fermo, prima di svolgere il servizio militare (18 mesi) in Marina, è stato cameriere, muratore, venditore di biancheria nei mercati.

Dopo l’esperienza in Marina, viene assunto nel 1982 per la costruzione del porto sangiorgese.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 20 maggio 2017

#MarinaMilitare #stragediUstica #MareNostrum #PortoSanGiorgio #destinazioneMarche

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