La storia di Cerreto

Un piccolo anfiteatro per gli spettacoli con balle di fieno come sedili, una nuova palizzata per gli incontri, lo sfalcio dell’erba che ricresce inclemente, la pulizia del sottobosco… I componenti e gli amici dell’associazione Rivivi Cerreto sono all’opera in vista del nuovo appuntamento con Cerreto Medievale fissato al 27 e 28 maggio.

Tra le novità ci sarà anche la presentazione del libro Cerreto. Ieri, oggi e… scritto per l’occasione dallo storico montegiorgese Mario Liberati. Il volume, che fa parte dell’intelligentissima iniziativa Quaderni montegiorgesi, sarà presentato sabato 27 maggio, alle ore 21,30, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.

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Con la pazienza certosina e con la passione di ricerca che lo contraddistinguono, Liberati ha ricostruito la vicenda storica, civile, religiosa ed economica di Ripa Cerreto o Ripacerreto, nome ufficiale del borgo medievale, un po’ luogo di ammasso dei prodotti agricoli, un po’ «avamposto fortificato dello Stato fermano sulla strada che conduceva dalla valle del Tenna verso Francavillla d’Ete, Macerata».

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L’originalità del borgo è data soprattutto dalla sua ubicazione. «Si tratta – scrive Liberati – di una costruzione situata sopra un terreno rialzato dalle pareti scoscese, all’altezza di 204 metri sul mare, una Ripa appunto, che è posta in una zona ricca di piante di cerro, da cui Cerreto. Pochissimo distante, su una collina più alta sorge Alteta, pronta quasi a slanciarsi su Cerreto, da cui è stato coniato il detto popolare “Cerreto dentro lu fossu e Ardeta je zompa addosso!” che evidenzia anche una differenza di vedute piuttosto marcata tra gli abitanti delle due località».

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«Il territorio di Ripa Cerreto – continua Liberati – aveva un’estensione di circa 4 kmq, con una popolazione che non superò mai, nel corso dei secoli, i 450 abitanti. Questa sua caratteristica demografica faceva di Cerreto il più piccolo centro abitato dello Stato di Fermo ma, pur avendo una popolazione ed un territorio di poco rilievo statistico, Cerreto ha partecipato, e partecipa ancora a pieno titolo, alla vicenda storica italiana».

L’influenza di Fermo s’è fatta sempre sentire: «Il castello Cerreto era governato da un Vicario, designato dai Priori di Fermo con mandato semestrale, che controllava l’attività amministrativa e di giudicare le cause minori. Era affiancato da un Consiglio o Parlamento, costituito da circa trenta persone, che erano quasi totalmente i maggiori proprietari del luogo».

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Dagli affreschi della chiesa di Santa Maria ai personaggi tipici come la maschera Mengone Torcicolli, dalla bombarda che difendeva il luogo alle iscrizioni sulle campane, dalla presenza degli Ebrei sino al Monte frumentario, lo storico locale ricostruisce un vissuto ricco e degno di essere ricordato. Anche alla luce dell’impegno dei componenti l’associazione Rivivi Cerreto che hanno riproposto all’attenzione pubblica un luogo magico.

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