GENTE DI CAMPO. Monache in campo e l’orticoltura. Accade a Santa Vittoria in Matenano (Italia)

Più che Gente di Campo stavolta sarebbe meglio titolare Monache in Campo. Perché di esse parlerò.

Si chiamano suor Ida (che è la Madre badessa), suor Benedetta, suor Maria Grazia, suor Gertrude, suor Benedicta (che viene dalla Nigeria), suor Maura e suor Caterina (che fa la vivandiera, e porta il nome della Santa cui è intitolato il monastero). Perché le cito per nome e ne parlo in questa rubrica? Perché sono le monache che quotidianamente lavorano quel doppio grande rettangolo di terra sottostante il monastero benedettino di Santa Vittoria in Matenano. Edificio imponente e campo ragguardevole.

Le «Sorelle» sono molte di più (tredici in tutto), ma non tutte possono impegnarsi in agricoltura, vuoi per l’età, vuoi perché impegnate in altre occupazioni.

Monache Orto

I laureandi europeo dell’International Student Competition visitano l’orto del monastero

Vestite con grembiuli bianchi o a scacchi rossi, in testa una veletta anch’essa bianca, dopo l’Ora e il Lege, la preghiera e la lettura, scendono per il Labora armate di zappa, falcetti, roncole, guanti, cesti in vimine.

Nel grande orto c’è – e qui si può dire senza tema di smentita – ogni ben di Dio. Hanno piantato patate, pomodori, zucchine, melanzane, peperoni.

In questi giorni le fragole sono già mature. Ci sono poi cipolle, sedano ed aglio e, in una parte di campo, cresce il mais. Non tantissimo, «sufficiente – spiega ridendo la Badessa – per essere mangiato arrosto dalla nostra comunità».

Le suore potano e curano le piante di noci, pesche, prugne e mandorle. Al momento del raccolto, la frutta viene portata in cucina per diventare anche squisita marmellata.

Sempre in cucina viene preparato e cotto il pane. La farina è acquistata da un mugnaio di fiducia che tira avanti un mulino ad acqua.

In un angolo del terreno, le monache allevano galline, papere, conigli e tacchini.

Quando sono a lavoro, c’è il caso che cantino pure. «Canzoni religiose – assicura la Madre – ma a volte anche altro». Su «questo altro» non si intrattiene molto.

savta v monaca

Momento ricreativo, dopo le lezioni, con la Badessa suor Ida e il diabetologo dr Paolo Foglini

E poi c’è la festa… «Eh sì. Quando siamo impegnate nei lavori più grossi, come il tirar fuori le patate, l’intera comunità ci raggiunge a pranzo, e mangiamo insieme all’ombra degli alberi. È quasi una scampagnata».

Qualche decennio fa il Monastero possedeva anche due appezzamenti in periferia. Sono stati venduti per poter ristrutturare la chiesa e alcuni edifici annessi.

Nei giorni scorsi, la Carovana dell’International Student Competion ha fatto tappa da loro. Prima la lezione sull’origine della presenza benedettina, poi quella sul nuovo turismo, quindi una passeggiata nel grande orto, mentre le monache, che non erano state avvertite dalla Badessa, erano impegnate nelle faccende agricole. Stupore da parte degli universitari e dei docenti, simpatia da parte delle religiose. Molte foto sono girate in rete. E quel tipo di economia è stata presa in considerazione da laureandi e dottorandi europei.

Ultima notazione: i dolci. Nel Monastero di Santa Caterina le antiche ricette non sono andate perdute. I biscottini di oggi hanno gli stessi ingredienti dei secoli scorsi.

Un perdurare di bontà. E non solo nel cibo.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 26 maggio 2017

#iscFermo #DestinazioneMarche #benedettini #amoSantaVittoriainMatenano

#orti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...