Il Cantastorie. Verso Cerreto

Domani: sabato 27 maggio 2017, guiderò, insieme a Emanuele Luciani, un gruppo di amici lungo la Camminata che, dall’imbocco di Rapagnano, raggiunge il Borgo di Cerreto. Con la consapevolezza di un Cantastorie:

ce 2016

L’edizione 2016

Nell’altra vita sono stato un cantastorie.

Un bardo, in quella precedente.

Raccoglievo l’eco dei millenni.

E ne facevo leggenda.

Fummo Umbri e Piceni.

Capaci agricoltori e allevatori.

Di cavalli, di bovini, di maiali.

Fummo l’ultimo popolo italico che difese la sua libertà.

Contro le aquile romane.

Poi le Aquile ci perdonarono e volammo con esse.

Secoli più tardi arrivarono i monaci.

E il lavoro non fu più maledizione.

E la preghiera scandì la giornata di ognuno.

E le campane parlarono il nostro linguaggio.

“Ciò che fu, ciò che è stato”, canta Lindo Ferretti,

un “canto eroico dei canti, canto sempre cantato”.

ce 20161

La chiesa senza tetto di Cerreto

Qualcuno lo cantò insieme a me.

Risuonò per secoli, sempre uguale,

lungo le valli e le colline,

risuonò nelle gole dei monti.

Nei boschi e nelle foreste.

Nei campi che iniziavano ad esser coltivati,

tra gli armenti della transumanza.

Poi, improvvisamente, “il canto s’inceppò”.

E tacque. E scomparve. 

Non più bardi o cantastorie, non più leggende e miti.

Né volti, né racconti. 

Il ghiaccio nel cuore. La mano al portafogli. 

Ma “dai monti, nel vento” torna oggi l’eco di un canto.

Torna. Sta tornando. Ora. Qui.

Perché qualcuno s’è fatto bardo,

e qualcuno torna cantastorie.

E la linfa riprende a circolare…

E le facce ripigliano colore.

E i sorrisi riaffiorano gentili. 

Raccogliere quel canto, riannodare le radici.

La Terra, la Festa, la Comunità…il Cammino.

Nell’altra vita sono stato un cantastorie.

Un bardo, in quella precedente.

Oggi, solo un povero cantore povero.

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Raccontandoci su balle di paglia

A piedi. Attraversando la campagna. Con il profumo dell’erba.

Nel fresco di un bosco, al sole in un campo di grano appena mietuto. Seguendo tracciati ormai cancellati dal tempo. Lontani da auto. Atmosfere diverse. Udendo racconti che furono storie di nostri antenati. Udendo eco lontane, come un canto – appunto – che torna. E che attende risposte. E riprese.
A piedi. Per ritrovarci insieme, come gruppo, come comunità.
La Cappella farfense (Montegiorgio), che narra il ritrovamento della Croce, a Gerusalemme, sul Golgota scomparso; la “Rocca maledetta” di Rinaldo, a Monteverde, che la leggenda vuole inghiottita dal demone, e la storia vuole bruciata da mercenari; il teatro di Falerone dove, ancora la leggenda, narra di una città da costruire simile a Roma, anzi, Roma stessa…. Ma il Tignum non aveva acque sufficienti…

Genus Antiquissimi Tigni. Radici.

Quell’eco da raccogliere.

Bardi, cantastorie, viandanti, pellegrini. Una convocazione. Per gli Antichi Sentieri-Nuovi Cammini. Per un intrecciarsi di gesta.
Per quell’eco dai millenni…

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