Una “Ciao” che rompe la fissità

Sguardo fisso davanti a sé. Se non ci sbatti, l’altro non esiste: quasi un ectoplasma.

Sui marciapiede stretti è un bel problema!

Il saluto è stato tolto. Non per ineducazione. Per mancanza di riferimento: ma chi sei?

Il sorriso resta gelato nel volto sfrontato o nell’indifferenza.

Il dramma odierno: non ti vedo, non vedo l’altro, non lo incontro, non mi interessa.

Linee dritte, parallele, mai incrociantesi… (forse all’infinito, ma anche Euclide è stato messo in mora).

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Conseguenze nelle conversazioni: ognuno dice la sua senza tener contro delle considerazioni altrui: monologhi camuffati da dialogo. A volte sembra un consesso tra sordi.

Conseguenze nella politica: siccome ho bisogno di voti, faccio finta di ascoltarti, poi faccio come mi pare, alla Caterina Caselli  rivisitata: Nessuno mi può… scomodare, nemmeno tu…

Conseguenze nel marketing: ridurre la persona a oggetto dell’ultima emozione di moda, ad un comun denominatore al ribasso.

Se ne esce? Mia nipote Elisabetta, per strada, saluta tutti – sconosciuti compresi – con un «ciao». La gente si riscuote, sorride, rimanda un «ciao».

Non siamo perduti. Siamo assopiti.