GENTE DI CAMPO. L’azienda Luciani sotto “l’Amoru”

La strada è stretta: solo una corsia, due auto non c’entrano.

Dalle Piane di Montegiorgio, nei pressi del ristorante Oscar e Amorina, si prende per la collina, poco più avanti a sinistra si può raggiungere contrada Castagneto, a destra via Margiano e l’azienda agricola di Fabrizio Luciani, la mia meta.

Ad aspettarmi, sotto un grande e antico abete, c’è la signora Anna, madre di Fabrizio, che di cognome fa De Santis. Dal campo, sudato e rosso in volto, sbuca Piero, marito di Anna: c’erano piantine da sistemare.

Luciani Fam

Anna De Santis e Piero Luciani

La casa è rosa, come quelle di un tempo. Il terremoto l’ha lesionata. Ora è ricovero d’attrezzi.

L’azienda è piccola ma la terra fertile ed esposta al sole. Era di famiglia: prima fu Luigi, prima ancora Filippo, da sempre piccoli proprietari.

Cinque ettari oppure 56 tavole (come ancora si usa dire in campagna), di cui 46 accorpate e dieci un po’ staccate, ma non troppo, verso Montegiorgio.

Luciani Casa

La vecchia casa (rosa) di famiglia oggi deposito di attrezzi

Ci ripariamo sotto un enorme gelso. Loro lo chiamano «l’amoru». È un gelso (Morus celsa) nella varietà appartenente alla famiglia delle Moracee, originario dell’Oriente, introdotto e naturalizzato poi in tutta l’area mediterranea nel XV secolo.

Ne parlo perché fino a quasi un secolo fa forniva foglie per i bachi da seta casalinghi. Piero mi racconta di due casette di terra: gli «atterrati», che ospitavano telai da lavoro.

La gran parte del terreno è vocato a piante di frutta: mele rosa, pesche, albicocche. Poi ci sono susine molto particolari già dal nome: «Regina Claudia», una varietà nota sin dal 1700, adatta ad ogni clima, frutto sferoidale, buccia verde, polpa verdastra, ottimo sapore. Se la susina Claudia è del centro Italia: Umbria e Marche, la «mela annurca», considerata la mela regina, era tipica della Campania. Per le pesche c’è anche quella «limone». Il manuale spiega trattarsi di «Percoca dalla tipica forma di limone con punta finale pronunciata, di colore giallo. Non si spicca, la maturazione è tardiva (nella prima decade di ottobre) ed è più rustica di altre varietà». Per le ciliegie siamo quasi nel noto: «duroni e ferrovia».

Luciani - alberi

Non mancano gli alberi che producono le mandorle di santa Caterina, dal guscio tenero. Gli olivi sono quasi duecento. I tipi sono quelli del Piantone di Falerone e il Leccino: da cui l’olio certificato. Una orgogliosa e unica pianta di Corva campeggia al centro del campo. Da lì si vede un boschetto, di proprietà altrui, dove un tempo c’era un grande stagno – loro lo chiamano «lago» – con pesci rossi, carpe e qualche luccio.

La famiglia Luciani coltiva anche grano duro venduto a grandi aziende. Ma i prezzi sono troppo bassi. Non ci si sta con i costi.

Luciani Corva

La solitaria e orgogliosa Corva

La frutta, le marmellate preparate nel laboratorio di Piane di Montegiorgio (in via Faleriense Est, 22) che funge anche da punto vendita, l’olio e altri prodotti sono onnipresenti nei mercatini del fermano. La signora Anna è capace venditrice oltre che abile pr. È lei a snocciolare i soprannomi: Filì de vusciò, Mattorò, Jachi de Ciulì.

Lascio l’azienda, passando tra l’abete e un ginepro piantato quando Piero era piccolo. Un profumo di lillà si spande per l’aria.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 9 giugno 2017

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