MINORI… PER MODO DI DIRE. Le passioni di Enrico Rossi: scuola e laboratorio

Lo conoscevo come insegnante della scuola primaria, come amante dei cineforum, come esperto di computer anzitempo. L’ho scoperto geniale incisore su legno. Sabato scorso, al cinema-teatro Manzoni di Montegiorgio, in attesa dell’inaugurazione del nuovo Laboratorio di chimica per l’Istituto Agrario, ha esposto un ricco corredo di pezzi unici in legno da lui pazientemente realizzati: l’Arco trecentesco con all’interno una Natività, la torre campanaria con un orologio funzionante, il foyer del teatro Alaleona.

Rossi prodotti

Enrico Rossi è stato una sorpresa. E sono andato a visitare il suo mini laboratorio a Monteverde. Lo ha ricavato in una casetta in legno, di quelle pre-fabbricate, di fronte alla sua abitazione immersa nel verde, poco sotto quello che sette secoli fa era il castello di Rinaldo, personaggio per nulla amato dai fermani.

Enrico è andato in pensione nel 2010. Ha un pezzo di terra ereditata dalla famiglia cui dedicarsi, e ha scoperto che con il computer si può far molto, anche muovere un pantografo e incidere il legno. Così s’è messo alla prova. Ha acquistato un macchinario fornito di fresa, lo ha collegato ad un computer, ha trovato immagini gradevoli della sua terra, le ha riportate su computer, ha selezionato tavole di legno e rami di olivo delle potature, li ha sistemati sotto la fresa. E ha iniziato a inciderli prendendo sempre più mano. Dopo l’incisione il suo intervento manuale per pulire, rettificare, colorare. Lavoro certosino.

Ora, l’ex maestro elementare mi mostra con la solita umiltà che sempre lo ha contraddistinto i suoi prodotti (penso però che il termine «prodotti» poco lo aggradi): donne con la brocca in testa, riproduzioni di luoghi simbolo: gli archi e le porte di Servigliano ad esempio, l’ingresso del teatro Alaleona (come dicevamo), la torre del teatro, angeli, Madonne…

Ha anche realizzato, usando un legno sottile, le copertine per le liste del vino utili nei ristoranti, oppure i segna-posto incisi, o addirittura i porta-tovagliolo con immagini e scritte.

Rossi lab

Adesso ha in mente di girare la Terra di Marca e di riportare su legno scorci di borghi.

Enrico ha preso parte come hobbista ad alcuni mercatini, gli serve per conoscere gente, scambiare opinioni e captare i gusti. Il suo non è un commercio. È però una buona produzione artigianale che viene apprezzata.

Certo, niente a che vedere con i giochi didattici su computer che Enrico immise nella sua classe (era il 1992) per aiutare i bambini con qualche difficoltà.

Quella dell’insegnamento è stata la sua passione vera. Aveva già trovato un lavoro stabile presso l’ospedale Diotallevi di Montegiorgio. Ma voleva far il maestro. E lo ha fatto.

Ed ora vuol fare l’artigiano. E ci sta riuscendo.

La Scheda:

Enrico Rossi è nato a Monteverde, dove ancora abita, nel 1947.

Dopo la scuola elementare, anche su suggerimento di suo zio padre Giambattista Ceci, agostiniano, entra in convento dagli Agostiniani. Studia a Cartoceto, Tolentino, San Gimignano, Pavia e Roma. La passione educativa è più forte però di quella religiosa.

Lascia il convento e si diploma presso l’Istituto magistrale di San Ginesio. Entrato come dipendente presso l’Ospedale Diotallevi di Montegiorgio, si iscrive a Sociologia ad Ubino. Qualche tempo dopo vince il concorso a cattedra. La sua prima sede (1976) sarà proprio la scuola elementare pluriclasse di Monteverde.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 10 giugno 2017

#VivagliArtigiani #TerradiMarca #DestinazioneMarche

 

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