Una notte a Cerreto. Un’incursione corsara. Tra lucciole, poesia e vino

«I luoghi hanno i loro ricordi, filtrano nell’aria come profumi segreti e possono essere percepiti solo dai pochi che hanno la mente aperta». Lo dettava al suo scrivano Volmar, mille anni fa, Hildegarda di Bingen, monaca, erborista, musicista e consigliera (anche durissima) dell’imperatore Federico Barbarossa.

È stata la lettura con cui ieri sera ho aperto la camminata verso Cerreto. Di notte. Una trentina di persone. Nel silenzio. Tra una mare di lucciole intorno, davanti, dietro, sopra.

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Antichi sentieri – Nuovi cammini ha compiuto la prima Incursione corsara. Altre ne farà.

Il buio non è completo quando si parte. Dal San Vicino arrivano gli ultimi bagliore del tramonto.

Lo avevamo promesso: lucciole, poesia e vino bianco. La poesia che propongo in apertura è quella di Davide Rondoni, che proprio di lei parla: «Se ne fotte se non la chiamano più regina. Lei lo è, anche se il trono è finito chissà dove, e la corte è dispersa… È lei, la poesia».

Dopo il primo chilometro e tre fermate, il buio è completo. Emanuele Luciani, guida naturalistica, alza lo sguardo alla stellata. Racconta delle Pleiadi e dei miti, dei primi naviganti e dell’Orsa maggiore e minore.

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«Non vorrei violare la notte, – leggo io – vorrei lasciarla intatta. Intatta nel silenzio, nell’abbraccio delle cose, nel mistero che le ammanta… Vorrei che fosse lei a parlarmi».

Con Kahlil Gibran affronto il tema del silenzio: «Il silenzio illumina l’anima, sussurra ai cuori e li unisce…».

Ho chiesto ai partecipanti di spegnere il cellulare, di prendersi due ore senza connessioni in rete.

Alda Merini alza un canto alla luna: «Io sono nata zingara, non ho posto fisso nel mondo, ma forse al chiaro di luna mi fermerò il tuo momento quanto basti per darti un unico bacio d’amore».

Giuliano Clementi, sua moglie Luisa, Giacomo Gentili, sua moglie anche lei Luisa, sono con noi. Fanno parte dell’associazione Rivivi Cerreto, organizzano la festa medievale.

Per stasera hanno preparato crostate e vino. Anche bianco, come nella promessa.

Con gli amici visitiamo gli affreschi della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Il pittore ancora incerto operò nel periodo 1400 inizio 1500. Nel borgo medievale una sola luce, quella del palazzo più alto.

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Ci sediamo sotto le mura, dinanzi alla grotta castellana. La chiesa senza tetto di San Michele e Santa Dorotea lascia senza fiato chi non l’aveva mai vista.

Solo in Italia, credo, si possa camminare tra le lucciole, spandere parole di poesia, ammirare le stelle, entrare in un borgo di secoli, ammirare affreschi incredibili, e assaporare le bontà del luogo.

È mezzanotte: brindiamo con verdicchio mangiando dolci e contemplando la natura. È il nostro gusto della vita. «Ci salveranno le piccole cose», ho ricordato poco prima, i piccoli gesti quotidiani.

Ci salverà l’affetto alla nostra terra, quell’affetto che può dimostrare che nell’ «Italian Style ci sono ancora cuore e mente accesi». E ci sono cose, persone, luoghi a noi cari. E per cui spendersi. Ancora.

 

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