GENTE DI CAMPO. La scelta di Emanuele Bertazzo

Una sorella: Chiara, psicologa; l’altra: Noemi, architetto; il fratello: Francesco, iscritto a Lettere. Lui: Emanuele, ha seguito in parte le orme del babbo Paolino (e della mamma Luisa), e si occupa di agricoltura (il padre è perito agrario, e tecnico presso l’Istituto Agrario di Macerata). Paolino e Luisa vennero qui anni fa dal Veneto per un  progetto di agricoltura solidale.

Emanuele Bertazzo fa «il contadino». L’azienda agricola prende il suo nome. Il terreno è piccolo ma è un’oasi. Un incavo: quasi un uovo a metà, con un microclima e la protezione dai venti. La contrada Santa Lucia a Servigliano, confinante con Monteleone di Fermo e Curetta, sembra benedetta dal Padreterno.

Bertazzo con trattore

Emanuele Bertazzo attraversa l’Ete vivo

Non che non si debba sgobbare duro, ma il posto è incantevole, a partire dalla «strada delle querce» che, attraversando il campo di Emanuele, un tempo collegava Curetta al fiume Ete e al Molino ora diventato abitazione privata di una signora inglese. Senza dire del bosco dalle mille essenze.

Bertazzo Emanuele

Emanuele, 31 anni, che quando l’incontro mi sembra un mix tra un marine (capelli cortissimi) e un frate francescano (barba lunga), ha la parte dell’occhio destro annerita da «recente cornata di striscio di una delle  mucche» di razza pezzata italiana. Me le fa vedere. Le tiene in un recinto in basso, sul piano, a pochi metri dal fiume che qui ha argini ben custoditi. Si chiamano «Ruspa, Trincia, Bubba, Coccao». Ce n’è un’altra, nata da pochissimo, ma ancora innominata. Attende il nome dal gran consiglio di famiglia.

Bertazzo mucche 2

7,5 ettari di terreno da lavorare. La metà è un oliveto. Dalle 250 piante del padre, ora Emanuele ne cura 700: i tipi sono quelli del Piantone di Mogliano, e del Leccino.

Poi ci sono gli ortaggi. Due appezzamenti: quello sotto l’abitazione, è dedicato ai fagioli, fagiolini, pomodori bassi («quelli da sugo»), zucchine; e quello appena sopra il recinto delle mucche, con pomodori alti, zucchine, patate… Tutto rigorosamente biologico. Biologicamente vero perché anche i terreni confinanti sono trattati senza pesticidi. Non mancano le piante da frutta: soprattutto pesche, ciliegie, susine.

Bertazzo querce

La strada delle querce

La vigna è minuscola. L’azienda non produce vino per vendere, solo per uso domestico. «Quei due filari sono la grande passione di mio padre». Anche il grano coltivato in un  rettangolo di terra è per le farine di casa.

La carne bovina invece, così come l’olio, gli ortaggi e la frutta, è venduta ai gruppi di acquisto solidale o direttamente ai clienti.

Bertazzo vigna

La vigna di Paolino

«La campagna è bella quanto dura» avverte Emanuele, «i guadagni, quando ci stanno, sono minimi e rimessi in azienda, il rischio è alto, gli investimenti vanno fatti passo dopo passo».

E, allora, chi te lo fa fare? «La libertà, lo stare all’aria aperta, un altro stile di vita».

I problemi si chiamano «cinghiali, caprioli e, a volte, il non essere presi sul serio, come se la mia scelta fosse stata dettata dalla moda o dalla poesia». E, invece, decidere per sé, veder crescere l’orto e figliare una fattrice, ricevere le feste del cane Bell, lavorando da mattina a sera, sono la soddisfazione di un giovane che ha scelto di vivere diversamente.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 23 giugno 2017,

#mediterraneandiet #destinazionemarche #Servigliano #TerradiMarca #Agricolturabiologica

 

 

 

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