CAMMINO LA TERRA DI MARCA. Un pomeriggio particolare e una serata a Madonna Man-hu

Lunedì scorso. Pomeriggio e notte fuori dai radar mentali consueti.

Prima un incontro a Porto San Giorgio sul crollo demografico. Interessa? Certo che interessa. Riguarda la nostra Italia, anche la nostra Terra, i nostri borghi, la montagna e la collina alta. Si stanno spopolando, dopo un breve cenno di ripresa.

Un docente universitario in Molise, Fabio Ferrucci, sociologo di peso, spiega che l’Italia non raggiunge più da tempo il «tasso di sostituibilità»: 2,1 figlio, che la fascia giovane si assottiglia in modo preoccupante, che il welfare salterà per aria, che la fertilità delle donne straniere si sta allineando a quella italiana (in basso), che in gran parte i nuovi flussi immigratori sono ricongiungimenti di famiglie con donne che stanno terminando il ciclo fertile. Il problema è serio. Se ne discute poco, si maschera molto. Aiuterà un volume dal titolo “Sussidiarietà e… crisi demografica”.

Dal mare alla collina. Lapedona, agriturismo La Storiella, bordo piscina, in lontananza una specie di tramonto boreale. Una ex parlamentare del PCI, Orietta Baldelli, ha letto un libro esplosivo. “La Bellezza disarmata” di Julian Carron sta girando il mondo interloquendo con personaggi lontani dal mondo cattolico. L’ex comunista – forse ancora tale – si dice anti-clericale e snocciola le sue avversità alla chiesa istituzione. Ma Francesco primo (il santo) e Francesco secondo (il papa) le piacciono davvero. Come le piace il metodo di Carron che fu già di Luigi Giussani: incontro, confronto, apertura, esperienza.

Si può essere in disaccordo su alcuni passaggi da leggenda nera, ma il rapporto umano, non l’ideologia, è la cosa più preziosa. E con l’incontro il convivio a tavola.

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La notte incombe e anche i lampi che zigzagano verso la montagna come improvvisi graffi bianchi nell’oscurità. A mezzanotte, con il vento che s’è alzato e spinge, trenta persone muovono a piedi nel buio. Qualcuno alza le braccia come un nuovo Icaro spinto dalle raffiche. Destinazione: la stupenda, suggestiva, improbabile, incredibile chiesa di Madonna Manù.

Antonino ci aspetta, ha le chiavi, è uno dei custodi.

Romanica, «costruita – come si legge nella guida – in conci di arenaria e abbellita da una serie di archetti pensili appena abbozzati sotto la linea di gronda», chissà quanti pellegrini, transumanti, popolani ha visto passare in mille anni della sua storia.

Siamo sopra la località di san Biagio, nei pressi era il “Navale romano”, forse era lì che Sisto V (Felice Peretti) avrebbe voluto far rinascere un porto. Sborsò 50 mila per l’impresa, che non si fece.

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Manù! Quante interpretazioni e ricerche. La più probabile è quella della scritta in ebraico antico (Man-hu), che sovrasta, sulla parte esterna, la margherita a otto petali,  che sta per «che cos’è questo?».

La guida parla dei Templari che usavano spesso il simbolo della margherita. Ed erano anche i custodi di un’urna d’oro contenente la manna, il cibo che salvò gli ebrei nel deserto, il cibo eucaristico. E cibo dell’anima, e della mente. Come il latte che sgorga dalla mammella di Maria (la Madonna del latte effigiata all’interno) per il piccolo Gesù.

Man-hu: che cos’è questo, allora, se non la risposta!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 30 luglio 2017

#destinazioneMarche #templarinelleMarche #MadonnaManù #Lapedona

 

 

 

 

MINORI… PER MODO DI DIRE. Nel Fermano un’associazione per Maria Montessori. Un metodo per la scuola

Stavolta non parliamo di un singolo. Ma di una associazione e della donna che ne è stata l’origine.

Maria Tecla Artemisia Montessori ce la ricordiamo per le fruttuose Mille Lire: composta, con una pettinatura primi anni Novecento e un cammeo al collo. Potremmo però dimenticare il bene che ha fatto alla gioventù e alle famiglie come educatrice, pedagogista, medico, neuropsichiatra infantile.

E, allora, mi lascio colpire da un nucleo di signore e signori  che da qualche anno sta lavorando per portare nella scuola pubblica il metodo Montessori.

Ne parlo con Michela Melograni, presidente dell’Associazione Montessori onlus di Porto San Giorgio.

Montessori logo

Lei è avvocato e madre di Riccardo/Richi e Tommaso/Tommy.

Un’attenzione educativa molto spiccata che traspare da una frase pubblicata sulla sua pagina facebook: «Due sono i doni che dovremo fare ai nostri figli: il primo sono le radici, il secondo sono le ali». Libertà e capacità critica, poggiate su un fondamento solido.

Tutto nasce nel 2012. Al Fermo-Forum c’è un evento. Partecipa il prof. Luciano Mazzetti. Il docente è anche presidente del Centro Internazionale Montessori di Perugia. Su un tavolo antistante la sala conferenze sono depositati dei «legnetti», sembrano giochi. Il figlio di Michela, Richi, ne è attratto. Ma, spiega un’insegnante, non sono giochi da tavolo, sono materiali didattici. La manualità è il «segreto» della Montessori. Perché la «mente apprende quel che la mano tocca». C’è poi il bambino «come essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali». Gli si dia tempo! C’è una libertà dell’allievo che favorisce la creatività. È un po’ lo sviluppo dei talenti innati in ognuno, in un ambito di confronto. Un metodo. Si apre un mondo. Michela si reca a Perugia dal prof. Mazzetti, prende contatti con scuole montessoriane presenti a Civitanova Marche e Castelfidardo, oltre che con la Fondazione Montessori di Chiaravalle.

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Nel 2014 nasce l’associazione: c’è bisogno di una figura giuridica che tratti con le istituzioni.

Del direttivo fanno oggi parte Maria Luisa Mandolesi (vice presidente), Michela Serra, Flaviano Maricotti, Cesare Richiedei. Altri genitori aderiscono come soci: punto unificante è l’attenzione all’educazione dei figli.

L’ISC Nardi di Porto San Giorgio è sensibile. La dirigente Daniela Medori consente di adottare il metodo Montessori. Il sindaco Nicola Loira appoggia l’iniziativa. Nasce la prima sezione della “Casa dei Bambini” alla scuola dell’infanzia, e, contemporaneamente, una prima sezione alla scuola primaria. Nell’anno successivo un’altra sezione di “Casa dei Bambini” viene aperta a Fermo.

Gli insegnanti si preparano con corsi di specializzazione che durano quasi due anni, entrando così nelle graduatorie speciali.

Si può fare. Si fa.

La Scheda:

L’associazione Montessori onlus di Porto San Giorgio ha come logo  una mano che tiene il mondo, e sul mondo c’è una caravella che lo attraversa, una barca per scoprirlo e visitarlo.

«Regaliamo piccole cose» diceva la Montessori, convinta che «ciò che il bambino apprende deve essere interessante, deve affascinarlo: bisogna offrirgli cose grandiose: per cominciare, offriamogli il mondo».

Per i prossimi tempi, l’Associazione sangiorgese ha pensato ad una scuola per genitori. Un luogo dove, attraverso incontri e dibattiti, veicolare il metodo Montessori, farlo comprendere e spiegare che quel tipo di educazione non crea geni, ma bambini capaci di giudizio e quindi di libertà.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 29 luglio 2017

#metodomontessori #destinazionemarche

 

 

 

 

GENTE DI CAMPO. I polli secondo Simone

Il pollo come si deve lo cucinava mia madre Antonietta e mia suocera Peppina.

L’ho gustato recentemente anche da un amico chef. Buona la cucina ma anche «gustoso» il bipede.

La curiosità cresce, e allora via sulle tracce dell’Azienda agricola Scisciani  e Raschini. Le indicazioni dicono: Via Paludi 352, zona San Marco di Fermo, tra l’aviosuperficie e il ristorante Arcimboldo.

Una piana ricca di agricoltura e fabbriche.  I titolari sono all’ombra di una costruzione, dinanzi casa. Fernando (82 anni) e Adorna (78) si godono quel po’ di fresco di una mattina presto.

Scisiani Simone e fam

Simone Scisciani con sua moglie Simona e suo nipote Matteo

Più avanti, una serie di capannoni: duemila metri quadrati. I polli sono circa 6.900. Al massimo della produzione arrivano al doppio. «Ma noi andiamo piano, non forziamo, rispettiamo i tempi, non abbiamo fretta, propendiamo per la qualità». A dirmelo è Simone, figlio 41 enne della coppia. È lui il motore dell’azienda. Quello che si alza presto al mattino, quello che controlla gli animali la notte, quello che s’incarica di portarli in macelleria e di trasportare il grano al Molino. Quello che aspetta un bambino da sua moglie Simona che saluta, pancione prominente e nipote Matteo per mano.

Scisciani mais

Simone indica i diversi fabbricati: lì ci sono i pulcini di 20 giorni, nell’altro quelli più grandi di 70, nell’altro ancora i polli che arrivano a cinque mesi.

Otto ettari di terreno. Quattro coltivati a grano e altrettanti a mais. L’uliveto di leccino è per casa.

Dirimpetto all’abitazione di famiglia, c’è l’impianto di macinazione. Il mais è macinato in proprio, il cibo dei polli è più che naturale. Fa piacere avvicinarci alla piantagione al momento dell’irrigazione. La terra ha sete, il mais ha sete. E anche noi. Le pompe distribuiscono acqua come fosse pioggia. Se i polli mangiano il macinato: la farina prodotta autonomamente, i campi vengono concimati con la pollina. Il ciclo è compiuto.

Per quanto riguarda il grano tenero, viene venduto per il pane soprattutto al Molino Biccirè, mentre la paglia serve come lettiera per il pollame che se ne sta ben largo nei propri ambienti. Nessuna gabbia, nessuna restrizione. Nessun ammasso.

scisciani polli

Simone, che ha la passione per i computer, per le reti informatiche, che è un esperto di Linux, che ha studiato all’ITI Montani di Fermo conseguendo il diploma di Pertito elettronico e telecomunicazioni, ha voluto però continuare l’aziena di famiglia nata nel 1969: «Perché farla morire?». In prospettiva vorrebbe riprendere anche la coltivazione dell’orto, in modo da offrire ai suoi clienti anche ortaggi di qualità. I suoi genitori ne curavano uno «magnifico».

scisciani strada

I polli vengono venduti a privati e a commercianti. La macellazione avviene grazie al mattatoio Tomassini carni. Prenotandosi, qualche pollo lo si macella in sede. Ma lo si vende anche vivo.

Questo tipo di azienda, con «l’animale che respira», spiega Simone, ha bisogno di cure continue. «Non conosco ferie, Capodanno o Natale. Si lavora sempre».

Le malattie? I controlli prima della vendita sono serrati, numerose le analisi specie per salmonella e aviaria, da parte dell’Asur e del privato.

Me ne vado che Adorna sciacqua un bel pomodoro alla fontana.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 28 luglio 2017

#destinazionemarche #mediterraneandiet #amoilpollo #campagnaamica

Il turismo è morto. Viva il turismo. Di un’altra specie

La posizione spiega bene il concetto: 80, forse novanta operatori turistici, cuochi, gestori di B&B, piccoli/grandi produttori agro-alimentari, presidenti di associazioni e amministratori delegati di consorzi, sindaci della Terra di Marca, tutti sul palcoscenico del teatro Alaleona di Montegiorgio per confrontarsi con personaggi di primo piano del mondo turistico. Questa la scelta fatta dal Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea, promotore e organizzatore, insieme al comune di Montegiorgio, della due giorni su Turismo sostenibile e Ospitalità. Come dire: i protagonisti, sono gli uni e gli altri, gli operatori e chi stila i progetti ministeriali. Tutti sullo stesso piano. Ma per dire anche, come ha sottolineato Alessandra Bonfanti di Legambiente, che le comunità locali, i borghi, le piccole terre non sono periferia. Anzi, possono essere una risposta alle grandi città sempre più incasinate.

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La due giorni iniziata martedì pomeriggio a Magliano di Tenna (Ristorante Da Benito) con la presentazione dei problemi da parte degli amministratori locali, ha avuto, nella giornata di mercoledì, il momento di risposta e di forte confronto.

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La “lezione” di Giancarlo Piccirillo

Sul palco del teatro hanno dialogato con gli operatori, Ottavia Ricci e Lorenza Bravetta, che sono consigliere del Ministro Franceschini del Mibact, Alessandra Bonfanti, responsabile nazionale piccoli comuni Legambiente, Antonio Falduto, docente universitario, regista e consulente di Festival, Giancarlo Piccirillo, Board BTO Educational e past Direttore generale PugliaPromozione, Paolo Passarini dell’Università di Macerata, per Crea-Hub, condotti magistralmente dal simpatico (quanto profondo) “provocatore”  Robert Piattelli, Co-founder BTO Educational.

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Il turismo è un processo creativo, ha detto Ottavia Ricci che ha invitato a rompere gli schemi, fare innovazione «con quel che avete», uscire dai radar, essere trasversali, battere sull’ospitalità vera, sul benessere, sulla salute, sull’esperienza, sul coinvolgimento. Suggerimenti che si legano alle parole chiave proposte da un superlativo Piccirillo (ha fatto rinascere il turismo in Puglia): identità, autenticità, fiducia, condivisione, racconto, creatività, digitale. Da “Land Mark a love Mark”.

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Il dr Siliquini a sx con il sindaco di Campofilone D’Ercoli nella chiesa di Cerreto di Montegiorgio

L’immagine dei luoghi è determinante, ha spiegato Lorenza Bravetta, il «linguaggio visivo sta superando quello verbale». La consigliera del ministro ha lanciato l’idea di un festival della fotografia dove gli altri raccontino la Terra di Marca, attrattore di «fotografi d’eccellenza». A proposito di eventi, il regista e docente universitario Antonio Falduto ha consigliato che siano eccezionali oppure capaci di valorizzare una specificità del luogo.

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Dopo il teatro, la consistente comitiva s’è spostata a Cerreto, nella chiesa dagli affreschi quattrocenteschi. Sei squadre hanno lavorato ad altrettanti progetti. Quindi le conclusioni, in piedi, in cerchio, sulla piazzetta del borgo, tirate da Falduto e dalla Ricci.

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La cena preparata e offerta dall’Associazione Rivivi Cerreto

Festa finale con cena a ridosso delle antiche mura, offerta dall’Associazione Rivivi Cerreto.

Appuntamento ai primi dicembre, con un evento straordinario.

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Ottavia Ricci, consigliera del Ministro Franceschini (MIBACT)

Intanto le piste su cui muoversi sono diverse e molto più chiare.

Il Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea ha assunto l’onere

di farsi perno di una nuova progettualità.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 28 luglio 2017

#mediterraneandiet #destinazionemarche #amocerreto #turismosostenibile #legambiente #difendoiborghi

RACCONTI DELLA MARCA. La tempesta in mare e le preghiere di chi attende

Le donne con i bimbi stretti a sé, uscirono di casa.

L’oscurità copriva il paese ancora in gran parte addormentato.

Era stato quel vento maledetto a dar la sveglia alle famiglie dei marinai. Un vento conosciuto e  troppe volte già temuto.

Una storia di lutti. Ma anche di speranze ritrovate.

Ora, camminavano veloci, in silenzio, verso la spiaggia. In capo, le donne, quasi tutte tenevano la mantellina nera, e ai piedi, le ciabatte sformate.

Incuranti del freddo, della pioggia, raggiunsero la battigia, scrutando l’orizzonte. Ognuna accanto al posto lasciato libero dall’imbarcazione del figlio o dello sposo.

Erano partiti presto, i loro uomini, molto prima dell’alba. Le lancette e le paranze avevano, come sempre, preso il largo con le prore che fendevano l’acqua scura.

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I volti dei santi, le chiavi di San Pietro, o le sirene, disegnati sulle ossature trasversali delle barche ora apparivano e ora tornavano a tuffarsi tra la schiuma.

Doveva essere una giornata tranquilla, anche se faticosa, di lavoro e di pesca. Il mare invece all’improvviso iniziò a gonfiarsi e i cavalloni a farsi pericolosi. Quel maledetto vento non ci voleva proprio.

I pescatori ne conoscevano bene la possibile malvagità, sapevano bene, per aver mille volte rischiato, che la natura non è il paradiso, che le acque non sono madri. Hanno il difetto degli uomini: la fragilità.

Lo chiamavano «lu scigghiò », la tromba marina. Sin da bambini avevano ascoltato storie di disastri legati a quelle raffiche. Le raccontavano vecchi e grinzosi marinai intenti al rammendo delle reti.

Anche le loro donne ne erano ben consapevoli. E quasi un sol corpo, inginocchiate sulla sabbia umida, mentre il mare le lambiva di onde gelide, invocavano il santo protettore: «San Gnorgjo mio, vèllu, caro, sarva lo marito mio, che sta a lo maro; libbaramelu da lu scigghiò».

Non si pregava solo sulla terraferma, le litanie imparate da piccoli si levavano alte anche sulle imbarcazioni nella bufera. Che la Madonna di Loreto, che i santi protettori degli uomini di mare fossero intervenuti!

I pescatori, oramai fradici, le pronunciavano intenti a governar il timone e  buttar fuori l’acqua penetrata nello scafo.

Nello scigghiò vedevano non solo la brutalità della natura matrigna ma anche una forza magica e arcaica.

La tromba marina si diceva fosse formata dalle anime di defunti. Da migliaia, milioni di anime di coloro che avevano ricevuto torti proprio dai marinai. Quelle anime scontente volevano ora vendicarsi su qualcuno, non importava chi fosse il malcapitato. Perisse pure l’innocente per l’ingiusto.  E, vestite di bianco, come tanti fantasmi avvinghiati tra  loro, davano vita a una forza spaventosa e devastatrice.

Sulle barche sbalzate, sollevate e ricacciate in basso dai marosi, il «tagliatore», l’uomo più impavido dell’equipaggio, tentava di fendere la tromba d’aria con un coltello, una spada, un arpione. Sporto oltre la prua, cinto da una fune che lo tratteneva al legno della barca, ripeteva il gesto antico appreso sui moli in gioventù.

Poi, poco a poco, la tempesta si placò, il mare tornò tranquillo. E i pescatori esausti attraccarono, riabbracciando i propri cari.

Quella volta la fortuna sorrise a tutti. Altre, qualche donna non aveva ricevuto più alcun abbraccio perché il mare aveva preteso la sua vittima.

Stavolta si tornò a sorridere.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, mercoledì 26 luglio 2017

#Tempesta #MareAdriatico #Pescatori

 

Quale turismo, quale ospitalità? Due giorni di dialogo tra Magliano di Tenna e Montegiorgio. In teatro e nel bosco

Un’associazione di «Visionari» (quelli del Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea che hanno una vision), una cinquantina di piccoli/grandi produttori di qualità operanti nell’agro-alimentare, un gruppo di cuochi, di operatori di B&B, di resort e agriturismo, un drappello di sindaci e assessori. Sono quel puzzle costituitosi intorno al concetto di Dieta mediterranea divenuto  un marchio d’area e un punto d’attrazione per la Terra di Marca. Ne scriveva Vanity Fair qualche giorno fa. E proprio ieri mattina al San Raffaele di Roma è stata discussa una tesi di laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana. Il neo dottor Marrico Maurelli ha sviluppato un progetto sul Fermano dove il Laboratorio è stato elemento importante.

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Un’immagine della recente International Student Competition da cui ha preso le mosse il Dialogo sull’Ospitalità

A proposito di attrattiva, oggi e domani si svolgerà una due giorni, aperta e gratuita, sul turismo sostenibile dal titolo “Dialogo, confronto e laboratorio sull’Ospitalità”. Arriveranno esperti come Ottavia Ricci e Lorenza Bravetta, che sono consigliere del Ministro Franceschini del Mibact, Alessandra Bonfanti, responsabile nazionale piccoli comuni Legambiente, Antonio Falduto, docente universitario, regista e consulente di Festival, Robert Piattelli, Co-founder BTO Educational, Giancarlo Piccirillo, Board BTO Educationale e past Direttore generale PugliaPromozione, Paolo Passarini dell’Università di Macerata, per Crea-Hub, Marta Paraventi della Regione Marche.

Oggi pomeriggio, alle ore 18:30, presso il ristorante Da Benito, a Magliano di Tenna, i relatori, condotti da Lando Siliquini, presidente del Laboratorio, si confronteranno con gli “Stati generali” del Fermano. Adotteranno un sistema di dialogo per cui sindaci, assessori, rappresentanti di categoria diranno il tipo di ospitalità turistica che hanno pensato e i problemi che incontrano. Dall’altra parte del tavolo gli esperti risponderanno, intrecciando domanda e risposta e soprattutto idee nuove e sostenibili. Occasione per presentare – a cura del presidente Carifermo Spa Amedeo Grilli, anche il progetto di recupero del Santuario della Madonna dell’Ambro.

Il giorno successivo (26 luglio) il dialogo-confronto si sposterà al teatro Alaleona di Montegiorgio. Tutti sul palcoscenico: esperti e operatori, per un faccia a faccia dove affrontare le occasioni fornite dall’Anno dei Borghi, la narrativa e le autenticità fuori dai radar mentali, la fotografia come identità di un luogo, la Marca come regione di confine, l’offerta culturale come valore di un territorio, l’atelier delle idee come il Crea-Hub. Nel pomeriggio: il bosco di Cerreto, ospiti dell’Associazione Rivivi Cerreto, per partecipare ai laboratori. In apertura dei lavori: la Terra della Dieta, con Paolo Foglini.

Una occasione offerta alla gente di Marca.

La due giorni sarà il primo evento di una serie di corsi di formazione non settoriali.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, martedì 25 luglio 2017

#destinazioneMarche #turismosostenibile #Mibact #Legambiente #Borghi #mediterraneandiet

CAMMINO LA TERRA DI MARCA. Il bello di Monte Serrone

Ho scelto la collina sul mare. Ho scelto Monte Serrone, sopra Pedaso. Luogo d’incanto. Macchia mediterranea. Un incendio ne divorò una parte, anni fa.

Salgo con l’auto,  rasentando la Chiesolina. Mons. Gennaro Franceschetti l’aveva destinata ad ospitale dei diversamente abili. Fece strutturare l’edificio come meglio non si poteva. Non vide coronato il suo progetto. Morì prima. È chiusa da anni.

Arrivato al pianoro, con alle spalle uno stazzo di pecore, scendo, e continuo a piedi. Due macchine con targa straniera, all’altezza della Contea dei Ciliegi (quella della grande festa Hanami), mi sorpassano. Olandesi.

Pedaso osservatorio

L’Osservatorio di Pedaso su Monte Serrone

L’osservatorio astronomico sembra una costruzione araba. Un cubo sormontato da una cupola. Da lì, a notte, con il potente cannocchiale, si gode il grande spettacolo del cielo. L’ultimo appuntamento degli Astrofili pedasini è stato domenica scorsa per «… uscir a riveder le stelle». Le stelle: la luce che nel racconto biblico, come spiega l’astro-fisico Marco Bersanelli, «è il primo elemento ad essere creato, nel primo giorno, ancor prima che vengano chiamate all’esistenza le sorgenti capaci di emettere luce: il sole, la luna e le stelle». Una luce iniziale, dunque.

pedaso querce sentiero

C’è una via di querce su Monte Serrone, come un viottolo sul crinale che rasenta, in alto, l’Adriatico. Mi fugge davanti una lepre, e poi un’altra. Vicino alla recinzione dei ciliegi, un gruppo di anatre piccole: piccole e grigie, sembra voler prendere il volo. Sotto il granturco sono nate migliaia di campanule bianche.

La mente corre ad una pagina dei Luoghi comuni di Umberto Broccoli: «Così, intrecciando parole di follia, mi perdo nell’universo, divento una parte della vasta creazione torno all’età delle nebulose,  e mi mescolo all’Inudibile e all’Impalpabile, celato in una pace primordiale, sconosciuto al mondo». I versi sono di Liu Tsung Yüan, «considerato l’inventore della prosa paesaggistica».

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Arrivo agli oliveti, mi stendo sotto la loro ombra. Immagino anche quanti agrumeti esistessero nel periodo piceno-romano, e quanti muri a protezione dalla Tramontana fossero stati eretti nei secoli successivi. Qualche traccia la si ha ancora tra Cupra Marittima e Grottammare. E qualche coraggioso ha ripreso a produrre agrumi nostrani.

Un articolo su vanityfair.it/viaggi parla della nostra Terra di Marca e del suo racconto. Se Omero fu il primo narratore, Enea ne fu forse l’interprete maggiore. Il racconto di sé e della sua storia. Glielo chiese la cartaginese Didone accogliendolo profugo. Il figlio di Anchise non avrebbe voluto rimestare un dolore: «Infandum regina iubes renovare dolorem». Alla fine acconsentì.

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Guardo il Mare nostrum. Una leggenda narra che le imbarcazioni di Enea attraccarono proprio da queste parti. La gente che vi abitava vide scendere uomini in armi, coperti di bronzo splendente.

Sarebbe stata guerra di conquista? I Troiani volevano campi fertili, che c’erano.  Ma anche acque dolci.  Per evitarla, la guerra, la Sibilla rese salate le acque di un fiume più a monte: il Salino.

Enea riprese il viaggio.

Ridiscendo che il sole picchia. Il faro era torre d’avvistamento. Chissà se abbia lanciato allarmi individuando il corsaro Ricamatore avvicinarsi?

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 23 luglio 2017

#destinazionemarche #Pedaso #Conteadeiciliegi #astronomia #mediterraneandiet