GENTE DI CAMPO. Guerrino Balacco un giovane contadino di 99 anni

M’avevano avvertito che sarebbe stata una sorpresa. Una sorpresa di 99 anni. Quanti quelli di Guerrino Balacco, un «contadino» diversamente giovane. Lo incontro, dritto come un fuso, con la coppola siciliana in testa, mentre controlla la trebbiatura nel suo campo di Monteleone di Fermo. Sul ciglio della strada guarda i mezzi che scorrazzano avanti e indietro condotti dai suoi collaboratori (è socio nella ditta delle trebbie). Qualcuno gli porge il bastone. Ha avuto qualche problema alla gamba destra e, scendendo da un trattore, s’è fatto male alla mano, sempre destra. Ma il bastone è reticente a prenderlo. Sta benone. Non lo spaventa un «piccolo dolore».

Balacco due

Il “giovane”Guerrino Balacco

L’azienda agricola è a suo nome. 35 ettari in Contrada Madonna di Loreto: undici a grano, altrettanti a girasole (che spande il suo giallo intenso sull’Ete vivo, sembra di stare in un quadro di Van Gogh). Il resto è per un oliveto di piantone di Falerone, Sargano e Carboncella. «L’olio non lo vendo, è per casa e per gli amici». Gli domando se faccia qualche lavoretto ancora. Sorride e non risponde. Capisco che la risposta è: certo che sì.

99 anni, compiuti l’undici maggio scorso, e una memoria d’acciaio. Incredibile. Snocciola nomi, cognomi, luoghi, province, gradi di ufficiali da impaurire un giovane.

«Ne ho fatte tante nella vita» e inizia a raccontare delle striminzite «sette tavole di proprietà, ma con maiale e polli», della famiglia patriarcale che però non superava mai (per i lutti) le tredici unità, a «stredicià». Mi dice del padre Giulio e degli zii Amedeo e Giovanni che in primavera prendevano il sentiero dei mietitori per arrivare poi nella pianura laziale «a mietere e trebbiare». Soldi per casa. Poi, la guerra, come aviere a Bari, scelto per la Compagnia di rappresentanza a Roma dal tenente «Staccioli», guardia al Milite ignoto, alla Casa Reale, al passaggio di «Musolini» con una s sola. Da Littoria (Latina) a Reggio Emilia, a Novara, «attendente con il colonnello… no! a quel tempo era maggiore, Tonino Altomare». I bombardamenti, il picchetto d’onore a Bruno Mussolini pilota. Quindi la Francia, a Le Grés, dove l’otto settembre del ’43 arriva l’armistizio. Gli alleati di ieri diventano i nemici di oggi. I tedeschi cercano di imprigionarlo. Scappa dalla caserma dove era stato consegnato. È sicuro che l’austriaco di guardia l’abbia favorito. Settimane e settimane a piedi, su e giù per i monti per raggiungere l’Italia, aiutato da chi sembrava nemico e pronto ad essere tradito da chi sembrava amico.

Balacco

Finita la guerra, Guerrino inizia a commerciare con il fieno: dalle Marche al Nord Italia. C’è un cliente che non pagava. Gli doveva un bel mucchietto di soldi. Guerrino li baratta con 14 mucche da latte. Costruisce il recinto, le lascia pascolare all’aperto, ha un toro molto attivo. Diventa allevatore. Acquista una trebbia, e si fa trebbiatore. Poi l’acquisizione dei terreni dei Conti Gallo, ed eccolo qua, a 99 anni che accatasta da solo la legna per il prossimo inverno. Una ricetta? «Tanto lavoro, tanta fatica, tante soddisfazioni». Buona vita, Guerrino.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 7 luglio 2017

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