MINORI… PER MODO DI DIRE. L’archivista Pierangela che voleva essere carabiniere

«I libri, quelli buoni, sono i migliori amici dell’uomo; essi lo istruiscono, lo ammoniscono, lo consigliano, lo dilettano disinteressatamente. È colpa grave il non aver cura di amici così preziosi, e però dispongo che mai debbano uscire da questa Biblioteca». Lo scriveva Luigi Mannocchi, petritolese, etnografo, studioso di storia, tradizioni, usi e costumi popolari. Personaggio di grande spessore. La biblioteca di Petritoli è dedicata a lui. Ed è in biblioteca, tra diverse migliaia di libri (15 mila), che incontro la bibliotecaria. Pierangela Romanelli ha in sé una innata simpatia… e una cultura profondissima. Lavora qui dal duemila e scheda, cataloga, incontra gente, contribuisce, in seno al Comitato bibliotecario, a proporre eventi come il prossimo, ad esempio, il Bimblio-lettura, «attività ludiche e di lettura – spiega – per bambini e ragazzi» collegato a Nati per leggere, un progetto che lega bibliotecari e pediatri.

Pierangela

Pierangela Romanelli, archivista e bibliotecaria

Seduti al tavolo di un pomeriggio caldissimo, finestre aperte e voci che arrivano dalla piazzetta, Pierangela mi parla del suo lavoro che è anche quello di archivista presso l’Archivio Storico Arcivescovile di Fermo. Una professione imparata sicuramente sui libri, all’Università, grazie ai master, ma anche per contaminazione. Pierangela ha avuto come suo maestro mons. Emilio Tassi, storico, archivista, carattere non facile, ma di una scrupolosità, ingegno e cultura travolgenti.

Le chiedo quali siano i tesori dell’Archivio diocesano. Sono tanti. Ne riporto solo alcuni: la firma di Pieter Paul Rubens per il contratto della pala d’altare nella chiesa dei Filippini a Fermo, denominata Adorazione dei Pastori; e una lettera di san Filippo Neri (il santo dello «state buoni se potete») per la costruzione dell’edificio filippino fermano. Poi mi racconta anche di una pergamena, la più antica dell’Archivio, risalente al 1016: una cessione di beni tra vescovo Uberto e abate benedettino.

Ma lei legge solo documenti antichi? Ma no. Ci sono i gialli di Agatha Christie, i romanzi storici, i libri di Alessandro D’Avenia e di Costanza Miriano. Di quest’ultima ha finito da poco Quando eravamo femmine. Sull’argomento non insisto. Vasco Rossi la intriga, «il Vasco di prima, però». Ora ama un gruppo strano, gli Jarabedepalo, gruppo spagnolo di rock latino, il cui capo e chitarrista è Pau Donés. Strano per strano, ha anche una passione per i Gipsy Kings, gruppo musicale di Rom nati in Francia ma ceppo originario della Spagna.

Scopro in lei anche una passione culinaria, dalle olive all’ascolana ai vincisgrassi, poi, per onorare sua madre Maria Cantaro, siciliana, cassatelle e cannoli.  Suo padre si chiama Gianfranco.

Altre caratteristiche: camminatrice e poco o nulla amante della Tv: «Non la vedo mai».

La Scheda:

Pierangela è nata a Fano da padre petritolese (Gianfranco) e madre siciliana (Maria). Ha tre fratelli: Lidia, Elena e Alessandro.

Voleva fare il carabiniere come il padre, quantomeno la poliziotta. Iscritta a Beni culturali, all’Università di Macerata, e, al secondo anno di studi, è esploso il grande amore per l’archivistica, l’inventariazione, il riordino dei documenti. Ha frequentato, successivamente alla laurea, Master in archivi digitali presso l’Università di Macerata, la Scuola di paleografia, archivistica e diplomatica di Perugia.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 15 luglio 2017

 

 

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