MINORI… PER MODO DI DIRE. La bottega di Letizia

Montegiorgio. Via Passari, 65. Di fronte al Palazzo omonimo, oggi municipio.

Qui si respira storia, bellezza e… artigianato. La Bottega di Letizia Ranucci ha fermato il tempo. Entri nei due ampi locali con archi a volta, e ti sembra di compiere un viaggio all’indietro, quando le botteghe artigiane erano il fiore all’occhiello dei Comuni e delle Comunità.

Letizia lavora con un grembiule marrone, dove non manca qualche schizzo di colla e di colori.

Lei è una rilegatrice. Anche se andrebbe detto «legatore», perché erano i legatori a mettere insieme le pagine, cucirle, farne libri e diventare piccoli editori. Un tempo fa.

Il tavolo è ingombro di volumi antichi e vecchi, di documenti, di fogli, carte sparse, qualche pennello, qualche forbice. Un senso di movimento… e di vita.

Letizia Ranucci

Letizia Ranucci al tornio

Letizia lavora accanto a due taglia/presse. Una è grande, ed elettrica. L’altra è piccola, e manuale. Ci ficca le raccolte incollate.

Per i volumi antichi il lavoro è ben altro. È un vero e proprio restauro conservativo che inizia con il togliere i micro organismi che mangiano o ammuffiscono la carta, e va avanti con il ripristino della copertina. Oh oh quante cose da dire sulla copertina! «Occorre ridarle colore, occorre usare i pigmenti naturali, ma, prima di tutto, studiare il tempo in cui fu editato il libro, capirne cioè l’origine e il sistema».

Il documento più antico che ha avuto tra le mani? «Diverse Cinquecentine». Le avranno fatto sicuramente un bell’effetto.

Ma la sensazione più bella gliela danno gli ex libris, ma non i timbri che sono una realizzazione più recente. Gli ex libris più emozionanti sono quelli disegnati, le acqueforti, «quella specie di etichette, anche se il termine non è perfetto, con i simboli soprattutto di animali, alcuni dei quali identificavano le città di provenienza. Erano veri e propri artisti coloro che si dedicavano a realizzarli».

Mi racconta una storia. Un rigattiere che aveva acquistato una biblioteca intera. Sembravano libri dozzinali, da mercatino. Voleva una valutazione. Lei ha preso i volumi, uno alla volta, ha guardato dentro, ha sfogliato. Alla fine ha trovato un ex libris importante. Valeva quanto l’intera collezione, e forse più.

Ma non si campa solo di restauro. La nostra viene chiamata dai notai per rilegare gli atti che non possono uscire dalla sede notarile. Ed allora Letizia parte con il suo armamentario: telaio, torchio piccolo, ago, filo, pennelli, colla…

Nella bottega compie anche rilegature classiche che, a seconda della tipologia del libro, della scrittura, della grammatura della carta, può essere cinese, inglese, francese, sopraggitto…

La Bottega è anche punto di ritrovo per amici, clienti e passanti. Capita anche chi, non avendo ben capito, le chieda di aggiustare una vecchia… lavatrice.

La Scheda:

Letizia Ranucci è nata a Pisa. Dopo la maturità classica ottenuta presso il liceo Galilei della sua città, ha dato corso alla sua passione per l’arte. Sposata, quattro figli, risiede a Montegiorgio. Dopo aver frequentato il Corso di legatoria ad Urbino, ha aperto la Bottega artigiana – ci tiene a sottolinearlo – dove ospita, per una collaborazione e un progetto con i Servizi sociali, giovani cui l’artigianato dà un fondamentale aiuto nella crescita. Un ambito che vorrebbe sviluppare ancora di più.

In questi giorni è in ferie. «Teoricamente. Tutti sanno dove abito: lì vicino. E un artigiano non si ferma mai».

#amoilibri #restauro #artigianato #destinazionemarche

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