RACCONTI DELLA MARCA. Il sacco di Castel Clementino. E lo scacco di Jean

Alba del 28 maggio 1799. Un giorno che Castel Clementino non avrebbe  dimenticato.

Lungo la piana silenzio di uomini; troppo e improbabile silenzio. Solo il fiume Tenna in piena ruggiva contro gli argini. Anche i lupi, lassù sulla montagna tra Amandola e Santa Vittoria in Matenano, avevano smesso la notte precedente di ululare alla nascosta luna di quella piovosa primavera.

Gli Insorgenti erano all’erta dietro le mura di quel Borgo nuovo. Quell’immenso ristagno di voci li preoccupava.  Continuavano a fissare l’altra riva, dalla parte del mulino Miconi. Il conte Clemente Navarra, di vedetta nella torre del suo palazzo,  era stato chiaro: i Francesi sarebbero arrivati da un momento all’altro. La cittadina era in pericolo, con essa le abitazioni basse degli artigiani e quelle fuori porta dei bifolchi, della gente qualunque e dei personaggi in vista, di chi, insomma, giacobino non fosse.

servigliano

Castel Clementino, l’odierno Servigliano

Le giacche blu il giorno precedente avevano sfilato al Girfalco di Fermo per poi raggiungere rapidissime Querciabella, riposarsi, acquattarsi tra le selve dinanzi a Castel Clementino, passare la notte. Non potevano tollerare che gli Insorgenti si acquartierassero in un punto strategico della valle. Fossero restati in montagna, a Montegallo, Montelparo o Norcia, poco male. Ma a Castel Clementino, no!

L’oscurità era calata in fretta complice un cielo sempre più minaccioso.  Quel posizionarsi per sfuggire agli occhi dei rivoltosi riuscì utile al soldato Jean. Il suo zaino scoppiava. Tutto quel che nei giorni precedenti aveva potuto sottrarre nelle chiese, nelle povere o ricche abitazioni messe a ferro e fuoco dalla sua compagnia, lo aveva stipato lì dentro. Era il suo bottino e il suo avvenire. Assicurazione sul futuro. Ora però doveva nasconderlo. Non voleva rischiare di perderlo nello scontro. Contò cento passi dal mulino; non visto, scavò una buca presso una frondosa roverella. Gli occorsero pochi minuti: la terra era molle.

Da lì a poco iniziarono gli spari. Più giù, dove il fiume batte contro l’irto scoglio della Castelletta, una trentina di uomini impegnavano le truppe di Bonaparte. Anzi, dritto sullo scoglio, un giovane nell’uniforme candida dei Borboni sfidava con la sua sparuta pattuglia gli invasori francesi. Un temerario. Ma passò poco tempo che quel corpo cadde colpito nelle acque furenti. Lo trassero a riva, i suoi uomini, che subito tornarono indietro, tra le mura. Luigi era il nome del caduto e Navarra il cognome:  il figlio del Tenente Generale.

Queste cose Jean non le sapeva. Sentì invece l’ordine d’attacco al borgo. Corse leggero sotto il tiro dei “cafoni”. Si fermò soltanto per inastare la baionetta. La prima porta del paese si frantumò sotto i colpi del cannone. Agli Insorgenti non restò che ritirarsi verso monte, verso Santa Vittoria in Matenano, lasciando sul campo morti, feriti e incendi.

Jean era soddisfatto, la giornata di battaglia stava già per concludersi. Forse un nuovo bottino avrebbe riempito un altro zaino. Ma una cosa non conosceva: che il  tesoro da lui sepolto era già passato in altre mani. Il suo vangare attorno alla quercia era stato notato da un insorgente che, complici le tenebre, l’aveva recuperato e portato altrove. Poi, durante la battaglia, quell’uomo era stato colpito. Ucciso forse per mano dello stesso Jean, e ora trascinava  con sé nella tomba il segreto recente di un sogno che svaniva nell’alba di Castel Clementino.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 13 agosto 2017

#destinazionemarche #insorgenza #raccontidellamarca

 

 

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One thought on “RACCONTI DELLA MARCA. Il sacco di Castel Clementino. E lo scacco di Jean

  1. Molto aderente alla realtà la tua ricostruzione dei fatti di Castelclementino, infatti il decesso di Luigi Navarra è stato registrato nel libro dei morti di una parrocchia faleronese ed i più vecchi abitanti nei pressi del Mulinoi Miconi, raccontavano della ricerca di un tesoro nascosto.

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