GENTE DI CAMPO. Biofavole per piccoli e adulti. Qualità della Valdaso

Quando scende dall’auto per condurmi nei campi, a Piane di Ortezzano, mi accorgo che è incinta. Tra due mesi nascerà Greta. Alessandra Poggi è felice. La storia della sua azienda ha molto a che fare con i bambini. Non per niente si chiama Biofavole Società agricola Valdaso. Uno dei protagonisti è l’altro figlio, Leonardo, che ha tre anni. Protagonista come? Come piccolo che mangia sano e che Alessandra accudisce con prodotti non trattati e fatti in casa. Da qui la scintilla: se le mamme sono così attente ai bambini occorre che anche le produzioni diano risposte.

bdr

Alessandra Poggi e Augusto Rossi

Alessandra s’è laureata in lingua e cultura d’impresa. Ha girato molto, poi, la scelta di tornare in campagna, come imparato dai famigliari. Suo zio Augusto Rossi ha un frutteto, lo ha ereditato dai genitori Erminia e Guerriero. Lo ha curato anche quando era dipendente pubblico. Ora, con la pensione, l’impegno è cresciuto. Alessandra propone, zio Augusto acconsente. Nasce l’azienda. Marzo 2016. «Come nella maggior parte delle favole è l’amore che spinge i personaggi a compiere un’azione. La  nostra favola inizia da qui, dall’amore per la famiglia, per la tradizione, per la natura». Parlando fino, direi: è il cor business.

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La raccolta delle ultime pesche

Nei tre ettari che risalgono la collina per Ortezzano sono allineati gli alberi di albicocche, susine, pesche, mele, kiwi, noci. Quando visito l’azienda, si stanno raccogliendo ancora le pesche: sono grandi, pesanti, ottime, e le susine ottobrine, anch’esse gustose.

La Biofavole vende la frutta fresca. Ma non solo. Tramite un laboratorio esterno, procede alla trasformazione proponendo sul mercato composte, puree, succhi di frutta e passata di pomodoro.

I pomodori  arrivano direttamente dall’orto che cura la signora Maria, suocera di Alessandra. Ci sono anche le zucchine e le melanzane.

«Ancora oggi – spiega Alessandra – la coltivazione avviene con l’impiego di tecniche tradizionali, come una volta, con il massimo rispetto per il suolo e per l’ambiente». Zio Augusto, dalla barbetta bianca, annuisce.

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Alessandra, da New York ad Ortezzano

I ruoli sono chiari: Augusto si occupa del frutteto, Alessandra gira i negozi (una quindicina sono clienti affezionati, non solo nel fermano, anche nel civitanovese e a Pescara), propone gli assaggi, inventa iniziative (tra poco scatterà l’operazione Natale).

Ruoli chiari sì, ma fino ad un certo punto. «Perché quando c’è da raccogliere, tutta la famiglia, orizzontale e verticale, è impegnata». Anche suo marito Fabio D’Erasmo, dottorando alla Politecnica.

I prossimi passi saranno l’apertura di un laboratorio per la trasformazione, un punto vendita ad Ortezzano, la visita delle scolaresche, e clienti esteri. Per questi ultimi ci si sta attrezzando con l’etichetta bilingue (italiano e inglese) anche perché in estate sono diversi i turisti stranieri che chiedono succhi di frutta e composte senza conservanti e zuccheri.

Nota negativa sono gli istrici (soprattutto) e i cinghiali che se la prendono con l’orto.

Lascio Alessandra e Augusto alle loro incombenze. I campi oggi sono bagnati. Altrimenti avrei incontrato anche Leonardo che zappetta e fa amicizia con la terra.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 6 ottobre 2017.

#Biofavole #valdaso #Ortezzano #amolacampagna #succhidifrutta

 

 

 

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