MINORI… PER MODO DI DIRE. La bussola del dr Mazzoni: onestà e impegno. Un esempio per i giovani

«A settant’anni, come a venti, se avrai entusiasmo per la vita e meraviglia per i fiori e le stelle, se saprai gustare il piacere delle illusioni, allora tu sarai giovane. Sei giovane come la tua fede, vecchio come i tuoi dubbi, giovane come la tua speranza, vecchio come la tua disperazione. Finché il tuo cuore saprà captare messaggi di bellezza, di grazia e di ardimento, sarai sempre giovane».

Il dr Mario Mazzoni scriveva questa poesia, La Giovinezza, nel 1978, da Lapedona dove risiedeva. La dedicava a figli, nipoti, e a tutti quanti egli amasse.

Mazzoni

Il dr Mario Mazzoni, medico, appassionato di storia, filatelia, teatro, regista e poeta

C’è speranza – e lo scrive – nelle sue parole; freschezza, voglia di guardare avanti, di vivere. Bellezza che altro rivela.

Mario Mazzoni è morto nel 2004, a 93 anni. Voglio parlarne perché la sua è una testimonianza palpitante. La storia di un uomo, di un medico, capace di grandi valori e di quotidiano impegno.

«Dovrebbero far leggere le sue poesie nelle scuole» mi ha detto, stendendomi i testi, la mia amica Lola. Dovrebbero far conoscere la sua esistenza. Vale mille testi di psicologia. Mille omelie dai pulpiti.

Già anziano, nel 1997, vergava per i nipoti (si firmava «nonno Mario») L’Aquilone: «Più il vento è contrario e impetuoso, più nel cielo l’aquilone s’innalza. Sia così per ogni vero uomo nelle avversità  tribolazioni della vita». La vita e le sue contraddizioni sono sempre un confronto, per crescere.

Della vita del dr Mazzoni mi ha colpito un gesto. Terminata appena la guerra, risultò vincitore del concorso a ruolo ordinario di medico condotto e ufficiale sanitario per la città di Fermo. Rinunciò. Volle restare a Lapedona, medico di famiglia, tra la sua popolazione, tra i suoi contadini che avevano sostenuto moralmente ed economicamente la moglie e il primogenito durante la sua assenza perché richiamato alle armi.

Tre, raccontano i figli Giuseppe, Antonio, Paolo, Francesco e Luigi, erano i suoi principi guida: onestà, dedizione alla persona malata e bisognosa, sacralità della vita. Un cuore grande.

Attivo anche socialmente, aveva fondato l’Asilo lapedonese, le Colonie solari per i bambini, l’Associazione Combattenti e Reduci. Era stato nominato dall’arcivescovo Perini responsabile sanitario dell’Unitalsi fermana. Amante degli autori classici, della letteratura, del teatro, aveva coordinato la Filodrammatica lapedonese anche in qualità di regista, coreografo, scenografo. Infine, fu giudice di pace. Etica e morale le sue fondamenta.

Personaggio austero? Ma no. Era capace anche di scherzare con intelligenza. Come quando scrisse un improbabile 35^ canto dell’Inferno, attribuendolo a Dante. In diversi ci credettero, tanto gli somigliava.

Concludo con una sua esortazione ai giovani: «Da grande abbi in mira di primeggiare per ricchezza di cultura, ricchezza di sentimento e, soprattutto, per onestà di vita». Non altro.

La scheda:

Mario Mazzoni nasce a Sant’Elpidio a Mare il 4 dicembre del 1911. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1938 a La Sapienza di Roma, dopo aver lavorato come medico condotto a Potenza Picena e Monte Giberto, si trasferì a Lapedona sino alla pensione, 1980.

Richiamato alle armi, fu assegnato al Comando militare del reggimento alpini, divisione Julia. A causa di una pleurite non potè partire per il fronte russo. Dopo il settembre del ’43, confluì nella Quinta armata americana e successivamente nell’Ottava armata anglo-americana. Fu decorato con Croce di guerra al merito e congedato con il grado di capitano medico. Conoscitore della Storia, amava le scienze naturali e lo studio della filatelia.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 14 ottobre 2017

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