MINORI… PER MODO DI DIRE. Il cuore grande di Francesco Lusek

Da piccolo, pensava di fare il pompiere o il militare. Giocava sempre con riproduzioni di camion dei vigili del fuoco e l’ambulanza.

Francesco Lusek lo racconta sorridendo. Ci troviamo nella sede della Protezione civile di Fermo.

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Francesco Lusek

Maglia rossa, occhi che brillano e taglio dei capelli che mi fanno pensare a Ringo Starr.

Francesco è il responsabile della Protezione civile fermana. È uno che ci crede. Ma io voglio entrare nella persona, non nel personaggio.

Chi è Francesco? «Credo di avere un’attitudine al mondo dell’emergenza. Quando capita qualcosa, io fremo, non riesco a stare con le mani in mano. Vorrei migliorare la condizione delle persone». Mettersi in gioco lo fa star bene.

Francesco è un divoratore di libri: 3-4 al mese, e quasi tutti sui temi delle missioni all’estero e reportage. In questi giorni sta terminando Maledetto appennino, di Luca Cari, portavoce nazionale dei Vigili del Fuoco. «La lettura – spiega – mi aiuta a riordinare le idee».

Magnanimamente, non si sottrae alla mia domanda sui difetti. Che sono l’impulsività, l’istintualità. Ma ci sta lavorando, «siccome me li riconosco, li sto limando, gestendo». Poi, mette in campo anche il suo non accettare compromessi, «che a volte qualche problema me lo ha  creato».

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Comunque, se dovesse giudicarsi, la prima qualità che si riconoscerebbe sarebbe quella dell’ «animale sociale. Mi piace lavorare in gruppo, fare squadra; mi piace l’amicizia, i rapporti. Senza il gruppo non sono niente». In effetti, chi lo conosce e con lui collabora lo definisce «un buon animatore».

C’è poi la sua vita privata di cui è «gelosissimo». «Difendo i miei spazi. Pratico il nuoto, vado a calcetto, corro. Esco spesso con comitive di amici per cenare insieme e goderci un bel film». La sua compagna Barbara capisce e condivide.

Ed ora torniamo al Francesco responsabile della Protezione civile e alla vicenda più dolorosa accadutagli. «Quella di un amico, forse il migliore, che soccorsi, inutilmente. Si era suicidato. Non facemmo in tempo…». Una vicenda atroce, «che mi colpì profondamente e poteva minare umanamente il mio percorso professionale». A quel tempo – oggi è diverso – la Protezione civile non aveva l’ausilio di psicologi.

Ma ci sono anche storie belle, seppur minime. A Pescara del Tronto, dopo l’immane tragedia, Lusek è riuscito a recuperare dalla macerie Flash, un cagnolino il cui padrone era rimasto ucciso. Una piccola consolazione vederlo, un anno dopo, al guinzaglio della vedova.

Il mito di Francesco è Zamberletti, colui che costruì il modello efficiente della Protezione civile, quella che oggi  è stata messa un po’ da parte. Colgo una sfumature di tristezza. Ma è un attimo e torna la speranza, quella di rivedere la Protezione civile tenuta in debita considerazione. «Perché l’Italia ne ha bisogno».

La Scheda:

Francesco Lusek è nato a Fermo il 10 luglio del 1980. Ha abitato a Petritoli e Montelparo. Si è diplomato all’Istituto professionale per il Commercio di Santa Vittoria in Matenano. Ha conseguito in Svizzera la laurea in Protezione civile. È formatore nazionale. La sua figura è quella del Professionista di Protezione civile. Ama il mare di sera e la montagna di giorno. Passione smisurata per animali (Marley è la sua cagnolina) e ambiente.

La società di oggi? «Ha perso sensibilità».

In questi mesi sta scrivendo «Pensieri. Per ora è un diario, in futuro chissà». Libro? Probabilmente.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 4 novembre 2017

#ProtezioneCivile #Terremoto #PescaradelTronto #Fermo

 

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