Mistero Bosch e il Giardino dei Sogni

Dopo la proiezione dello stupendo Loving Vincent, dedicato a Van Gogh, il Super8 di Fermo ha proposto ieri martedì e propone oggi mercoledì, un altro capolavoro dell’arte.

Stavolta tocca a Bosch. Il Giardino dei sogni. Bosch, il cui vero nome era Jeroen Anthoniszoon van Aken, è il grande pittore fiammingo vissuto a cavallo tra il 1400 e il 1500 (muore nel 1516). La sua opera maggiore è proprio Il Giardino dei Sogni, oggi esposto nelle sale del Museo del Prado a Madrid. Si tratta di un trittico dove «compaiono – hanno scritto i critici d’arte – tra l’altro, animali esotici come leoni e giraffe oltre a una ricca iconografia che attinge a quella dell’antichità e dell’Asia medievale». Datato tra il 1480 e il 1490, è forse l’opera «più complessa di Bosch e rappresenta diverse scene bibliche, con lo scopo di descrivere l’intera storia dell’umanità vista dal punto di vista cristiano diffuso nel Medioevo». Il trittico è formato da un pannello quadrato centrale e da due laterali che, una volta richiusi, mostrano la Creazione. Una volta aperto, invece il trittico mostra, da sinistra verso destra: l’incontro tra Adamo ed Eva, avvenuto sotto la presenza di Dio, il giardino delle delizie, in cui uomini e creature fantastiche convivono e, infine, la visione dell’inferno.

Giardino

Nel docu-film, artisti, scrittori, filosofi, musicisti e scienziati contemporanei come Miquel Barceló, Salman Rushdie, Orhan Pamuk, Cees Nooteboom, Ludovico Einaudi, e ancora Pilar Silva, curatore della mostra su Bosch al Museo Nazionale del Prado,  discutono sui significati del dipinto spostando il dibattito nell’era moderna.

I racconti di questi grandi nomi parlano del trittico di Bosch come di «un’allucinazione data dalla febbre alta», di un’opera «teatrale», c’è chi ci vede «caos, dolore e paura». Letture diverse, impressioni contrastanti che non fanno altro che confermare la complessità dell’opera di Bosch e tutti i livelli di significato che ha saputo imprimere con la sua arte. Restano ancora tanti misteri intorno al Trittico ma allo stesso tempo alcuni elementi rimangono inequivocabili: «colori brillanti, un’azione complessa, la fusione tra commedia e tragedia, e ancora un mix di intrigo, suspense, peccato, vita, morte e, forse, anche redenzione».

Il film del regista José Luís López Linares, «è dedicato ai misteri di un dipinto che non può non toccare nel profondo, anche se non si può arrivare a comprenderlo completamente».

«La ricchezza di inventiva nelle sue opere, vere e proprie visioni, ha chiamato in causa dottrine diverse, tra esse la psicoanalisi, ciascuna delle quali dette una propria lettura, talvolta anche non compatibile storicamente. Sicuramente la sua opera andò di pari passo con le dottrine religiose e intellettuali dell’Europa centro-settentrionale».

Ma prima delle sue opere il vero mistero resta lui. Alchimista, membro di sette esoteriche, oppure artista tanto raffinato da includere nelle sue opere messaggi complessi e giochi di parole visivi basati su testi biblici e della tradizione?

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino,

#giardinodeisogni #Bosch #artealcinema

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