VOCI DALLA PRIMA REPUBBLICA. Il federale senza partito. Antonio Iacopini

Italo Balbo. Il quadrunviro, l’aviatore, l’iscritto insofferente al Partito Nazionale Fascista. Ogni volta che incontro Antonio Iacopini, pizzetto bianco, volto ovale, mi viene in mente il pilota abbattuto da fuoco amico su Tobruk.

Iacopini, 86 anni compiuti, fermano, nato a San Procolo di Monte Vidon Combatte, è stato per 15 anni consigliere comunale a Fermo, dai primi anni Sessanta ai secondi Settanta, gli anni del boom economico ma anche del terrorismo.

Sugli scranni del Palazzo dei Priori rappresentava il Movimento Sociale Italiano, quel partito, secondo molti, erede del Fascismo, per poi svoltare verso le sponde del conservatorismo di destra ma mai liberista.

Lo incontro a casa sua. Mi parla della «nobile gente dei campi».

bdr
L’ex consigliere comunale del MSI

È tornato da poco dalla quotidiana passeggiata con il cane a San Procolo. Ha controllato il suo querceto, ha annusato la sua terra.

La prima tessera del MSI la prese «la prima domenica di ottobre del 1947, giornata di sole». Un amico lo aveva invitato a Fermo per partecipare ad un comizio dell’on. Antonio Grilli, grande oratore come ce n’erano tanti a quei tempi (Togliatti, Paglietta, Andreotti, Almirante…). «Piazza del Popolo era un tripudio di tricolori» racconta. Lo colpirono. Si sentiva al posto giusto, fece la scelta di conseguenza con i soldi che gli aveva dato mamma Adele Mattioli.

Nel 1954 Iacopini si trasferisce a Fermo. Vuole fare il tipografo. Lo assumono allo Stabilimento Tipografico Bonassi. Ci rimane per dieci anni. Con due liti: «La prima, quando i titolari furono accusati di avere assunto un fascista; la seconda quando avevo deciso di andarmene e loro non volevano».

Quindi, la propria aziendina, per trent’anni.

Che ricorda degli anni in consiglio comunale? «Che c’era passione, prima di tutto. E che si affrontavano argomenti notevoli. Io proposi una variante alla Statale 210 sino a San Tommaso, con casello autostradale, ricevendo l’appoggio di un avversario, l’ing. Andrenacci, democristiano». E poi, ci fu il caso OMSA (la grande fabbrica di calze dove oggi sorge il Centro calzaturiero, a Campiglione), «un disastro sociale. L’amministrazione comunale non intervenne come si doveva, in piazza la sinistra sindacale urlava contro il proprietario: “Orsi Mangelli, sono finiti i tempi belli”, la fabbrica fu chiusa, la gente perse il posto di lavoro. Un disastro». Il sig. Antonio parla anche dei parcheggi dell’area Vallesi. «Si poteva risparmiare, si poteva costruire un auto-silos come già in Svizzera. Io ero d’accordo. Combattei quasi da solo».

Ma lei è della Prima Repubblica? Mi risponde ridacchiando con una domanda: «Ma lei intende la Repubblica di Salò?». Torna serio e aggiunge: «La rovina dell’Italia è stato, allora, il Piano Marshall, che ci ha resi sudditi degli Stati Uniti; oggi, la diseducazione al lavoro. Il nostro popolo è stato traviato. Neppure un dittatore lo raddrizzerebbe».

Oltre alle passeggiate con il cane e alle attenzioni per i nipoti, Iacopini sta scrivendo un libro «per ricordare la mia vita. Tratta della Terza via. Io sono Keynesiano, sono per l’intervento dello Stato».

Faccio un gioco. Dico PD e mi risponde: «Ci hanno pensato i siciliani»; dico M5S, «Troppe stelle»; dico Forza Italia, replica: «Berlusconi è americano, io di San Procolo».

Il male odierno? «La conquista del consenso. L’oggi per oggi. Tutto e subito. Nessuno sguardo al futuro».

A Fermo? «C’è mio figlio in maggioranza…». Cambio argomento. La svolta di Fini con Alleanza nazionale e l’appoggio a Berlussconi? «Con Fini litigai a Roma, in ascensore. Per quanto riguarda An, posso solo dire che, fatta la provincia di Fermo, fui contattato per rimettermi alla guida del ricreabile MSI. Dissi di sì, per scherzo. Sono un federale senza partito». Non rinacque mai.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, mercoledì 29 novembre 2017

#MSI #Desta #Fermo #PrimaRepubblica #OMSA

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