MINORI… PER MODO DI DIRE. La bellezza e la letizia in monastero

Le ho conosciute anni fa, invitato alla celebrazione liturgica di Natale nel loro monastero di Montegiorgio. Avevano cantato come angeli. Le avevo incontrate subito dopo la messa, dietro ad una triplice grata. Angeli sul serio. Giovani, belle, felici.

Sono tornato da loro in questi giorni pre-natalizi pensando che si va in India o in Nepal per il silenzio, riflessione, ricerca di sé. E che tutto questo lo si trova anche a due passi da casa.

Le Clarisse dell’Immacolata oggi risiedono a Fermo dalle consorelle Cappuccine. La loro «casa» ha subito danni dal terremoto.

monache

Suono. Mi fanno accomodare in un parlatorio. C’è una grata che ci divide. È clausura. Arrivano in due: abito celeste, sotto il cappuccio un  velo bianco candido, così come il grembiule che la Madre (superiora della Comunità) indossa. Era intenta a preparare il pranzo. Tocca anche a lei alternarsi ai fornelli, così come alle altre dodici, età media sui trent’anni e forse meno. A colpirmi – e non è la prima volta – è il sorriso e la pace dei volti. Chiedo loro di raccontarsi. Chiedono a me discrezione su nomi e immagini.

La Madre stava cuocendo «il minestrone e i cavolfiori rosa, poi ci sono gli avanzi di ieri». Non si spreca nulla sulla loro frugale tavola. Per rispetto della natura e di chi la lavora.

Chiedo della loro serenità. Si guardano. Non sono abituate. Sono schive. E sono dolci. «Noi abbiamo scelto Gesù. Lui è il nostro perno intorno al quale facciamo girare la nostra vita. Per dirla con Sant’Agostino, il cuore dell’uomo anela all’infinito e non trova pace finché non riposerà in Dio». In queste ore la comunità ha iniziato la novena: «pensiero e riflessione sul mistero del Natale».

«Nella grotta della Natività – spiega la monaca altissima che accompagna la Madre – c’è tutto di noi: la povertà, la castità, l’obbedienza, la clausura».

È bello il Natale? «È bellissimo, i canti natalizi ci fanno stare bene». Già: i canti, la musica… «Cantando si prega due volte» mi spiegano parafrasando ancora il Vescovo di Ippona, «il canto trasporta verso il soprannaturale, la cura del canto ci aiuta nella preghiera, il canto deve essere pregato, e diventa involontariamente apostolato, aiuto a tutti». La Madre è diplomata in teoria e solfeggio e suonava il flauto traverso.

Ed ora il silenzio «Che non è solo assenza di parole o suoni, ma un qualcosa che parla, che ci mette in comunicazione profonda con noi stessi e con Dio». Il silenzio è vivo, scriveva il cardinale Sarah ed è il contrario della «dittatura del rumore». Occorre però allenarvisi, «entrarci in confidenza». «Senza silenzio – ha scritto qualcuno – non c’è possibilità che Lui entri nella vita». Le monache lo sperimentano nell’adorazione quotidiana in chiesa e nelle proprie celle.

Tredici donne insieme: non è semplice. «Fuori di qui, mai mi sarei legata a lei», scherza la Madre indicando l’altra. «Ci sono caratteri, sensibilità, costumi diversi», ma c’è qualcosa che rende possibile la convivenza.

Ogni mese il Capitolo. Le tredici monache si ritrovano per affrontare problemi pratici e spirituali.

Ho portato via troppo tempo. Saluto. Torneranno al minestrone, alle preghiere, al silenzio. Alla loro serenità. E letizia.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 23 dicembre 2017

#Monastero #Fermo #ClarisseImmacolata #PerfettaLetizia

 

 

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