VOCI DALLA PRIMA REPUBBLICA. La storia, i racconti, l’impegno dell’ex vice ministro Giulio Conti

Lo incontro a Monte San Pietrangeli, al tavolo del ristorante Da Pina, un po’ la sua casa. Sta pranzando. Arrivano persone che lo salutano con affetto. Come Iole, che ha 92 anni. Giulio Conti ne ha 79 e l’arguzia di un tempo. Monte San Pietrangeli è il suo luogo di nascita e dove è stato sindaco per tre mandati, l’ultimo dei quali terminato per decisione del prefetto Angela Pagliuca.

Lo conosco da tempo. Dalla fine degli anni Sessanta, quando, vestito di un poncho messicano, venne a Montegiorgio per trovare gli amici dopo 16 giorni di carcere a Perugia, città dove studiava medicina e dove era presidente del «glorioso» FUAN (Fronte Universitario di Azione Nazionale).

Conti giulio
L’ex vice-ministro Giulio Conti

Di politica, l’on. Conti ne ha fatta. Per 17 anni, tra gli Ottanta e Novanta, è stato deputato, raggiungendo la carica di sottosegretario alla sanità nel primo governo Berlusconi. Doveva essere ministro, secondo le promesse di Gianfranco Fini. Berlusconi gli preferì Raffaele Costa. Conti fece un passo indietro «perché Costa era una gran brava persona, capace e onesta». Dunque, Costa ministro, Conti vice e trottola in tutta Italia, specie al Sud.

Del periodo in Parlamento, Conti ricorda di essere stato più volte sospeso per risse in aula e fuori. Craxi gli piaceva, «era uno statista», specie dopo il caso Sigonella, «quando ebbe le palle di rifiutare agli americani la consegna dei sequestratori della nave Achille Lauro. Fece rispettare l’Italia».

Altri personaggi graditi? «L’ex ministro della difesa Antonio Martino, Roberto Maroni che prendeva consigli dal missino Tatarella. Sulla sponda opposta, Berlinguer. Sapeva fare, morto lui è iniziata la crisi della sinistra».

A destra? «Giuseppe Tatarella su tutti, e Pino Romualdi. Berlusconi lasciava fare».

Sull’oggi il giudizio è tranciante. «La classe dirigente fa a gara a chi è peggio».

Recentemente s’è incontrato con La Russa e la Santanchè. Gli hanno chiesto un  nuovo impegno. Ha rifiutato.

Conti è stato anche consigliere comunale a Macerata, sua seconda città di riferimento. «Una bella esperienza». Ma la più bella, forse perché legata agli anni della gioventù, è quella del FUAN perugino. Conti ci pensa e ci ripensa. Sono gli anni fine Cinquanta, Sessanta, inizi Settanta, ideologie forti, scontri di piazza, manifestazioni contro gli USA per la guerra in Vietnam.

Sembrano passati secoli, invece quel tempo è appena dietro l’angolo. «Noi del FUAN non eravamo americani, eravamo però anticomunisti. Volevano impedirci di vedere il film Berretti verdi al cinema Lilli? Ci mobilitammo in centinaia ed entrammo – e poi uscimmo – tra una marea di oppositori che ci insultavano. Quando l’amministrazione di Perugia invitò in municipio una delegazione Vietcong,  noi sfilammo inquadrati per tre sotto il Comune, per contestare».

«Il FUAN – racconta con un po’ di commozione – era diventato il più forte soggetto nell’università perugina. Via Alessi era completamente nostra, c’erano le nostre camere, le nostre case» Politica, ma non solo. «Aprimmo il circolo D’Annunzio nelle cantine del Palazzo del conte Tiberino Anzidei. Proiettammo film, organizzammo convegni e serate musicali. Una volta arrivarono anche Albertazzi e una sua amica attrice».

Li chiamavano fascisti. Andava di moda quell’insulto, significava mettere l’avversario nel mirino. Per i ragazzi del FUAN non lo era. Conti si beccò una denuncia per aver salutato romanamente. Assolto.

E la carcerazione? «Tutto nacque perché partecipammo a Foligno ad una assemblea sul Vietnam promosso dai comunisti. Si scatenò una grossa scazzottata, prima nella sala, poi in piazza. Ce la vedemmo brutta. I Carabinieri ci arrestarono in 17, il diciottesimo finì in ospedale. 16 giorni di galera. Ci assolsero». Gli episodi sono tantissimi. Impossibile riportarli in un articolo. Forse un libro…

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, mercoledì 10 gennaio 2018

#MSI #BettinoCraxi #FUAN #Perugia #Vietcong #BerrettiVerdi #MonteSanPietrangeli

 

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