CAMMINO LA TERRA DI MARCA. Le vetrate di Sant’Antonio. Una piccola Chartres

Andai a Chartres, anni fa, in camper e una guida d’eccezione: mons. Germano Liberati, docente di italiano, critico d’arte, collaboratore dell’Università di Urbino. Montegiorgio gli ha dedicato la Biblioteca comunale.

Visitammo la Cattedrale di Notre-Dame. Avevo interesse per il Labirinto, ero appassionato di alchimia, esoterismo, Cavalieri Templari (un amore che m’è rimasto). Mentre percorrevo le pietre, in basso, don Germano mi disse: «Solleva lo sguardo, guarda la Bibbia dei Poveri, il blu di Chartres, i racconti della Bibbia». Biblia pauperum. Lo feci. C’era il sole. Vetrate stupende. Una lettura tridimensionale. Uno spettacolo. Un’emozione. Ci ho ripensato giorni fa camminando perimetralmente la chiesa di Sant’Antonio di Fermo con don Checco Monti, il parroco. È un’opera d’arte: quattro pareti di vetrate, migliaia di pezzi dipinti, stile gotico moderno, chilometri di ferro. Un racconto unico. Le vetrate progettate dall’architetto Renato Cristiano, nomen omen; la struttura dell’ing. Lino Fagioli “Tenda di Dio in mezzo alle tende degli uomini”

vetrate
Particolari della chiesa di Sant’Antonio

Dovrebbero inserirla nel giro dei turisti. Dovrebbe aprire il cuore dei fedeli.

Non mi piaceva prima del restauro. Mi emoziona, ora, a pochi mesi dal compiuto intervento.

Due Santi nelle vetrate sud e nord, le loro vicende, il loro carisma. San Francesco, raccontato con il colore verde-azzurro della spiritualità. Il figlio viziato di Pietro di Bernardone che si converte dandosi interamente al Signore; gli uccelli che si chetano al suo invito, lo sguardo rivolto al cielo. Parete opposta, quella del nord, con un altro santo francescano (la chiesa fu costruita dai Minori Conventuali nel 1975), Sant’Antonio, e quel colore rosso-carnato. Sant’Antonio, l’uomo dall’azione concreta. «Quello che ispirava l’uno – dice don Checco – viene incarnato dall’altro». Quanto Francesco era «ispirato dall’amore dell’infinitamente piccolo per l’immensamente grande», tanto Sant’Antonio «rappresenta l’amore di Dio, immensamente grande, per l’infinitamente piccolo che è l’uomo».

bdr

Parete est, dove il sole batte al mattino, il giallo e l’ocra, ma anche il marrone, sono i colori della terra (si colgono anche i simboli dei tre regni della natura: minerale, vegetale, animale), della realtà che è dura. C’è l’angelo che scaccia Adamo e c’è Adamo che entra nel mondo e nella sua contraddittorietà. E c’è l’Albero della vita e della conoscenza, del buono e di quello che buono non è.

Parete Ovest, blu scuro e violetto. Cristo muore e risorge, la Vergine è assunta in cielo, la città degli uomini che diventa babelica, informe e mostruosa, e quelle mani tese a chiedere la forza di cambiare. Collego il messaggio visivo ai Crocefissi di William Congdon nella lettura che ne fa Massimo Recalcati. «L’amore cristiano non ha nulla di consolatorio, non è un rifugio illusorio… è piuttosto una forza che scuote…». Un’onda d’urto, dunque.

Esco dalla chiesa che è buio. Alzo lo sguardo verso la cuspide sormontata da una guglia in vetro istoriato che arriva a circa quaranta metri da terra. È illuminata.  Ho riletto da poco un’opera di Albert Camus. Una frase mi ha colpito ed è giusta per qui: «Siate realisti, domandate l’impossibile».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 28 gennaio 2018

#SanFrancesco #SantAntonio #Fermo #Chartres #WilliamCongdon #MassimoRecalcati

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑