CAMMINO LA TERRA DI MARCA. Il Grand Tour del “giovin signore”

Lunedì scorso, alla BIT di Milano, invitato dal sindaco di Fermo Paolo Calcinaro, ho parlato di Immagini, Personaggi, Storie e Leggende della Terra di Marca.

Ho chiesto cosa avrebbe fatto un rinato giovin signore dell’aristocrazia europea nel 1700, arrivando a Fermo sulle tracce del Genius Loci? Avrebbe raggiunto il Colle Sabulo e sarebbe entrato nella Cattedrale per recarsi in cima alla torre del Duomo. All’ingresso, avrebbe udito le voci dei settanta bambini di strada che Luigi Antonini aveva lì ricoverati. E avrebbe anche avvertito un acre odore di fuoco: gli incendi e la strage perpetrati nel 1176 dalle truppe di Cristiano di Magonza, arcivescovo scomunicato alle dipendenze di Federico Barbarossa.

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La tavola rotonda alla BIT di MIlano

Dopo aver scalato i 220 scalini, il giovin signore avrebbe guardato a  nord est, la distesa d’acqua tra due montagne. E avrebbe scorto Il Ricamatore (Raccamadoro), cristiano convertito all’Islam, pirata prima, corsaro dopo; e le 24 galee venete che scortavano il Bucintoro, la reggia galleggiante, arrivata per imbarcare  i nuovi doge già podestà fermani.

E avrebbe scorto le navi romane alla conquista del Mare nostrum. E avrebbe scorto le imbarcazioni cariche di ambra proveniente dal Baltico e destinata a Belmonte Piceno.

Poi lo sguardo sarebbe sceso verso sud, a Monterubbiano, dove si festeggia il Ver sacrum, la Primavera sacra dei Sabini che, inseguendo un picchio, si stabilirono sulle nostre terre. E avrebbe immaginato il generale Vidacilius, capo degli eserciti piceni, sconfiggere le legioni romane ed arrendersi solo al terremoto.

Tornato su Fermo, avrebbe notato la Rocca sul Girone dove il 15 gennaio del 1444 era nato Galeazzo Maria Sforza, futuro quinto duca di Milano. Figlio di Bianca Maria Visconti e di Francesco Sforza.

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Sportosi un poco, l’attore del Grand Tour avrebbe scoperto nel museo diocesano la Casula di Thomas Becket inviata da sua madre dopo l’assassinio del figlio, al vescovo di Fermo, già compagno di studi di Thomas a Bologna. E avrebbe osservato anche il Colle Vissiano: la decapitazione di Vissia, il sorgere di un’abbazia benedettina,  di un convento dei cappuccini, e la fortezza di Giuseppe De La Hoz.

E avrebbe intravisto a nord l’Abbazia Imperiale di Santa Croce al Chienti, dove la leggenda narra di Lotario e Imelda, e  dove Carlo il Grosso mise il suo sigillo di protezione con la richiesta di calzature per il suo esercito in transito.

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E avrebbe ammirato a Montefalcone Appennino, la sede, nel Mille, della prima scuola di medicina; e il fiume Tenna, Tinea per gli Etruschi, sorgere dall’orrido dell’Infernaccio dove secoli dopo Cecco d’Ascoli si nascose per sfuggire all’Inquisizione; e l’Ospitale dei Cavalieri del Tempio a Montefortino: Non Nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo dà gloriam; e la pieve di Sant’Angelo in Montespino, abitata da una ranocchio di giorno e da un guerriero di notte, e la montagna fatata, raggiunta dal Guerin Meschino in cerca delle sue origini; e Antoine de la Sale, il 18 maggio del 1420, arrivare dalla Provenza a Montemonaco, inviato  dalla duchessa Agnese di Bourbon, per sapere dell’antro e della Sibilla.

Questa è la Terra di Marca, dove le pietre parlano e la natura racconta storie incredibili.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 18 febbraio 2018

#BIT #GrandTour #Templari #Fermo #Sibilla #TerradiMarca

 

 

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