Mistero Caravaggio

Un grandissimo film per tre giorni (19-20-21 febbraio) al Multiplex Super8 di Fermo. È Caravaggio. L’Anima e il Sangue.

Sarà un viaggio emozionante attraverso la vita, le opere e i tormenti di un artista geniale e contraddittorio. Un uomo la cui condotta è stata di luci ed ombre, genio e sregolatezza. Il film è una narrazione attraverso i luoghi in cui è vissuto e dove ancora si trovano le sue opere.

La voce stupenda di Caravaggio è quella prestatagli da Manuel Agnelli.

caravaggio

La consulenza scientifica è stata affidata al prof. Claudio Strinati, storico dell’arte esperto del Caravaggio, che nel film racconta la figura dell’artista in stretta correlazione con le sue opere. Il film è ulteriormente arricchito dagli interventi della prof.ssa Mina Gregori, Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, che fornisce alcune letture personali delle opere dell’artista e della dott.ssa Rossella Vodret, anche curatrice della mostra “Dentro Caravaggio,” allestita a Palazzo Reale, a Milano, fino allo scorso 28 gennaio, che illustra i risultati dei più recenti studi sulla tecnica pittorica dell’artista.

Al di là del film, chi fosse l’artista Caravaggio lo raccontò il pittore fiammingo Karel Van Mader, che ebbe modo di incontralo personalmente. «A Roma c’è un certo Michel Angelo da Caravaggio che fa cose meravigliose… egli è uno di quelli che non fanno molto conto delle opere di alcun maestro, anzi non loda apertamente neanche se stesso… Quando ha lavorato quindici giorni, si dà al bel tempo per un mese. Spada al fianco e un paggio dietro di sé, si porta da un campo di gioco all’altro; sempre pronto a rissare e ad azzuffarsi; tanto che non è troppo comodo accompagnarsi con lui». Un ritratto preciso della vita di un, come si direbbe oggi,  border line ovvero di una natura troppo sensibile e troppo poco avvezza ad abbassar la testa.

L’impareggiabile critico d’arte Roberto Longhi così lo descriveva: «Nulla vieta di immaginarlo il mattino, come un giovane irsuto e melanconico mentre ammaestra il suo barbone Cornacchia;… di spiarlo nelle ore di luce (e di lavoro) mentre muove a segno lo specchio o l’imposta della camera buia;… di seguirlo, quando il sole ha già troppo virato, negli atti della sua vita d’incontro».

«Il 18 luglio del 1610 – ha scritto Marco Boma Castellotti – si chiude la vita del più grande interprete della cultura figurativa moderna, ispirata dal pensiero cattolico. Agli estremi di verità cui giunse Caravaggio, nessuno dopo di lui, si sarebbe mai più elevato. “Mori malamente”, ma soltanto la stolida cecità dei moralisti può spingersi ad affermare  che male “havea vissuto”, visto che nonostante la vita violenta, pochi artisti, come lui, riuscirono, consapevolmente o inconsapevolmente, a essere testimoni di quella verità».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, lunedì 19 febbraio 2018

#Caravaggio #Arte #Amolapittura

 

 

 

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