Il voto. La Barista e il Notaio. La gente qualunque e… l’ex casta. Con l’incognita dell’anello di Tolkien

Ieri mattina, guardando i primi voti, mi è venuto da pensare che “i lazzari hanno votato Movimento 5 Stelle”. Ieri sera, un’amica commentava che i voti del sud ai grillini erano influenzati dalla mafia. Un’altra mi aveva parlato dei “Briganti”.

Stamattina, su La Repubblica, il direttore Mario Calabresi ha invitato a sovrapporre la cartina geografica del voto al sud a quella del Regno delle Due Sicilie. Escluse le Marche, le cartine erano perfettamente sovrapponibili. I “Lazzari” dunque, ma non solo al sud, hanno scelto i pentastellati. E non è questione di mafia. Proprio no. Gli italiani, preferendo Grillo, Salvini e, in parte, anche la Meloni hanno dimostrato una rabbia, una insoddisfazione, un rifiuto totale nei confronti dei partiti della Seconda Repubblica: Pd in testa, Forza Italia in subordine, senza scomodare i partitini degli ex grandi (che farà la Boldrini ora?).

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Un voto di reazione, un voto di protesta, un voto anti sistema. Ha detto bene Di Maio: è la Terza Repubblica. Quello che succederà da qui a trenta giorni però è difficile immaginarlo. Le ipotesi sono diverse. Resta il fatto che i risultati hanno mostrato una enorme enorme enorme avversione a questo tipo di politica e di politici.

Un collega giornalista si stupiva che a Nord una giovane barista avesse sopravanzato uno stimato notaio. Personalmente mi stupisco di chi si stupisce o finge di farlo. L’Italia non è quella raccontata dai Tg e dai grandi giornali. C’è sotto traccia un ribollire di iniziative, fatti, novità, scontentezze che, o non vengono captate oppure, se captate, non vengono interpretate – non lo sono state dai partiti tradizionali – e raccontate – dai giornali – per quel che sono. Forse per pigrizia o forse per incapacità si applica uno schema ormai logoro e antiquato. Per i partiti tradizionali fatale è stato l’arroccarsi nella torre d’avorio del loro mondo iperuranico, lontano dalla vita quotidiana.

Se vince la barista è perché la gente comune non si sente più rappresentata dai big.

Se vince la barista è perché la gente comune (i Minori….per modo di dire) è stanca di tirare avanti la carretta-Italia mentre i politici non solo guardano da un’altra parte, ma si impegnano a complicare la vita delle persone.

Chi non capisce che il voto è stato una prima rivolta, e chi non darà seguito all’indicazione rivoltosa potrebbe accendere una pericolosa miccia.

Detto questo, c’è però da aggiungere che anche la barista, una volta in Parlamento, potrebbe infilarsi l’anello di Tolkien, quello del potere, e farsi stravolgere la vita, le idee, la voglia di fare.

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Quindi? Quindi l’istituzione parlamentare con la delega a rappresentarci se non trova un bilanciamento in una forte presenza civica dei corpi intermedi (famiglie, associazioni, opere, ecc.), in una forte presenza culturale capace di diffondere giudizio critico, in un impegno giornalistico mirato a scovare la realtà vera più che ad ossequiare il potere dei big, si troverà a ripercorrere itinerari (nefasti) già da altri compiuti.

Attendiamo con pazienza (ma non troppa) lo smantellamento delle cosche, delle corporazioni, dei centri di potere. Augurandoci –  così torniamo al Sud – che non trionfi la logica del Gattopardo: che tutto cambi perché nulla cambi.

 

 

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