VITA DA SINDACI. Ivano Bascioni da Belmonte Piceno

Ivano Bascioni, sindaco di Belmonte Piceno, eletto con la lista Libera scelta.

Vita da sindaci. Piacevole, dura, impegnativa…?

Faticosa ma nello stesso tempo entusiasmante. Si fa parte, anche se marginalmente, di un mondo interessante come quello della politica e, in parte, dell’economia. Si sta dall’altra parte della barricata. Si tocca con mano il problema di come realizzare le cose. Suggerirei a tutti di fare un’esperienza amministrativa. Si eviterebbero le voci da bar fatte di sole critiche. Si comprenderebbe come anche il solo acquisto di una penna abbia dietro burocrazia e normative molto complicate.

Tutti se la prendono con la burocrazia…

È qualcosa che frena. Non esiste una semplificazione delle procedure. Sarebbe invece auspicabile.

Il problema odierno?

Riguarda le somme assicurative che sono state liquidate per il terremoto. Avevamo una polizza che ci copriva in parte alcuni danni causati dal terremoto. Abbiamo incassato a giugno scorso, poi è uscita una ordinanza a dicembre dove sembrava che dovessimo passarle allo Stato o alla Regione o all’Ufficio ricostruzione. In realtà, adesso sembra che, dato che l’ordinanza non può essere retroattiva, possiamo tenere le somme e destinarle all’edificio danneggiato. Diversamente si sarebbe penalizzato chi, come noi, è stato previdente ad assicurarsi da tempo.

Bascioni
Il sindaco di Belmonte Piceno Ivano Bascioni

I problemi di Belmonte Piceno?

Prima dico il pregio: è un comune che mediamente funziona con pochi dipendenti (quattro stabili più quelli assunti per il terremoto, che sono tre) ma molto efficienti.

Quello che a me spiace è la scarsa partecipazione alla vita associativa pubblica e politica del paese. Mi sono ispirato ad un motto di Kennedy: “Non chiederti cosa può fare l’America per te, ma cosa tu puoi fare per l’America”. Vorrei che tutti partecipassero alla vita politica, associazionistica. Purtroppo – ma questo non vale solo per Belmonte Piceno – c’è distacco. Mi piacerebbe che da noi: piccola comunità, questo avvenisse.

Come l’ha sollecitato?

Avevo pensato ad un progetto. All’inizio del mandato ho invitato diversi ragazzi a formare un consiglio comunale parallelo o un gruppo di lavoro con nessun obbligo se non l’apporto di idee che partissero dalle loro esigenze. Non  ha avuto seguito. Mi è dispiaciuto molto.

Come spiegarlo?

Forse sono stato incapace di coinvolgere, forse gli impegni di studio e di università. Non so. Forse, anche un disinteresse per le cose paesane.

Però associazioni ne esistono.

C’è una Pro Loco molto attiva; una Protezione civile che funziona; un Comitato spontaneo per la polenta del giovedì grasso; un piccolo gruppo per la Festa dei Bambini: Il Paese dei Balocchi.

Potevamo però creare altri nuclei, che so, per l’Infiorata del sei giugno, per il Mercatino di Natale, per altri momenti specifici.

Obiettivi?

La riapertura degli scavi archeologici e portare un  Museo archeologico regionale a Belmonte Piceno. Abbiamo iniziato un rapporto con le Università. È la mia ambizione. Ho iniziato, non vedrò probabilmente gli esiti. Ci vorranno forse 20 anni. Ma il primo passo è stato fatto.

Fondi?

Sempre meno quelli statali. Cerchiamo di sopravvivere. Abbiamo il gettito degli oneri di urbanizzazione ma sono poche migliaia di euro all’anno.  Ora, essendo nel cratere, qualche piccolo vantaggio ce l’abbiamo.

Siete presi in considerazione?

Nella politica contano i voti. Quando andiamo a parlare con amministratori e politici, sappiamo che il nostro peso è minimo.

Collaborazione con i colleghi?

È una delle parti positive del mio essere sindaco. Con quasi tutti c’è una bella collaborazione e un  aiuto reciproco. Finita la carriera politica, sono sicuro che avrò trovato degli amici che resteranno anche dopo.

Il Fermano è…

Un territorio ancora da far conoscere.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, giovedì 8 marzo 2018

#BelmontePiceno #Piceni #Politica

 

 

 

 

 

 

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