Caporetto non fu un disastro. Parola di generale

Ho conosciuto il generale Anselmo Donnari, nel 2017, ad un incontro del Rotary Club Fermano – Alto Sibillini. Profondo conoscitore della storia contemporanea, mi ha sorpreso per una sua lettura di Caporetto. Che non fu un disastro. «Caporetto è stata sì una grave sconfitta ma non una Waterloo  o – per restare in casa nostra – non un 8 settembre». Una tesi sostenuta in scritti e convegni. «Il cedimento del fronte (24 ottobre 1917) faticosamente raggiunto dopo ben 11 battaglie sull’Isonzo – in un settore limitato (2^ Armata), tra Tolmino e Plezzo – è stata solo una fase, pur tragica e luttuosa, della 12^ Battaglia sull’Isonzo, cui è seguito il ripiegamento del Regio Esercito verso i ponti sul Tagliamento, con il decisivo intervento delle retroguardie e delle scarse riserve che si sono immolate per arginare il nemico…; nemico definitivamente arrestato sulla linea Grappa – Piave, dove 35 divisioni italiane respinsero 55 divisioni austro-tedesche».

anselmo e ida in accademia
Il generale Donnari insieme alla sua signora Ida

Donnari entra nel particolare: i rinforzi chiesti dall’Austria alla Germania, «rinforzi affluiti con truppe di èlite e tattiche innovative (un esempio, l’infiltrazione dell’allora giovane ten. Erwin Rommel che in poco tempo giungerà sino a Longarone»,  la controversa figura di Cadorna che «non seppe cogliere la “stanchezza morale” dei suoi uomini in quel tratto di fronte, ma non esitò a scaricare su di loro la colpa del rovescio…», il gen. Badoglio, Comandante del  XXVII Corpo d’Armata, che «alla vigilia di Caporetto va a dormire dopo aver disposto che  l’ordine di aprire il fuoco ai suoi 400 cannoni di medio e grosso calibro sarà dato da lui personalmente. Alle 02.00 del 24 ottobre, la prima salva di artiglieria austro-tedesca trancia i cavetti telefonici, Badoglio sarà isolato e i suoi cannoni resteranno in silenzio».

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I soldati italiani non si batterono «poco e male». Anzi, ci furono atti d’eroismo. Fuggirono «gli scritturali nei comandi, il personale del vettovagliamento, gli infermieri degli ospedali, gli artiglieri delle batterie improvvidamente piazzate a ridosso della prima linea». Il nostro generale ha un mito nel  cap. Ettore Lajolo, medaglia d’oro al valor militare. È legato alla carica dei Reggimenti “Lancieri di Novara” e “Genova Cavalleria”… Il Cap. Lajolo comanda il 4° Squadrone di “Genova”… A Pozzuolo del Friuli hanno luogo furiosi combattimenti; la Brigata resiste. Non solo…

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«Il cap. Lajolo copre la ritirata al comando del suo squadrone; vistosi inseguito da motomitragliatrici austriache, arresta il reparto,  fa fronte al nemico e grida ai suoi uomini “Quando Genova Cavalleria vede il nemico, non gli volta le spalle, ma si calca l’elmetto e gli galoppa sopra!”. Qualche ora dopo solo 2 o 3 cavalli scossi, senza cavaliere, torneranno indietro al reggimento».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 10 marzo 2018

#Caporetto #BattagliaIsonzo #Rommel #GenovaCavalleria #GuerraMondiale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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