Minori… per modo di dire. Le vetrate del generale

Ha il grado di generale, ha girato l’Italia con incarichi di prestigio, ha 74 anni, è pensionato da qualche tempo. Ha le mani d’oro. Ed è amante dell’arte. Si chiama Adolfo Panaioli, abita a Falerone. Costruisce vetrate, da sempre, anche da militare. Lo raggiungo a Piane di Falerone. Al primo ed unico piano di una palazzina bianca, in via dell’Anfiteatro romano, scopro la sua bottega-laboratorio. Era ubicata in centro storico, al paese alto. Il terremoto ha fatto danni e ha costretto lui e i suoi ragazzi a spostarsi in basso. Credo che c’abbia guadagnato. Il locale è accogliente: una stanza lunga, larga, ben illuminata, e due lati straripanti di vetrate colorate, disegnate. Bellissime.

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Il generale Adolfo Panaioli

Sul lato corto, appena l’ingresso dalle scale, c’è una gigantografia appesa al muro. È La conversione di san Paolo di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Su una serie di cavalletti, in piano, insiste una vetrata enorme, dalle decine di colori. Occupa un terzo della sala. Riproduzione dell’opera caravaggesca. Stupenda! Andrà, forse, ad arricchire una parete della chiesa di San Paolo a Piane di Montegiorgio.

L’hanno realizzata gli allievi di Panaioli. Sì, perché il generale in pensione, ora presidente dell’Associazione Due Torri, non è rimasto con le mani in mano. Sa che i giovani cercano lavoro, sa che questa terra ha bisogno di rilanci. E sa che la «bellezza in noi sopita può risvegliarsi e dare i suoi frutti», artistici e dunque imprenditoriali.

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Così, lui che partecipava a importanti summit europei, ora dirige una sorta di scuola di arti e mestieri. Cercando di dare una mano ai giovani e di contribuire alla riscossa della Terra di Marca.

Quando tre anni fa Panaioli presentò il primo corso gratuito di vetrate artistiche a Falerone, il salone comunale era gremito di persone e il sindaco Altini garantì un sostegno con il Progetto Prossimo Futuro e con la Fondazione Alessio Altini Onlus.

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Di allievi, il generale ne ha avuti parecchi. Tra i corsi di vetrate, quelli di pittura, altri  in ambito agricolo (perché la Due Torri si occupa di quattro settori diversi) se ne possono contare quasi duecento.

Tornando al Caravaggio, va raccontata una storia triste e lieta. Studiando il personaggio, era il 2010, Panaioli viene colpito dal fatto che il giorno della morte di Michelangelo Merisi (18 luglio) è la stesso della morte di Simone Panaioli, suo figlio.

Un legame, un messaggio indiretto? Qualcosa sicuramente. Ed ecco maturare e crescere l’ammirazione per l’immenso artista, l’approfondimento dei suoi dipinti e quindi l’attuale vetrata grandissima e coloratissima. Un ricordo. Una memoria. Un fatto.

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Sul lato opposto alla gigantografia, campeggia un’altra vetrata che riproduce un Cristo crocefisso, La mano quasi bianca dell’Appeso. Le parrocchie dovrebbero condurre i fedeli a vedere quest’opera, proprio ora in tempo di avvicinamento alla Pasqua.

Panaioli è un uomo concreto. Tempo fa ha guidato una gita di suoi allievi a Deruta. La crisi ha morso anche il settore della ceramica. I maestri di là stanno cercando nuove soluzioni. Hanno creato vasi e lampade che sembrano ricami. E i ricami hanno vuoti geometrici dalle decine di forme. Il generale ha proposto ai suoi di riempirli con vetri disegnati. Il risultato è eccezionale.

Un’arte? Certo. E un possibile lavoro per il futuro.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 24 marzo 2018

#Vetrate #Caravaggio #Falerone #DestinazioneMarche

 

 

 

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