Cammino la Terra di Marca. L’acqua. La nostra acqua. I nostri fiume. Le nostre fonti

Nature for water. La natura per l’acqua. Ma, soprattutto, l’uomo per l’acqua e l’acqua per l’uomo.

Scrivo che è giovedì 22 marzo, giorno in cui cade la celebrazione internazionale.

Sono allergico a certi richiami che sembrano incasellare e dare direttive. Mi rendo conto però della loro necessità: dimentichiamo troppo in fretta anche ciò che è imprescindibile.

Il diluvio mediatico sposta altrove il pensiero, lo disorienta, lo affastella di impulsi. Non dà più forma alle notizie: non in-forma.

bdr

Acqua, dunque, da difendere e da amare. E prima di tutto: da capire.

Sono stato sul Tenna di recente, prima che tornasse a nevicare. C’è una serie di spiaggette da visitare ora e vivere in estate. Quelle che ho scoperto si trovano a metà fiume, tra Monte San Martino e Amandola. C’è un agriturismo, lambito dal percorso di quel che fu il trenino, che le indica.

Sono sceso nel silenzio assoluto, solo i rami secchi a scrocchiare sotto i miei scarponi. Era primissima mattina. Faceva freddo. Ad accogliermi, è stato un bel cavallo dal muso bianco, libero e guardingo. Mi ha seguito per un poco.

bdr

Ho proseguito sino all’argine. Per terra, ci sono sabbia, e una spianata niente male. Poco più avanti, tronchi venuti giù dal costolone di Monte San Martino, erigono dighe minime.

Ho trovato una pietra più grande dove sedere. Le mani tra la sabbia hanno estratto conchiglie fossili di misure diverse. Conchiglie prossime alla montagna! Era qui un braccio di Tetide, diecimilioni di anni fa, prima dell’emersione degli Appennini.

bdr

Possibile che il Tenna scorra da millenni. Seduto a riva, smaltisco adrenalina da lavoro e progetti in campo.

«Tutto va dove deve andare secondo una saggezza più grande che non è di questo mondo», cito a memoria un passo di qualche libro di cui non ricordo autore e titolo. Fluire è il verbo giusto. Pensiero funzionale, precursore Giordano Bruno.

bty

«Ecco come bisogna essere! – scriveva Lao Tzu – Bisogna essere come l’acqua. Niente ostacoli – essa scorre. Trova una diga, allora si ferma. La diga si spezza, scorre di nuovo. In un recipiente quadrato, è quadrata. In uno tondo, è rotonda. Ecco perché è più indispensabile di ogni altra cosa. Niente esiste al mondo più adattabile dell’acqua. E tuttavia quando cade sul suolo, persistendo, niente può essere più forte di essa».

Tocco l’acqua, freddissima. Siamo stati concepiti nel liquido del ventre materno. Forse, per questo i bambini vi sono attratti. Tra una settimana sarà Pasqua. Una volta sentii un sacerdote levare quest’inno a Dio: «Degnati di benedire quest’acqua, che hai creato perché dia fertilità alla terra, freschezza e sollievo ai corpi. Di questo dono della creazione hai fatto un segno della tua bontà». E poi, l’enunciazione delle acque oltrepassate: il Mar Rosso, il Giordano, i nostri rivi.

bty

L’acqua è segno della vita, nel battesimo, «ma anche simbolo – scriveva mons. Luigi Giussani – di rischio e fatica, per cui l’uomo attraversa il mare della vita, con una libertà diversa».

Risalgo pensando alle tante fonti e sorgenti miracolose, da Santa Vittoria in Matenano a San Ruffino di Amandola, da Acquasanta alla Mozzano di Giuseppe Costantini, lo Sciabolone eroe dell’ Insorgenza. Ne riparleremo.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 25 marzo 2018

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#LaoTzu #LuigiGiussani #Tetide

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