Voci dalla Prima Repubblica. Andrea Scorolli da Monte Vidon Corrado. Il Peppone della Terra di Marca

Il sindaco per antonomasia: Andrea Scorolli. Primo cittadino di Monte Vidon Corrado per 31 anni: dal 1970 al 1991 e dal 2004 al 2014.

Un Peppone d’altri tempi, pur senza baffi alla Stalin, che ha avuto in don Vittorio Mentili parroco del paese, pur senza scarponi da montagna, il suo don Camillo. Parto da qui, perché è una storia minima, come scriverebbe Guareschi, del periodo della Guerra fredda in Terra di Marca.

scorolli andrea
Al centro, l’ex sindaco Andrea Scorolli

Scorolli diventa sindaco la prima volta neppure ventiduenne. È iscritto al PSIUP (Partito Socialista di Unità Proletaria). La formazione si colloca più a sinistra del PCI. «Il Partito Comunista Italiano – spiega – mi sembrava un partito moderato». Scorolli guadagna lo scranno di sindaco e, in vista della festa del patrono San Vito, vorrebbe sfilare in processione con lo stemma del comune (un’immagine ricamata su paglia). Per farlo, però «occorre il placet del prete». Parte la delegazione dal municipio alla canonica. Scorolli in testa. Sembra di rivedere l’incedere della squadra di Peppone. I compagni bussano alla porta di don Vittorio. Il sacerdote apre…e chiude. Non vuole comunisti in casa, tantomeno in processione. Un’altra volta, riusciti ad entrare in canonica per discutere di un terreno in comproprietà con le monache e i frati di Montegiorgio, presente il Padre guardiano, il parroco cacciò tutti, probabilmente per inquinamento da… comunismo.

«Don Vittorio era una persona squisita, di una onestà specchiata, di una serietà intransigente – racconta oggi l’ex sindaco -, ma erano i tempi della durissima contrapposizione tra comunisti e cattolici». In pubblico, funzionava così: ci si guardava in cagnesco. Poi, «in privato, era tutta un’altra storia: si discuteva, si prendevano e davano consigli, ci si confrontava… D’altronde io era stato chierichetto di don Vittorio».

Ma torniamo indietro. Andrea Scorolli nasce nel 1948 in una famiglia di campagna (padre Mario, madre Maria) che lavorava la terra e gestiva un piccolo negozio di alimentari. Si avvicina alla politica guardando un amico di casa: Giovanni Ilari. Il sig. Ilari girava le campagne chiedendo grano e contributi per le attività del PCI. Non solo: «Diffondeva e difendeva – racconta Scorolli – i diritti degli operai che lavoravano nelle fabbriche di cappelli». Esemplare.

Suo nonno materno: Filippo Tronelli, aveva costituito nel 1913 una cooperativa di cappellai, e suo padre Mario, socialista, era stato assessore di Osvaldo Licini sindaco.

Strada quasi tracciata. E poi rafforzata dall’aver frequentato Sociologia a Trento, nei periodi caldi, e poi ad Urbino, città rossa.

Da sindaco, il primo impegno di Scorolli sarà quello di portare acqua potabile nelle frazioni dove non c’era. «Come a Corneto». Un lavoro importante di cui sente ancora il bisogno di ringraziare i vecchi operai del Comune. Altro impegno furono le fognature in centro e in periferia.

Il centro fu risanato e «facemmo pressione perché i privati intervenissero sui loro immobili. Il terremoto recente non ci ha fatto tanto male, forse grazie a quegli interventi». Ma il fiore all’occhiello del sig. Andrea resta l’apertura del Centro Studi Licini di cui ancora è grato all’ex assessore provinciale alla cultura Mario Liberati e alla Regione che approvò un’apposita legge.

Non andò tutto dritto. Nei primi anni ’80, un pretore accusò Scorolli e altri sindaci  della sponda sinistra del Tenna di inquinamento. Battaglia giudiziaria con assoluzione finale.

E oggi a sinistra? «Ho aiutato il Pd nell’ultima campagna elettorale. Constatavo però insofferenza della gente e accuse di aver tralasciato i problemi quotidiani, il lavoro in specie».

Da ex amministratore segnala due urgenze: la realizzazione di una rotonda alla fine di Valle Marina e l’unificazione dei comuni per maggiori servizi e risparmi.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, mercoledì 28 marzo 2018

#PCI #PSIUP #DonCamilloePeppone #Guareschi

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