Voci dalla Prima Repubblica. Sandro Ferracuti: tante le opere realizzate. Un unico rammarico: lo stop al progetto di Gae Aulenti

Lo rintraccio mentre in tuta sportiva sta camminando lungo la pista d’atletica di Fermo. Lo fa quasi ogni giorno, di mattina presto, insieme agli amici con cui commenta i fatti quotidiani, sentendosi a volte «in minoranza» per idee e preferenze politiche.

Alessandro/Sandro Ferracuti è da qualche anno in pensione da dirigente della provincia. Ingegnere di studi, è stato un democristiano dai diciotto anni in su, poi Cdu, poi Margherita. Più volte ha ricoperto la carica di assessore al comune di Fermo, tante altre di consigliere comunale.

Si considera un «renziano» non tanto per la simpatia verso il toscanaccio, «che simpatico non è», quanto per i contenuti condivisibili della battaglia referendaria perduta, e per «l’energia, magari un po’ arrogante» dell’ex Presidente del consiglio. E poi per le provenienze. «Sia Letta, sia Renzi, sia Gentiloni arrivano dalla sponda moderata, dalla Margherita». Insomma, tutti democristiani di terzo pelo. Lui lo era di secondo, sulle tracce del fratello maggiore Alberto Ferracuti, personaggio di spicco della politica provinciale. Anche la sua famiglia è stata democristiana. Il ristorante Da Vittò, a Capodarco, era celebre per tagliatelle e arrosto, ma anche per l’ospitalità ai capi dello Scudo Crociato, da Forlani in giù.

Ferracuti
L’ex assessore di Fermo Alessandro (Sandro) Ferracuti

Il primo passo in politica lo ha compiuto nel Movimento giovanile. «Ho dato una mano al segretario provinciale Guido Pelloni. Con Guido – ricorda – abbiamo cercato di far eleggere segretario regionale del Giovanile Marco Frittella ora alla RAI».

Sandro Ferracuti è stato consigliere comunale a Fermo dal 1980 al 1985. Poi, il balzo in avanti, nelle giunte dei diversi sindaci, come assessore al Commercio, Bilancio, Cultura e Sport, Lavori Pubblici.  Notevole esperienza sviluppata anche grazie ai numerosi agganci politici romani.

Di quegli anni ricorda alcune opere realizzate, come l’acquisizione al comune della grande e attrezzata Palestra donata dal CONI: «Oltre al nostro impegno ci fu un fattivo interessamento del senatore Fontana»; l’ottenimento di importanti sponsorizzazioni per il Festival di Fermo: «Va ancor ringraziato il prof. Anneo Giostra per i suoi rapporti con i vertici della Philip Morris che concessero 150 milioni di lire e assunsero su di loro l’onere di grandi paginate pubblicitarie su La Repubblica»; i sostegni economici provenienti dall’ENI su interessamento del sen. Merloni.

Tra gli interventi, Ferracuti rammenta «la scelta, con la giunta Dc, Psi, Pri e Psdi, sindaco De Minicis,  negli anni 1988-89, a favore della pista di atletica. Impegnammo 3 miliardi di lire, ovvero tutto il potenziale di contrarre mutui per quell’anno. Una bella soddisfazione. Pista poi inaugurata dalla giunta di sinistra del sindaco Ettore Fedeli».

Non tutto però finì bene. Ferracuti prova ancora un certo disappunto per lo stop al progetto preparato dall’architetta Gae Aulenti. «Riguardava il Teatro dell’Aquila e l’ingresso dalla parte dell’Hotel Astoria, con scala e mezzi mobili per i portatori di handicap. Ci si misero contro i consiglieri di sinistra e ci fu anche la gelosia di altri…».

Guardando la politica nazionale, Ferracuti vede solo «debuttanti allo sbaraglio e improvvisatori. Per governare – spiega – occorre esperienza. Non c’è più chiarezza di posizioni. Nel gioco democratico, occorre un governo e una opposizione, entrambi su salde posizioni». E a Fermo che succede?

«Non seguo più tanto», risponde, «l’impressione è che si privilegi lo spettacolo, l’apparenza, le sole attività in piazza. Arriveranno soldi per il terremoto ma forse necessità uno sguardo urbanistico complessivo sulla città. La voglia di fare non manca, forse a mancare sono i contatti giusti a Roma, e poi – come dicevo – l’esperienza. Ma sono giovani e magari cresceranno».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, mercoledì 11 aprile 2018

#Fermo #GaeAulenti #TeatrodellAquila #CONI

 

 

 

 

 

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