Voci dalla Prima Repubblica. Antonio Bernardini dalla politica alla UIF

Antonio Bernardini ha 79 anni e l’arguzia di sempre. Quella che, mista a capacità relazionali e sguardo al futuro, gli ha consentito di dirigere con successo l’Unione Industriali del Fermano. Un’associazione di imprenditori capace di far sentire la sua voce. Ma pochi sanno che Bernardini avrebbe potuto fare il giornalista a Paese Sera. Non accettò anche perché in quegli anni – siamo a metà dei ’60 – era consigliere comunale a Fermo e, soprattutto, schierato con la Democrazia cristiana. Ed è tutto dire.

Lo incontro in un caffè. Si è preparato all’intervista, che tale poi non sarà. Ha portato alcuni fogli e una traccia di appunti. Soprattutto ha riesumato un pezzo d’arte grafica: un manifesto elettorale della DC. Una sorta di volantone dove sono spiegati gli obiettivi che i democristiani vogliono raggiungere se riconfermati al governo di Fermo. In calce si legge: «Il 22 novembre 1964 rafforzate la DC per la futura amministrazione comunale». È un caldo e forte invito al voto. E sarà per il sig. Antonio l’entrata in consiglio comunale dove rimarrà sino al 1972. «Una bella esperienza» dice oggi, «anche perché divenni il delegato comunale per Torre di Palme».

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Il dr Antonio Bernardini

«A quel tempo – racconta – la delegazione comunale di Torre di Palme era sempre aperta. E i cittadini potevano ottenere subito alcuni certificati dell’anagrafe senza recarsi in municipio a Fermo. Un modo per stare vicino alla gente. Oggi la politica non sta più vicino alle persone e gli effetti si vedono». A suo dire, il voto ai 5 Stelle: voto di protesta, è conseguenza di questo distacco tra paese reale e paese legale. Se fosse per lui, riattiverebbe subito la Delegazione di Torre di Palme, così come quella di Capodarco, e ne farebbe una a Campiglione di Fermo.

I fine anni Cinquanta – inizi Sessanta sono stati cruciali per la città di Fermo. Gli chiedo dei treni perduti. Non esita: il primo è stato quello del Festival dei Due Mondi. Se Fermo avesse accettato nel 1958, il Festival di Spoleto non sarebbe nato. Avremmo avuto invece il Festival dei Due Mondi di Fermo. Non andò così per motivi economici. Le spese erano tante, e forse gli amministratori erano più avvezzi a pareggiare i conti che a trovare risorse extra. Un altro treno perso fu il «no» detto alla Società di gestione delle acque di Montecatini. L’azienda voleva realizzare uno stabilimento turistico sulla spiaggia di Marina Palmense e convogliare qui le acque delle Fonti di Palme. L’amministrazione comunale stavolta era favorevole, la proprietà (privata) si disse invece indisponibile. Sempre a proposito di scarsa lungimiranza, Bernardini cita un evento che poteva essere gestito altrimenti. Nel periodo in cui il mare minacciava la ferrovia (siamo sempre nel tratto sud del litorale fermano), invece di posizionare i massi a ridosso dei binari, li si poteva sistemare già in acqua per costruire la prima barriera frangiflutto. Poi, due altri crucci: il mancato arretramento dell’autostrada A 14, «che andava costruita più all’interno, in modo così da rispettare l’ambiente marino», e la mancata attuazione del progetto turistico nell’ex campo di volo di Marina Palmense.

Ma non furono solo occasioni perse. Negli anni ’60-‘70 furono messe le basi per lo sviluppo dei camping: «Il primo fu il Verde Mare», si diede il via al progetto Casabianca «in un’ottica moderna», si fecero strade di collegamento, si intervenne sulle strutture scolastiche, piano regolatore, e tanto altro ancora.

«C’erano personalità notevoli», ricorda a mente: Agnozzi, Bartolomei, Ferracuti, Rocchetti, Baffoni, Tomassetti, Volponi, Properzi, Bonifazi, Curi, Alessiani, Ermelli, Santarelli, Teodori, Janni, Cisbani.

Un’ultima cosa si sente di dire: la freschezza dei giovani va accompagnata dalla saggezza degli anziani. Quel che oggi manca totalmente.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, 18 aprile 2018

#PaeseSera #UnioneIndustrialidelFermano #Fermo #Movimento5Stelle

 

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