Cammino la Terra di Marca. Gli “ambasciatori” del bello nel mondo

Le cose non andavano male, l’economia locale reggeva: calzature soprattutto. Eppure, qualche scricchiolio si avvertiva già nel 2007.

Mi trovavo alla direzione del gruppo Medi@Comunicazioni.

Tramite Radio Fermo Uno e il sito informazione.tv, lanciammo una proposta: invitare i presidi-dirigenti scolastici a dirottare le visite scolastiche non più all’estero ma nel nostro territorio. Con due obiettivi: la conoscenza della nostra terra e l’aiuto a strutture come agriturismi, trattorie, produttori agro-alimentari, musei. Il progetto piacque idealmente, morì nella concretizzazione: quasi nessuna scuola fece la scelta. Qualcuna però l’aveva già fatta. Il liceo classico Paolo VI di Fermo, poi inopinatamente chiuso, iniziava venti anni fa l’anno scolastico con la Settimana verde. Sette giorni passati in una struttura ricettiva della nostra montagna a contatto con la natura, gli antichi borghi, le storie e le leggende dei luoghi. A guidare quelle esperienze c’era mons. Germano Liberati, amante di Dante, di Leopardi e dell’arte. Probabilmente conscio che si diventa storici dell’arte – come scriveva Carlo Giulio Argan – solo se si conosce la storia dei luoghi. Di più: si diventa cittadini solo se le proprie terre le si conosce sul serio.

bty

Poi gli scricchiolii economici sono diventati valanga. Colpite le nostre aziende. Ora turismo è parola d’ordine e possibile alternativa. Puntarci vuol dire avanzare proposte accattivanti, perché di turismo, altrimenti, vivono un po’ tutti i territori. Chi deve farlo: agenzie specializzate? Anche, ma non solo. Occorrono ambasciatori. Persone capaci di raccontare la Terra di Marca. E ambasciatori a due livelli. Il primo è quello locale. Faccio esempi. Il 26 aprile scorso, per l’intera mattinata, ho condotto 140 studenti di Grottazzolina, Belmonte Piceno, Francavilla d’Ete e Montegiorgio, a Sant’Angelo in Montespino di Montefortino. La maggioranza non conosceva quei luoghi. Molti non avevano varcato il ponte di Servigliano. Chi sapeva del Guerin Meschino era perché le insegnanti si erano prodigate in un progetto intelligente.

bdr

Arrivati, abbiamo mangiato, guardato le montagne, ascoltato la voce della campana della pieve, ricordato la leggenda del ranocchio di giorno e del cavaliere di notte che abitano la minuscola chiesa. E fatto silenzio. Per gustare il Creato.

Racconteranno l’esperienza. Ambasciatori, dunque.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, ho guidato una quarantina di studenti dell’Università dell’UTETE di Grottazzolina  alla scoperta del primo distretto industriale calzaturiero del Fermano: la Basilica Imperiale di Santa Croce al Chienti, raccontando di Carlo il Grosso, del vescovo Teodosio, e leggendo un racconto inedito. Colpiti, gli studenti saranno anch’essi ambasciatori. Locali.

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Poi ci sono gli ambasciatori stranieri, che, visitata la nostra terra, ne  riporteranno le impressioni all’estero. Come i circa ottanta, tra universi#tari, docenti e tutor che per una settimana hanno studiato la Terra di Marca a partire dal suo brand più forte: la Dieta Mediterranea.

Per dire che tante campagne promozionali non valgono un’escursione con i ragazzini e un viaggio dal mare ai monti con le università europee.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 6 maggio 2018

#TerradiMarca #isc2018 #iscFermo #mediterraneandiet #PicenoLab

 

 

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