Minori… per modo di dire. la Buona scuola? La fanno i buoni professori. Maura Iacopini

La Buona scuola la fanno gli insegnanti. Quelli che hanno ancora un gusto per l’educazione e la ricerca. Penso questo mentre parlo con Maura Iacopini, fermana, docente di lettere, da un anno in pensione. Con la passione della ricerca storica, delle micro storie, quelle che fanno la grande storia. Giorni prima il nostro incontro, la professoressa ha presentato presso la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Fermo un lavoro originale, pochissimo conosciuto dal grande pubblico: Il Profugato. Ovverosia quelle centinaia di persone – soprattutto anziani, donne e bambini – che fuggirono, negli anni della Prima Guerra Mondiale, dai paesi investiti dall’offensiva austro-ungarica e da quella austro-tedesca, e arrivarono a centinaia anche nel Fermano. Addirittura a Fermo si insediò il Comune di Campolongo sul Brenta con tanto di sindaco e segretario comunale. Il Profugato è stata una ricerca che la signora Maura ha condotto qualche anno fa a scuola (Geometri di Fermo) con i suoi studenti, con l’ausilio di qualche collega, e con la convinta benedizione dell’allora dirigente scolastico Roberto Capponi. Un lavoro certosino, profondo, che è valso alla prof.ssa e ai vertici dell’istituto fermano (partecipò anche il sindaco di Fermo Calcinaro) un invito a Campolongo e una proposta di gemellaggio. Quest’ultima rimasta ancora in sospeso.

Iacopini Maura
La prof.ssa Maura Iacopini

Un tema enorme, quello del profugato, di dramma, fughe improvvise, violenze, patimenti, ma anche di solidarietà umana e istituzionale. La Iacopini ha mostrato documenti da cui emerge la statura del sindaco Ciccolungo, la solidarietà degli studenti del liceo classico Annibal Caro che formarono un comitato di aiuto, la mobilitazione della chiesa locale e della Società operaia. Risposta efficace di istituzioni e società civile.

Ma i lavori di ricerca sono stati diversi e coinvolgenti, sempre lungo «il solco del cammino educativo e del cammino insieme ad altre scuole». La Iacopini è stata all’origine dal 2003 al 2008, con una ripresa nel 2015, di una serie di iniziative culturali che sono sfociate in spettacoli teatrali all’Aquila di Fermo, e in preziosi volumetti ormai introvabili. «Bellissimo il confronto didattico con altri insegnanti».

Personaggi come il Cavaliere medievale, il pensiero di Dante Alighieri, la figura di Ulisse. Senza dimenticare la dimensione storica contemporanea che ha portato la Iacopini e le sue classi a cimentarsi con l’oblio di una pagina nera: quella degli stupri di massa in Ciociaria nella Seconda Guerra Mondiale. Uno studio approfondito che valse alla prof.ssa e ai suoi ragazzi un encomio da parte del prof. Ernesto Galli della Loggia venuto a Fermo appositamente per parlare di una tragica vicenda volutamente dimenticata.

Una soddisfazione collettiva e un vanto per l’intero istituto fermano. Ancor di più dopo il primo premio ottenuto nel 2009 in occasione della seconda edizione del Concorso nazionale Il coraggio delle donne, che valsero alla scuola una medaglia da parte del Presidente della Repubblica Napolitano e una delicata lettera, a studenti e insegnanti, di sua moglie Clio. Ma di premi, altri ce ne sono stati.

Il lavoro di Maura Iacopini è stato anche personale. Con la pubblicazione per i tipi di Andrea Livi editore del libro Bagliori di pace in tempo di guerra. Fermo 1944-1946. Un affresco di quei terribili anni dove emergono tre grandi donne: Ada Natali, Fausta Monelli e Gineva Corinaldesi. E dove si stagliano anche tre figure di grandi uomini: Nicola Ciccolungo, Giuseppe Giammarco e mons. Norberto Perini.

Le chiedo se Il Profugato diventerà libro. Sorride. Ci penserà. Intanto mi dice di amare la musica «tutta»; di leggere e rileggere Il Piccolo Principe; di dedicarsi al nipote Enrico. Ma anche di pensare ad una nuova ricerca. Quella sugli ebrei a Fermo e nel circondario. Non se ne parla mai. Lei ne parlerà.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 5 maggio 2018

#BuonaScuola #Caporetto #Profugato #CampolongosulBrenta #Fermo

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