Vita da sindaco. Da Lapedona all’Unione Comuni Valdaso. Le opere e i giorni secondo Giuseppe Taffetani

Giuseppe Taffetani, 59 anni, da quattro sindaco di Lapedona, ex ufficiale dell’Esercito, dirigente servizi generali e amministrativi presso la scuola di Montegranaro.

Da dove arriva la sua passione politica?

Parlerei piuttosto di impegno civico. Non ho frequentato partiti. Sono stato per nove anni presidente della Pro Loco e la responsabilità di primo cittadino è venuta di conseguenza.

Il problema di Lapedona?

È comune a tutti gli altri paesi di questo territorio: siamo piccoli, non abbiamo rappresentanti, non veniamo presi in considerazione dalle istituzioni superiori. Le nostre popolazioni sono risicate per cui non incidiamo a livello politico-amministrativo.

È proprio per questo fatto che sempre di più dobbiamo pensare in termini allargati, lavorare insieme tra comuni, per aree omogenee. Dobbiamo ottenere un riconoscimento vero e proprio come territorio che punta al turismo e all’agricoltura.

Le istituzioni superiori, Provincia in testa, dovrebbero supportarci come comunicazione ma, soprattutto, dovrebbero risolvere il vero nodo, che è la viabilità. Gliel’hanno detto anche i miei colleghi, ma su questo punto occorre ripetere e ripetere: siamo al degrado delle strade. E siamo al paradosso: noi sindaci ci impegniamo a sistemare i centri storici, ad accogliere turisti, a incentivare le attività legate al turismo, poi i turisti non hanno possibilità di raggiungerci per gli scarsi collegamenti e lo stato delle strade. Paradossale. Le risposte che ci vengono date, specie dalla Provincia, sono sempre le stesse: mancano le risorse.

Però credo che ci sia un altro fattore, magari è solo una mia impressione: la zona della Valdaso risente del fatto che è divisa tra due province: l’Ascolano e il Fermano, si trova cioè ai margini dell’una e dell’altra. E non abbiamo rappresentanti veri in Regione.

Taffetani
Il sindaco di Lapedona Giuseppe Taffetani

15 anni fa, prima che tutti ne parlassero, proprio qui nacque l’Unione Comuni Valdaso. Esemplare. Che è successo poi?

Io ne sono il presidente. Mi sono sacrificato perché non c’erano altri disponibili. Ho accettato perché ci credevo. Oggi ci sto riflettendo seriamente. Non riusciamo ad ottenere risultati veri. Nel tempo sono venuti meno i servizi di Polizia locale e dello Scolastico. Poco dopo la creazione, è mancato il servizio raccolta rifiuti. Restano solo i servizi tributi, statistica, sistema informatico centralizzato.

Un po’ poco. Che occorrerebbe fare?

Credo che il funzionamento dipenda da alcuni fattori. La legge Del Rio ci impone di non assumere un segretario tutto per noi: i comuni debbono mettere a disposizione i propri. Poi, accade che, con i rinnovi scaglionati dei sindaci, dobbiamo sempre ricominciare da capo anche per le diverse e nuove sensibilità. Infine, sette comuni aderenti, sono sette punti di vista diversi. Forse se ne fossero tre o quattro…

Andrete allo scioglimento dell’Unione?

Magari si potrebbe azzerare la situazione attuale e poi ripartire in modo diverso.

Torniamo a Lapedona. Dove puntare?

Lo dicevo indirettamente prima: sicuramente sul turismo. Quindi difesa del paesaggio e del paese. Pensi che abbiano 25 attività turistico-ricettive. Un grosso numero.

Per quanto riguarda il paese, stiamo ulteriormente riqualificando il centro storico. Abbiamo ottenuto un finanziamento dal GAL. Poi occorre integrare la parte nuova di Lapedona, per capirci: piazza Concordia, con il centro storico. Entro maggio ci sarà un consiglio comunale per una variante al piano regolatore sempre in merito alle attività turistico-ricettive.

Vedrà i frutti di questo lavoro?

Sinceramente, s’inizia adesso a vedere qualcosa. Certo che un sindaco dovrebbe avere un mandato per sette anni. A parte il fatto che tra poco per trovare gente disposta a fare il sindaco, occorrerà emettere un bando pubblico.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, giovedì 17 maggio 2018

#Lapedona #UnioneComuniValdaso #TurismoValdaso

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