Gente di Campo. L’Olio e la frutta di Antonio Biancucci

Tutti diversi, tutti eguali. Un comportamento comune: sinteticità, realismo. Concretezza. Lo riscontro ancora una volta in Antonio Biancucci, presidente sezione Coldiretti di Fermo, agricoltore dunque e maestro potatore. Ha imparato quest’arte dal prof. Pannelli, in un corso a Offida, quando ancora non pensava di farsi agricoltore.

Riesco a dialogarci perché piove. E con l’acqua gli impegni in campagna diminuiscono. La sua casa si trova lungo la strada Pompeiana, a Fermo. Una bandiera gialla, con la scritta Campagna amica, identifica l’imbocco. Mi aspetta. Puntuale lui, puntuale io.

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Antonio Biancucci

Antonio ha 58 anni e tira avanti un’azienda di 4 ettari, tra terra in proprietà e affitto. Non è nato agricoltore. I suoi studi sono stati altri. All’Istituto Statale d’Arte di Fermo risultava tra i migliori. Tanto che il prof. Mario Core, architetto abruzzese, lo voleva con sé nel suo studio. Poi la vita si prende l’incarico di mostrare altre vie, altre possibilità. Antonio inizia a lavorare in fabbrica. Purtroppo, capita un evento, spiacevole. Suo padre Marino, agricoltore da sempre, muore. Antonio è figlio unico, deve tirare avanti famiglia e azienda. Non è una scelta imposta, ma una convinzione cresciuta pian piano e fattasi determinante dopo il decesso del genitore. Ritorno alla terra dunque. Con  passione e volontà.

Primo atto: è il 2004, Antonio pianta 700 ulivi. Diverse le tipologie: dal Piantone di Mogliano al Frantoio, dal Leccino al Kalamata. Del Kalamata, di origine greca, è forse l’unico produttore in zona. «Queste olive – spiega – sono ottime sia da mensa che da olio». Le bottiglie di blend e monovarietale sono schierate sulle mensole del punto Campagna amica, al piano terra. Il marchio è casalingo: Azienda agricola Biancucci, Olio extravergine.

Il piccolo locale è gestito dalla signora Rosella Vita, moglie di Antonio. Accanto all’olio ci sono le confetture. Leggo: pesche, ciliegie, prugne.

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Eh sì, perché l’azienda punta molto sulla frutta. Frutteti,  con mele, susine, pesche, ciliegie, ce ne sono lungo la campagna sottostante la Pompeiana, ma soprattutto in zona Conceria, dove Antonio ha preso in affitto un vero e proprio gioiello di cui s’era curato, sino ad una certa età, il sig. Franco Spinozzi.

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Come vanno le cose? «Noi agricoltori – risponde Antonio – siamo soggetti ai rischi del tempo. La grandinata dello scorso luglio ha compromesso l’80 per cento della mia produzione; la gelata di gennaio ha creato danni agli olivi. Non ci arricchiamo sicuramente da questo lavoro. Ma riusciamo a tirare avanti dignitosamente la famiglia». Antonio ha due figlie: Marina (dal nome al femminile del nonno), 24 anni, laureata in Scienze dell’Educazione, e Serena, di 20, che ha studiato all’Alberghiero.

L’impegno in campagna è duro. «D’estate mi alzo alle quattro e vado avanti sino a notte». Me lo dice comunque soddisfatto, perché la più grande soddisfazione è quella della libertà e dei valori. La terra non tradisce.

S’è fatto tardi. Ha smesso di piovere. Ora deve potare. Lui è… un maestro potatore.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Calino, venerdì 25 maggio 2018

 

 

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