Voci dalla Prima Repubblica. Tonino Porto a Fermo

Tonino Porto è stato un protagonista della politica fermana. Oggi è pensionato: 74 anni. Lo sguardo è quello di un tempo: volto giovanile. Parla sottovoce. Non sempre la vita è semplice.

Parlare dell’impegno che fu dissigilla cassetti della memoria.

Cattolico e democristiano. Da sempre. Dalla famiglia. Dal nonno. Si chiamava Francesco, lavorava la terra, aveva conseguito la quarta elementare – un traguardo -, sapeva leggere, era amico dell’on Ciccolungo. Era iscritto al Partito Popolare Italiano di don Sturzo. Periodi caldi: il Fascismo stava invadendo la nazione.

Tonino ha respirato quell’aria. Ha fatto parte dell’Azione cattolica e delle ACLI. Di queste è stato anche consigliere provinciale.

porto
Tonino Porto

A 18 anni, prende la prima tessera della Democrazia cristiana. Gliela firma Walter Martini, segretario dello Scudo Crociato locale. Otto anni dopo, era il 1970, viene eletto consigliere comunale a Fermo. Il sindaco è Giuliano Bonifazi, uomo di fede e di ragione, di ideali e concretezza.

Prima di essere proiettato a Palazzo dei Priori, c’è stata la gavetta, o il cursus honorum, per dirla in modo forbito. Delegato giovanile comunale, delegato giovanile provinciale. «Ci si faceva le ossa, parlando di politica, studiandola, e prendendo coscienza dell’amministrare».

Nel partito – racconta – la dialettica non mancava, «e dialettica anche accesa: si confrontavano Tulli, Martini, Cerretani, Macchini». Una corrente più a sinistra e una più a destra, quella più aperturista verso socialisti e comunisti, e quella più intransigente. Scontri accaniti, nelle assemblee. Poi, si mediava, si arrivava al compromesso, ci si metteva d’accordo.

«In consiglio comunale – ricorda – ci si arrivava molto preparati. I punti del consiglio si discutevano a lungo, si confrontavano i punti di vista. Si aveva una visione globale della città e del territorio».

Cinque anni più tardi – 1975 – Porto entra nel Comitato di gestione dell’ospedale Murri di Fermo. «Un’esperienza importante», ricorda oggi: «necessità di amministrare e far quadrare i conti tenendo conto che occorreva rispondere alle necessità delle persone malate. Persone, non numeri».

Tornando ai lavori del consiglio comunale e all’approfondimento dei temi prima delle assemblee, approfondimenti che si effettuavano nelle sedi di partito ma anche tra la gente, Porto può testimoniarlo senza tema di smentite. Anche perché nel 1985 è stato assessore all’Urbanistica, poi alla Polizia urbana e al Commercio. Di quell’impegno ricorda il nuovo progetto urbanistico su Fermo, il piano traffico con l’inversione di marcia in alcune strade. La STEAT – il servizio pubblico – nasce in quegli anni. «Non fu semplice, racconta. L’assessore regionale Bassotti, tra l’altro anche lui democristiano, non era d’accordo. Facemmo pressioni. Alla fine riuscimmo. È stata una soddisfazione».

Porto è stato anche assessore al Bilancio, Trovò un indebitamento di 700 milioni di vecchie lire, lo tramutò in 800 milioni di attivo.

Nel 1990, Tonino lascia il consiglio comunale, ma non la Dc. Ne diventa segretario comunale. Sono i tempi del sen. Fontana, un bresciano che molto teneva a Fermo e al suo collegio. «Uomo di grande umanità e cultura».

«Se oggi dovessi dire quel che ho guadagnato in quegli anni debbo ammettere che c’è stato un notevole arricchimento sotto il profilo culturale e amministrativo».

Quando l’onda lunga di Tangentopoli arriva anche nelle Marche, Tonino non abbandona. Prima aderisce al Partito popolare di Martinazzoli, poi alla Margherita. Poi, cambia il suo impegno e lo dirotta sul sindacato: la Cisl, settore sanità, e sull’INPS provinciale Ascoli/Fermo.

«Abbiamo fatto un buon lavoro incontrando tutte le amministrazioni per un  confronto sui temi sanitari e sociali».

E oggi? «La politica di oggi sembra fatta esclusivamente sui social e da gruppi elitari. Noi avevano congressi, assemblee, convegni. Ma, soprattutto, avevamo una base culturale forte da cui partire».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, mercoledì 23 maggio 2018

 

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