Vita da sindaco. Maria Federica Paoloni da Magliano di Tenna

Maria Federica Paoloni, laureata in Giurisprudenza, avvocato, sindaco di Magliano di Tenna, eletta con la lista Solidarietà per Magliano.

Il cruccio di questo momento è?

Più che cruccio è la preoccupazione di non riuscire a fare quello che avrei in mente di realizzare. Fra un anno scade il mandato, e cinque anni, che sembrano tanti, in effetti non lo sono. Questo sarà un anno molto intenso. Stiamo mettendo in sicurezza la scuola primaria, la chiesa della Madonna di Loreto che è stata danneggiata dal terremoto e per la quale abbiamo ricevuto dei fondi. Poi, stiamo lavorando alla Bocciofila perché era un fiore all’occhiello di Magliano di Tenna e vorrei che tornasse tale per il paese ed anche per il territorio. Era sta un po’ abbandonata, vorremmo che ripartisse bene, non solo come struttura ma anche come attività. Il progetto più grande che ho, quantomeno quello che reputo più interessante, è la creazione di una cooperativa di giovani che dovrebbe occuparsi di decorazioni, pelli, ceramica, legno. Una maniera per incrementare il lavoro.

Paoloni
Maria Federica Paoloni, sindaco

Ma ce n’è bisogno, c’è una domanda?

Secondo me ne ha bisogno proprio il territorio. Comunque è un modo diverso di vedere la scuola e la preparazione dei giovani. Vorremmo attingere dagli istituti superiori, non solo del fermano, i giovani più promettenti e premiare così anche il merito. La scuola purtroppo non sta facendo questo. Io sono contro la scuola di massa, sono favorevole ad una scuola che premia il merito e sappia preparare al lavoro. Noi vorremmo avviare non solo corsi di specializzazione ma creare vere opportunità. Una specie di Accademia che dura due anni dove affinare tecniche e produrre oggettistica.

Il laboratorio è già stato approntato: abbiamo le attrezzature, i campionari, ora si tratta di rapportarsi con le scuole per incontrare i ragazzi che vogliano fare questa esperienza.

Come pensava, quattro anni fa, di trasformare Magliano di Tenna?

Non pensavo di trasformare il paese. Ho pensato invece ad una azione amministrativa razionale capace di cogliere le debolezze e rilanciare un’immagine che s’era persa.

Il punto di forza di Magliano?

I punti di forza sono diversi. È vero che il territorio comunale è limitato. Però è ricco per aver accolto attività industriali, artigianali e commerciali. Poi la posizione è invidiabile: è un po’ il centro del fermano.

Duro fare il sindaco?

È dura, in effetti. Io, che vengo dal privato e sono abituata a decidere e fare, non posso avere mano libera perché la burocrazia è pesante, e le poche risorse non permettono di realizzare subito quel che si vorrebbe. Quindi, bisogna adattarsi, e avere coscienza dei tempi lunghi.

Con i colleghi sindaci?

Debbo dire che siamo collegati bene. Diverse iniziative sono state portate avanti insieme. D’altronde, io credo nel territorio vasto e non nel campanile. Mi spiace che qualcuno sia ancora ancorato solo e soltanto al suo paese. Non può essere così e non sarà così per il futuro. Questo è un unico paese. Dico spesso: non siamo maglianesi, siamo abitanti di un unico territorio.

Non avverte una retrocessione del fermano?

Credo che il terremoto abbia distratto i sindaci verso problematiche giustamente più gravi e locali. Questo in effetti ci ha rallentati. In parte anche divisi: ognuno ha lavorato ai propri progetti, andando dietro ai soldi che arrivavano. Sì, è vero! Però credo che sia stata esclusivamente colpa del sisma. Anziché legarci ci ha costretti  a pensare, ognuno, a se stesso. Le riunioni si sono diradate, ci si è visti di meno.

Resto dell’avviso però che la strada sia quella della collaborazione: alcuni servizi vanno inquadrati in un’ottica più grande del proprio paese. Impensabile portarli avanti da soli. Toccando il tasto della provincia, sarebbe ora di rivalutarla. Le hanno tagliato le ali e le conseguenze si vedono.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, giovedì 31 maggio 2018

 

 

 

 

 

 

 

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