Voci della Prima Repubblica. Da sindaco a restauratore. Il caso Guglielmo Massucci

Guglielmo Massucci, classe 1945, il sindaco per antonomasia di Monte Vidon Combatte. Non lo è più. Ma lo è stato per 30 anni, continuativamente: dal 1975 al 2004.

Lo avvicino che è impegnato nel suo lavoro: il restauratore. Sta sistemando, insieme ai suoi collaboratori, la chiesa centrale di Lapedona. Sta intervenendo sulle dorature in oro zecchino di alcuni quadri del Ghezzi e del Ricci.

«Finalmente – mi dice sorridendo – posso dedicarmi completamente alla mia attività». Mi racconta di suo padre Alfredo e di suo zio Costantino. Dopo la Prima Guerra Mondiale se ne andarono negli Stati Uniti, al nord, nelle miniere. Minatori semplici, all’inizio; responsabili di gruppi di minatori successivamente. Alfredo mise via qualche soldo e tornò a Monte Vidon Combatte acquistando casa e due terreni. Costantino non ce la fece. Una mina gli esplose in faccia.

Massucci G.
L’ex sindaco Massucci

Guglielmo è diventato restauratore per quelle strane coincidenze della vita. Dopo aver fatto per 4 anni il calzolaio, si iscrive all’Istituto d’Arte di Fermo solo per rinviare il servizio militare. Riesce bene nell’impegno creativo-manuale. D’altronde i Massucci sin dal 1500 sono stati una schiatta di bravi fabbri. Lo nota il prof. Pende. Lo nota e lo valorizza. Guglielmo si convince: è la strada giusta. Così si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Roma. Sono gli anni della Contestazione giovanile.

«Noi eravamo i più facinorosi, quelli che facevano i blocchi stradali, che aderivano ai cortei». Una volta si salva dalla Celere e dai Fascisti rifugiandosi nell’androne del Palazzo che ospita il quotidiano Paese sera. Laureato, dopo aver insegnato a Roma qualche tempo, torna a casa. Mastica di politica ma non è un estremista. «Sono stato – racconta – il primo segretario della sezione del Partito socialdemocratico di Monte Vidon Combatte, amico personale del futuro ministro Flavio Orlandi».

La candidatura a sindaco viene quasi per gioco. In paese da sempre ha dominato la destra missina. Un gruppo di giovani prova a cambiare le cose. Guglielmo, che ha 29 anni, ci sta. La lista vince per quattro voti di scarto. Inizia l’avventura amministrativa.

Gli intenditori di politica gli danno tempo sino a Natale. Ne passeranno invece 29.

Cosa ricorda di quegli impegni? «La strada di San Procolo sino all’Ete, che non c’era; la pendenza del 17% portata al 9%; il grande bocciodromo costruito dal nulla; l’acquisto di una palazzina della Curia per ricavarne appartamenti; la ristrutturazione delle scuole; gli impianti idrici ed elettrici portati sino in campagna…». Ma il problema più grave per un paese minuscolo sono i finanziamenti. Guglielmo riesce a trovarli. Non ha partiti di riferimento, ma è capace di creare amicizie, magari donando i «capi-lonza che acquistavo dall’azienda Passamonti e portavo nei ministeri». Di soldi ne sono arrivati parecchi. Da stupire gli altri sindaci e gli altri politici. Insomma: ci sa fare. Così, alla fine dei suoi mandati comunali, i Comunisti Italiani gli propongono di candidarsi alla Provincia di Ascoli Piceno, prima, e a quella di Fermo poi, dove diventa assessore al Turismo, Agricoltura, Scuola. La carriera termina con la presidenza di Marca fermana «dove lascio in cassa 180 mila euro».

Guglielmo Massucci è gioviale. Se c’è una cosa di cui si vanta è la Sagra delle quaglie. L’ha inventata lui insieme all’allora sindaco Passamonti. 51 anni fa. Per circa 45 anni le quaglie le ha cucinate proprio lui.

Oggi la politica la guarda di lontano. «Il fermano si è indebolito. Non abbiamo più rappresentanti in Parlamento, eccetto Verducci. La crisi economica è ancora forte. Non c’è ripresa. Soldi per il terremoto ce ne stanno ma i lavori non partono. Le strade sono in abbandono». E lui che fa? «Fino a quando il Padreterno mi darà la forza continuerò a restaurare la bellezza».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, mercoledì 30 maggio 2018

#MarcaFermana #MontVidonCombatte #ComunistiItaliani #PaeseSera #Contestazione

 

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