Voci dalla Prima Repubblica. Maria Diana Fioretti da Porto San Giorgio

Quando ha postato su fb le foto del compleanno di un’amica, sono arrivate a lei le numerose felicitazioni, come se la festa fosse stata la sua. E non sono mancati auguri per strada. Per dire che Maria Diana Fioretti continua ad avere un suo “pubblico amico”. Come quando, a Porto San Giorgio, era consigliere comunale, assessore alla cultura (giunta Rossi), vice sindaco e assessore alla cultura/sport/turismo e commercio (giunta Brignocchi). Come quando era insegnante di lettere.

Un passo indietro. Sono gli anni ’90. Lei, democristiana di famiglia, entra nella Dc mentre la Balena bianca (e i partiti moderati) si sta sfaldando sotto le picconate dei pubblici accusatori milanesi di Mani Pulite.

«Ho vissuto quei mesi con dolore» dice oggi, «La Democrazia cristiana che si spacca, si decompone, sparisce». Lei no. Anzi, inizia il suo cursus honorum.

Fioretti M. D.
L’ex assessore Maria Diana Fioretti

Il neo sindaco ed ex procuratore della Repubblica Rossi la sceglie come assessore alla cultura. Rossi guarda con attenzione al bilancio. I soldi sono pochi, vanno amministrati con oculatezza. La Fioretti, tra le altre, fa una scelta vincente: organizza mostre di giovani artisti – «artisti in erba» – nel luogo più suggestivo di Porto San Giorgio: Castel San Giorgio. Una valorizzazione e un successo. Lo stesso successo ottenuto tempo dopo quando, consigliere provinciale e presidente di Piceno da scoprire, sostiene la proposta del trenino dell’arte. L’idea gliela fornisce Benito il ferroviere. La signora Maria Diana capisce che ne guadagnerà il turismo. Si reca ad Ancona, parla con i dirigenti delle Ferrovie dello Stato, s’ingegna con gli sponsor. Ed il trenino, sbuffando e sferragliando, s’avvia. È un trenino a vapore. Parte da Ancona arriva ad Ascoli Piceno. Chi siede vicino alla locomotiva riceve sbuffi e annerisce la pelle. Poco male. Addirittura, chi viene posizionato lontano, chiede di avvicinarsi. Le richieste aumentano. È un’esperienza suggestiva e romantica. D’altri tempi.

Funziona anche il sostegno alla riapertura di chiese e musei nei piccoli centri. I turisti gradiscono, i locali conoscono i propri vicini.

«L’amore per la storia e il territorio mi viene da lontano» racconta, «Sono nata a Massa Fermana, nei pressi del castello dei Brunforte, ho respirato quell’aria».

Da insegnante, ha portato i suoi allievi nei luoghi delle istituzioni: municipio in primis. Ma anche nei luoghi dell’accoglienza e socialità: la Casa di riposo delle Gaetanine, ad esempio.

Formata nell’Azione cattolica, la signora Maria ha studiato alle Magistrali di Montegiorgio e all’Università di Urbino. I primi anni di insegnamento, giovanissima, li ha passati a Visso, Ussita, Castel Sant’Angelo. Erano gli anni in cui ci si avvaleva anche della televisione. «Le nostre aule – spiega – erano anche i Posti di Ascolto Televisivo. Grandi docenti spiegavano dal video ed io riprendevo le loro lezioni dal vivo».

Oggi, legge di politica, la scruta, cerca di capirla. «È cambiato tanto – ripete -, prima c’era il contatto umano, oggi c’è la distanza. Poi, se qualcuno si avvicina al popolo lo definiscono populista».

Tra i suoi amori letterari ci sono Leopardi, Manzoni, Verga, ma anche le filosofie di Hegel e Kant.

Ha ammirato Aldo Moro, amato Giovanni XXIII, conosciuto (ma qui non si sbilancia) il magistrato e poi politico Di Pietro. È una assidua seguace di san padre Pio.

Dei giovani dice: «Sono pianticelle da far crescere, tirando fuori il buono che c’è in ognuno. Vicinanza, istruzione, educazione». Non disdegna di sedersi ai banchi e partecipare alle lezioni dell’Istituto Paritario Giovanni Paolo II, con sede a Salvano di Fermo. Ne è la preside onoraria.

Tra qualche mese raggiungerà i 78 anni. «Ringrazio Iddio che mi ha dato tanto, e mio marito che mi ha sempre sostenuto».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, mercoledì 6 giugno 2018

 

 

 

 

 

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