Minori… per modo di dire. Le Sibille di Enrico Giannini

Il 14 giugno andrà allo Sferisterio di Macerata per il concerto dei Procol Harum.

Enrico Giannini è un fan del gruppo rock inglese famosissimo negli anni Sessanta. Chi non ricorda l’immortale A Whiter Shade of Pale?

Probabilmente, Enrico la suona ancora, per conto suo, a casa sua. Lui è un tastierista. Però non di professione. Perché di professione è insegnante (ora alla scuola media di Comunanza), e scrittore di saggi sull’arte e la storia. E anche qualcosa di più.

Nato 61 anni fa a Montefortino e qui residente ancora oggi, ha studiato (uno dei primi allievi) al Liceo artistico di Porto San Giorgio, poi si è diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Macerata.

Enrico ama tre cose: l’arte, la musica e la letteratura. Specie il periodo del Romanticismo.

Giannini
Il prof. Enrico Giannini

Se ne volete sapere di più sulle Sibille affrescate nel Santuario della Madonna dell’Ambro e sul pittore Martino Bonfini potete leggere alcuni sui lavori o seguirlo nelle conferenze che tiene in giro per la Marca. Di recente ne ha ancora parlato inquadrandole nel passaggio dal Paganesimo al Cristianesimo per un ritorno ad un certo neo paganesimo odierno.

Non solo le spiega, le Sibille, ma le ha anche ritratte. Perché Enrico disegna, eccome disegna. Il Museo di Montemonaco ospita quaranta sue tavole. La Sibilla ce l’ha nel cuore, eppure sino all’antro non è mai arrivato. Si è fermato alle roccette, soffre di vertigini.

Ha curato le illustrazioni di un’edizione del Guerin Meschino, riproposto dall’ex padre guardiano del Santuario, padre Rafaiani.

A proposito di tavole, 36 ne ha realizzate prendendo spunto dai Canti leopardiani. Ne ha fatto mostre, specie nel 2016.

Nello stesso anno, in occasione delle Giornate del FAI, ha curato un opuscolo sui tesori di Santa Vittoria in Matenano. Qualche tempo prima, per conto della regione Marche, s’era cimentato in una sorta di guida ai Beni culturali riguardanti il territorio compreso tra l’alto Tenna e il Tennacola. Si è interessato anche dei molini fortificati della zona montana e dei santuari terapeutici, legati alle acque.

Riguardo ad un tempietto terapeutico, mi racconta una buffa storia. Accompagnando una comitiva di romani a visitare Sant’Angelo in Montespino, a Montefortino, faceva notare loro, nella cripta, le colonne marmoree. Tra il serio e il faceto, indicava la condensa formata come strato semi liquido sul marmo. Un rimedio ai reumatismi. Qualcuno lo ha preso sul serio, ci si è strofinato parecchio, proclamando, il giorno successivo, la soluzione ai problemi della schiena.

Tra le sue letture, ci sono i testi del prof. Franco Cardini, medievalista, e di studiosi marchigiani come Pompilio Bonvicini, Febo Allevi e Luigi Dania.

Anzi, di questi tre ultimi dice che si dovrebbe far di più per ricordarne l’opera e divulgarne il pensiero.

Dove ha sviluppato l’amore per l’arte e la storia? Nel suo paese. A Montefortino. Nella Louvre dei Sibillini. Gironzolando per la stupenda Pinacoteca. Guardando il volto di Fortunato Duranti e i suoi dipinti, i quadri dell’Alamanno, quelli del Perugino, del Vergari e dei tanti artisti presenti. E anche passeggiando sotto le arcate del santuario della Madonna dell’Ambro e nella chiesetta della Vergine. Una specie di osmosi.

Ma torniamo alla musica. Da ragazzo ha suonato con gruppi diversi. Ricorda ancora un evento amandolese, una sorta di concorso tra band giovanili: Musica verde.

«Sono amante della musica anni Sessanta e Settanta» dice. E pensa al concerto dei Procol Harum. Senza dimenticare però i New Trolls: il gruppo rock progressivo italiano e uno dei suoi migliori pezzi: Miniera. Dall’alto della Sibilla, dunque, al fondo della Miniera, per riemergere tra le fate.

 di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 9 giugno 2018

#Sibille #SantuarioMadonnadellAmbro #Montefortino #Romanticismo

 

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